Festeggia 40 anni di onorata carriera nell’Alta Orologeria Beppe Ambrosini, dal 2013 Brand Manager di IWC per il mercato italiano.
Un professionista di grandissima esperienza con il quale abbiamo toccato una serie di argomenti legati all’attualità della Casa di Schaffhausen, delineando anche la situazione del mercato orologiero nel nostro Paese. In tema di attualità, dunque, la nostra conversazione non poteva che iniziare dall’apertura della terza boutique italiana della marca, a Milano in Via Monte Napoleone.

La boutique di Milano è stata aperta nei primi mesi dell’anno ma per l’inaugurazione vera e propria abbiamo aspettato il 28 di giugno, quando l’attività del negozio era ben avviata. È stata una serata davvero speciale: in Via Monte Napoleone con il tradizionale taglio del nastro alla presenza di Alessia Marcuzzi, madrina della serata, di Pierfrancesco Favino, Brand Ambassador IWC, dell’attrice Anna Ferzetti, e in compagnia di giornalisti e fotografi; a seguire, un’esclusiva cena di gala firmata dallo Chef Andrea Berton presso il suo ristorante nella ricercata location di Porta Nuova, nella suggestiva cornice del nuovo skyline milanese, dove abbiamo condiviso con i nostri migliori clienti questo importante traguardo della marca dopo le aperture delle prime due boutique a Roma e a Venezia.

C’è una ragione precisa per l’ordine di apertura delle vostre boutique? In altre parole, come mai la prima boutique è stata aperta a Roma, poi a Venezia e ora a Milano?
Sia Roma che Milano fanno parte dei nostri negozi “top 10” in tutto il mondo. Ma l’ordine di apertura deriva unicamente dai tempi di disponibilità delle location. In altre parole, la strategia della marca è quella di selezionare, in ciascuna città, una zona specifica – centrale e fortemente significativa dal punto di vista del lusso – dove aprire le proprie boutique. Quindi, una volta selezionate le città e individuate le zone, a decidere la “cronologia” è stata solo la disponibilità dei locali: a Roma abbiamo avuto la fortuna di essere presenti in Piazza di Spagna, a Venezia in Piazza San Marco e a Milano in Via Monte Napoleone.

In occasione dell’apertura della boutique milanese è stato lanciato un orologio in serie limitata, ovvero il Portugieser Chronograph Rattrapante Edition “Boutique Milano”. Trattandosi di un’icona della Marca, non possiamo che condividere questa scelta!
Il Portoghese è un’icona di IWC e il Cronografo Rattrapante mancava nella nostra collezione da 10 anni! Io ho sostenuto con decisione questa riedizione in serie limitata e quindi ora sono soddisfatto e orgoglioso di poter offrire a collezionisti e appassionati della marca un orologio straordinario come il Portugieser Chronograph Rattrapante. L’orologio monta lo stesso movimento utilizzato nel modello originale, in produzione fino al 2006, ovvero il calibro di Manifattura IWC 76240, ha la cassa in oro rosso e un quadrante blu che, a mio parere, è il più bel quadrante blu oggi presente sul mercato. Sul fondello, oltre all’indicazione della serie limitata, l’omaggio a Milano è rappresentato dall’incisione del biscione, simbolo della città, in una visione che evoca con chiarezza l’emblema dei Visconti ma in una interpretazione in qualche modo diversa e più “leggera” da quella dell’iconografia tradizionale: qui il biscione guarda verso destra anziché a sinistra e sono stati eliminati sia la corona dalla testa sia il Saraceno nella bocca.

Come stanno andando le vendite di questo orologio?
Stanno andando molto bene. Della serie di 100 esemplari al momento – inizio di settembre, n.d.r. – ne sono stati prodotti circa 13-14, tutti venduti. Continueremo a consegnare gli altri mano a mano che la Manifattura ce li consegnerà; nel frattempo registriamo un ottimo interesse da parte di clienti e collezionisti, sia dall’Italia che dal resto del mondo. Un successo che io personalmente ritengo fortemente legato all’attesa di questo modello – che, ripeto, mancava nella collezione IWC dal 2006 – e anche al prezzo, decisamente competitivo nella sua categoria.

È ipotizzabile il ritorno del Portoghese Cronografo Rattrapante “di serie”, ossia nella collezione corrente di IWC?
Chi può dirlo? Il successo di questa serie limitata costituirà un’indicazione utile ma sarà la Casa a decidere in futuro.

Torniamo al tema delle boutique e sul rapporto tra queste e i concessionari. Soprattutto quando una boutique è molto vicina a un negozio plurimarca non si rischia una sovrapposizione?

La boutique nasce con l’intento di rappresentare la Marca con una presenza forte nelle città più importanti. Dal punto di vista del cliente, entrare in boutique è come respirare l’aria della Manifattura, a Schaffhausen; inoltre sono diversi l’accoglienza, la cultura della marca e, soprattutto, l’assortimento dei modelli. Ovviamente i negozi plurimarca non possono offrire tutto questo, ma ciò non toglie che – se correttamente gestiti – restano partner importanti per noi e preziosi punti di riferimento per i clienti. I problemi nascono quando si perdono di vista i valori più importanti di questo settore – la tradizione, il concetto di orologio di manifattura, il sogno di possedere un oggetto che durerà per generazioni – e si fanno politiche di sconto che creano concorrenza sleale, generano confusione tra i clienti e, soprattutto, sviliscono il settore, danneggiandolo.

Lei quest’anno festeggia 40 anni di una carriera iniziata nel 1976, sempre nell’ambito dell’Alta Orologeria. Come sono cambiati – se sono cambiati – i negozi di orologeria nel nostro Paese in questo lungo periodo?
In 40 anni ho visto passare anche 3-4 generazioni all’interno di alcuni dei nostri negozi. I cambiamenti ci sono e probabilmente sono gli stessi che si possono osservare in altri ambiti della nostra società; a volte le generazioni più giovani si mostrano tendenzialmente più aperte ad affrontare i cambiamenti del mercato, ma credo che non sia ancora abbastanza! Da figlio di commerciante ricordo che mio padre al mattino diceva “Vado ad alzare la clér”, che significava “Apro il negozio e aspetto i clienti”.
Oggi questo non si può fare! I clienti vanno cercati e “portati” in negozio! Bisogna quindi rinnovarsi e comprendere in anticipo le esigenze del pubblico per essere preparati ad affrontare un mercato che cambia continuamente presentando concorrenti prima inesistenti: mi riferisco, per esempio, alla concorrenza straniera – il Megastore cinese del lusso in apertura a Venezia è un esempio – o agli acquisti via internet anche di beni di lusso, che fortunatamente nel nostro Paese non hanno ancora preso piede! Credo che ci sia molto da fare in proposito. Noi, da parte nostra, abbiamo selezionato attentamente i nostri concessionari: in dieci anni i punti vendita IWC in Italia sono passati da 190 a circa 70! E così hanno fatto altre marche dell’Alta Orologeria.

Attualmente come stanno andando le vendite? Queste politiche di razionalizzazione stanno dando dei risultati positivi?
Nonostante le difficoltà del nostro mercato, siamo soddisfatti. Sicuramente c’è stato un notevole rallentamento nella fascia di prezzo più alta – in parte dovuta alla nuova tendenza dei clienti cinesi di non acquistare pezzi in oro -, ma nella fascia che va dai 4.000 agli 8.000 euro i risultati sono eccellenti e premiano la nostra scelta di non abbandonare questo segmento che riguarda i modelli in acciaio “primo prezzo” delle nostre linee di successo, Pilot’s e Portofino in particolare. Addirittura abbiamo difficoltà a consegnare diversi modelli della nuova collezione Pilot’s! Questo vale sia per i negozi concessionari sia per le nostre boutique, con differenze legate alle situazioni locali. Una nota positiva riguarda i clienti stessi: molti sono stranieri ma dalla fine dello scorso anno anche un buon numero di clienti italiani ha ripreso a fare acquisti. E questo ci fa ben sperare per il futuro.