L’evoluzione del mito.

Quando si parla di mito la mente corre all’antichità, nelle vaste terre dominate dai Greci, i quali ci hanno lasciato preziose eredità storiche, architettoniche e anche linguistiche attraverso parole che si utilizzano quotidianamente ma delle quali spesso non si conoscono appieno origini e significato.

Il mito è un racconto che contiene sacralità, che parla di epoche passate e i cui protagonisti sono esseri soprannaturali o eroi le cui gesta si tramandano di generazione in generazione. Arrivato ai giorni nostri questo termine rimane pregno di un’indubbia forza evocativa, anche se è entrato nell’uso comune per identificare qualcosa o qualcuno capace di segnare un’epoca, di influenzare comportamenti, di essere inconfondibile, di diventare un simbolo, un’icona.

Senza voler scomodare dei o semidei, né parlare delle origini del mondo, confinando questa affermazione all’ambito dell’alta orologeria, ci venga permesso di includere tra i miti un uomo e una sua creazione. Era il 1972 quando, dalla mente eccezionale di Gérald Genta e per volere della Maison Audemars Piguet, prese vita il progetto che portò a creare uno dei segnatempo più riconoscibili e più longevi; un successo senza precedenti che oggi vanta circa 700 modelli realizzati e ancora più che mai attuale dopo 45 anni di vita; in una parola: un mito.

Moderno, classico, sportivo, elegante; qualsiasi aspetto, qualsiasi tratto caratteriale vogliate trovare in Royal Oak, non avrete difficoltà a incontrarlo. Tanti sono i particolari che hanno decretato il successo di questa creazione, disegnata attingendo alla storia, ispirandosi alla forma degli oblò, fissati da viti, che percorrevano le murate di alcune navi della Marina Reale inglese, denominate per l’appunto Royal Oak.

La lunetta ottagonale, così come il disegno del bracciale integrato alla cassa e il fondo del quadrante dalla caratteristica lavorazione sono i principali cromosomi che identificano in modo inequivocabile una creazione unica. Dopo quasi mezzo secolo di storia e innumerevoli versioni nelle quali materiali preziosi hanno ospitato le più ardite complicazioni meccaniche, trovare ancora modi di stupire è davvero difficile, ma non per la Maison di Le Brassus, che in occasione del SIHH a Ginevra ha arricchito la collezione “vestendo” di ceramica una delle complicazioni più classiche e affascinanti dell’orologeria: il calendario perpetuo, che proprio Audemars Piguet presentò in prima mondiale nel 1955.

In questa versione, l’austerità e l’eleganza del nero profondo fanno da contraltare a un’immagine sportiva, supportata da una incredibile robustezza, grazie alle caratteristiche del materiale, praticamente inscalfibile, con il quale sono fabbricati sia la cassa che il bracciale. Al di là dell’eccezionalità della creazione, ciò che consente ancor più di apprezzare il savoir-faire della Maison di Le Brassus è la perfezione con la quale è lavorata la ceramica; le difficoltà nell’ottenere superfici uniformi sono infatti direttamente proporzionali alla resistenza meccanica del materiale; basti pensare che, parlando del solo bracciale, per eseguire lo stesso tipo di lavorazioni e finiture sull’acciaio sono necessarie 6 ore, che diventano 30 nel caso della ceramica.

Il Royal Oak Calendario Perpetuo ha la cassa con diametro di 41 millimetri ed è animato dal calibro di manifattura 5134, meccanico a carica automatica, in grado di garantire una riserva di marcia di almeno 40 ore. Il quadrante, di color ardesia, ospita la “Tapisserie”, in questo caso in versione grande, motivo inconfondibile di ogni Royal Oak ottenuto attraverso un complesso procedimento meccanico eseguito con macchine simili a pantografi che impiegano dai 20 ai 50 minuti per completare la loro opera. Le numerose indicazioni del calendario perpetuo sono distribuite in modo razionale tra il rehaut e i quattro indicatori circolari che riempiono il quadrante senza precludere la leggibilità che rimane ottimale anche grazie al trattamento con SuperLuminova di lancette e indici applicati.

Partendo dalle ore dodici, si può notare la doppia indicazione relativa al mese e all’anno bisestile, contraddistinto da una lettera “L” iniziale del termine inglese leap. Spostandosi in senso orario, alle ore tre è possibile conoscere il giorno del mese mentre alle ore sei, l’unica concessione “strappata” ai toni grigi e neri è l’intenso blu di un cielo stellato che ospita una splendida quanto realistica luna pronta a indicare le proprie fasi. A completare le informazioni del calendario perpetuo, un ulteriore quadrante circolare a ore nove indica il giorno della settimana mentre una lancetta al centro si occupa di identificare la settimana dell’anno in collaborazione con una scala posta sul rehaut.

Se si vuole avere un’idea di quanto spazio serve per produrre questa cospicua serie di informazioni, e dare un’occhiata ai prodigi meccanici che garantiscono di avere sempre la data corretta, basta osservare l’orologio dal fondello, in vetro zaffiro, per scoprire tutti i segreti del calibro 5134, che contiene ben 374 elementi in soli 29 millimetri di diametro e 4,31 di spessore.