Se l’innovazione appartiene da sempre al DNA del Royal Oak, il lancio nel 2002 del primo Concept della linea ha inaugurato una nuova “piattaforma” per l’orologio e per Audemars Piguet: un luogo ideale dove tutto è potenzialmente possibile, perché questo è, in assoluto, il luogo della ricerca e della sperimentazione.

Dalla tecnica orologiera ai materiali, dal design alla visione complessiva della meccanica, nella famiglia dei Royal Oak Concept abbiamo visto passare, in questi anni, la forza e la creatività di una Marca che, pur essendo fortemente radicata nella tradizione, ha dimostrato un’eccezionale propensione verso il nuovo, promuovendo al suo interno alcune delle più interessanti sfide dell’orologeria contemporanea.

L’occasione per il lancio del Royal Oak Concept Watch del 2002 era il 30° compleanno del Royal Oak.

Come in ogni anniversario che conti, si può scegliere di guardare indietro, con atteggiamento celebrativo, oppure di guardare avanti, pensando al futuro e alle possibilità offerte dalle nuove conoscenze, dai mezzi tecnici più evoluti, o semplicemente da una visione nuova delle cose.

Audemars Piguet optò allora per questa seconda scelta e senza rinnegare affatto il passato ne fece una base preziosa per esplorare nuovi percorsi creativi. A iniziare, come dicevamo, dai materiali, per arrivare a un approccio interessante e innovativo con la tecnica orologiera.

L’esordio fu con un orologio in Alacrite 60, una lega utilizzata in aeronautica e formata da cobalto, cromo, tungsteno, carbonio, silicio e ferro, con un grado di durezza di 430 Vickers. A seguire, nel 2008 fu presentato il Royal Oak Concept Carbone, tourbillon e cronografo con cassa ultraleggera in carbonio forgiato.

È stata poi la volta del Royal Oak Concept GMT Tourbillon del 2011, con cassa in titanio e lunetta in ceramica nera, seguito nel 2014 da un analogo esemplare nel quale è stata utilizzata la ceramica bianca al posto di quella nera sia sulla lunetta che all’interno del movimento.

Ancora, nel 2015, il Tourbillon Cronografo nelle versioni in oro rosa e titanio e uno straordinario modello con ripetizione minuti denominato RD#1.

Quest’anno, a inserirsi in questa collezione dai grandi contenuti innovativi è il Royal Oak Concept Supersonnerie: un orologio che continuiamo a definire concept, come alcuni dei capolavori già citati, in quanto partecipe di questo laboratorio di idee ma che, in realtà, rappresenta un modello regolarmente in produzione – dove la parola “regolarmente” non deve farci dimenticare l’esclusività e la complessità costruttiva del pezzo, ovviamente -.

Il vero concept, dal quale il Supersonnerie deriva, è infatti il citato RD#1 del 2015, frutto di 8 anni di progettazione e di un impegno straordinario messo in campo dall’equipe tecnica della Manifattura di Le Brassus in collaborazione con l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne – EPFL – nell’ottica di portare avanti importanti ricerche nel campo del suono applicato agli orologi: un approccio di alto valore scientifico, che non solo è riuscito nell’intento di ottimizzare le performance acustiche di un orologio come mai era stato possibile in precedenza ma che ha permesso anche di superare problematiche più specificamente orologiere, come quella dell’impermeabilità della cassa; più in generale, l’approccio scientifico da cui è nato il Supersonnerie ha reso possibile la creazione di un vero e proprio Laboratorio di acustica all’interno di Audemars Piguet, dove, prevedibilmente, prenderanno vita nuovi sviluppi.

Ed ecco, dunque, a circa un anno di distanza dall’RD#1, il Supersonnerie.

“Ci siamo chiesti quale fosse la cassa migliore per il nostro orologio” – racconta Claudio Cavaliere, Global Brand Ambassador di Audemars Piguet che ci ha accolti a Le Brassus per regalarci un’esperienza viva dell’orologio e del suo suono eccezionale – “ma alla fine la cassa ‘concept’ ci è sembrata quella più giusta, perché per noi la cassa ‘concept’ è quella che esprime e racchiude, attraverso la scelta dei materiali e la sua estetica moderna, tutti i contenuti di innovazione del Marchio. E questo era il legittimo ambito di appartenenza del Supersonnerie”.

Scopriremo nel corso della nostra visita a Le Brassus che la scelta del materiale, di cui spesso si discute in relazione alla sonorità, aveva in questo caso un’importanza relativa proprio in virtù della concezione del tutto innovativa dell’orologio.

Al momento, dunque, iniziamo con il precisare che la cassa – 44 millimetri di diametro e 16,50 millimetri di spessore – è realizzata completamente in titanio ultraleggero, con lunetta satinata sulla superficie superiore e lucida sui fianchi; per la corona e i pulsanti è stata invece utilizzata la ceramica nera.

Ed è importante considerare che si tratta di una cassa impermeabile fino a 20 metri.
Subito dopo è necessario entrare nel vivo dell’impostazione del Supersonnerie, in particolare per ciò che riguarda la relazione tra cassa e movimento e, all’interno di quest’ultimo, la gestione dei componenti tipici di un orologio con suoneria, ovvero i gong.

Il sistema comunemente utilizzato, derivante dagli orologi da tasca del XIX secolo, è quello di fissare i gong direttamente alla platina principale, e quindi al movimento; la conseguenza di questa impostazione è che a vibrare, su sollecitazione dei gong, è proprio la platina, la cui funzione principale non è quella di vibrare ma, casomai, di dare stabilità al movimento; la conseguenza sonora è che il suono, piuttosto che “liberato”, viene assorbito dalla platina, risultando meno limpido.

Nella costruzione di Audemars Piguet, invece, i gong non sono fissati alla platina bensì a un nuovo dispositivo, inserito al di sotto del movimento, che funge da cassa armonica. Immaginiamo una chitarra acustica: qui le corde sono fissate a una tavola armonica mediante un ponte; quando vengono sollecitate producono un suono che si propaga, attraverso il ponte, nel corpo della chitarra – cassa armonica -; in questo modo il suono viene amplificato e, non più controllato dal musicista, si libera nell’aria.

Nel Supersonnerie funziona più o meno nello stesso modo: i gong si comportano come le corde della chitarra mentre i martelli svolgono il ruolo delle dita del chitarrista; il punto di fissaggio dei gong è il ponte della chitarra mentre il dispositivo posto sotto il movimento è la sua cassa armonica.

Questa costruzione, basata sulla separazione del movimento dell’orologio dallo “strumento musicale” che è contenuto in esso – unica eccezione i martelletti, che fanno parte del movimento, ma il cui compito si limita a sollecitare i gong senza interferire con la propagazione del suono, che è la parte più delicata -, fa sì che i gong trasmettano le vibrazioni direttamente alla cassa armonica, e questo basta per ottenere un timbro ottimale, un suono limpido e ben amplificato che possiamo percepire nei suoi aspetti qualitativi migliori.

Da questa sostanziale “autonomia” della parte musicale deriva la scarsa incidenza del tipo di cassa sulla qualità del suono, e questo rende ulteriormente interessante il sistema messo a punto da Audemars Piguet, e ovviamente brevettato.

Un secondo brevetto riguarda i gong.
In particolare un metodo di pretrattamento dell’acciaio utilizzato nella loro costruzione tale da fornire un materiale ottimale in funzione della sezione, della lunghezza e della rigidità che i gong dovranno avere; ciò permette di offrire all’orologiaio i mezzi per svolgere al meglio il suo lavoro, rendendo più veloce e preciso il processo di accordatura, e naturalmente di ottenere un ottimo suono.

Il terzo brevetto, infine, ha a che fare con la brillantezza e la “pulizia” del suono.

Al centro dell’attenzione, in questo caso, il regolatore, ossia il dispositivo che in ogni orologio a ripetizione stabilisce il ritmo della sequenza di battitura ore-quarti-minuti. Nel Supersonnerie tale dispositivo è stato completamente riprogettato e reso più flessibile in modo da assorbire il suono ed eliminare qualsiasi rumore possa intervenire durante il funzionamento della suoneria; esso permette anche di ridurre notevolmente l’attesa tra la sequenza delle ore e quella dei minuti nel caso in cui, per esempio, non debbano intervenire i quarti.

Naturalmente il Supersonnerie adotta anche una serie di innovazioni messe a punto da Audemars Piguet nel recente passato.

Tra tutte il meccanismo di protezione che interviene a evitare che un’eventuale azione sulla corona durante l’attivazione della suoneria danneggi il movimento: con la suoneria attivata, tale meccanismo non consente l’estrazione della corona; se invece la corona è estratta, essa viene stretta alla cassa e messa in posizione neutra.

Se su tutto ciò che abbiamo scritto fa fede unicamente la nostra “esperienza” sonora, oltre ovviamente al nome di Audemars Piguet; quello che stiamo per analizzare gode, invece, di una visibilità possibile anche attraverso le pagine di una rivista.

Si tratta del movimento montato sul Supersonnerie e visibile sul lato del quadrante secondo una modalità abbastanza consueta utilizzata nei Concept watch. Ed è, per l’esattezza, il calibro 2937, movimento meccanico a carica manuale con tourbillon, ripetizione minuti e cronografo: 478 componenti, tra i quali 43 rubini, riuniti in 29,90 millimetri di diametro e 8,28 millimetri di spessore, con bilanciere che lavora a 21.600 alternanze orarie e 42 ore di riserva di carica.

Spiccano, sul quadrante, sia la gabbia del tourbillon, a ore 6, con il ponte nero satinato, sia il contatore dei 30 minuti cronografici: posizionato a ore 3, è formato da un primo settore bianco, con numerazione da 0 a 15, e da un secondo settore giallo, con numerazione da 15 a 30; a ciascun settore è riservata una delle due piccole lancette, anch’esse distinte per colore; gialla, infine, è anche la lancetta centrale dei secondi cronografici.

Due grandi lancette in oro bianco con rivestimento luminescente
indicano le ore e i minuti, con numerazione riportata sul rehaut. Completa l’orologio un cinturino nero in caucciù con fibbia pieghevole in titanio personalizzata AP.