Le nuove iniziative del Blancpain Ocean Commitment per la salvaguardia e il recupero degli ecosistemi marini.

di Cesare Ruotolo

Senza nulla togliere a collezioni di spicco come Villeret o Métiers d’Art, o alle raffinate creazioni della serie Women, l’orologio più rappresentativo di Blancpain rimane sicuramente il celeberrimo modello da immersione Fifty Fathoms. Uno strumento professionale, tra i principali protagonisti del diving moderno, che nasce nel 1953 e ancora oggi è un riferimento per la sua categoria, grazie anche a un rilancio importante nel 2003 voluto dal CEO Marc A. Hayek, grande appassionato di subacquea. Un orologio che ha lasciato un segno indelebile nella storia di Blancpain determinando un legame privilegiato tra la Maison di Le Brassus e il mare, in particolare per quanto riguarda l’oceano e le numerose associazioni ambientaliste impegnate per la sua tutela. Un legame che nel 2014 si è concretizzato nel Blancpain Ocean Commitment e che fino a oggi, in partnership con i più importanti gruppi internazionali, ha comportato 19 spedizioni che hanno contribuito a proteggere 4,2 milioni di chilometri quadrati di acqua salata sul nostro pianeta.
Un impegno, quello relativo alla salvaguardia dell’oceano, che ha messo in contatto Blancpain con gli esperti più accreditati del settore e, fin dalla prima edizione nel 2012, con il World Ocean Summit, un’agguerrita organizzazione che si batte per sviluppare un’economia marina sostenibile, per contrastare l’inquinamento da plastica, per promuovere il risparmio idrico. Nel corso degli anni la Maison di Le Brassus ha inoltre sostenuto numerose spedizioni che hanno prodotto, oltre a preziosissimi dati scientifici, un insieme straordinario di immagini tese a far conoscere zone di oceano incontaminate e a promuoverne la trasformazione in aree protette. Immagini che via via sono state raccolte in una serie di pubblicazioni – Edition Fifty Fathoms, dal 2008 al 2020 – e in vari documentari. Tra questi ultimi, anche le testimonianze legate alle Pristine Seas Expeditions, intraprese tra il 2011 e il 2016 in collaborazione con National Geographic Society sotto la guida dell’esploratore e scienziato spagnolo Enric Sala, e quelle relative al progetto The Protectors, nato nel 2018 e sviluppato insieme a The Economist Group con il preciso intento di ottenere il 30% degli oceani classificati come aree marine protette entro il 2030. E sempre a proposito di spedizioni e testimonianze filmate, è dal 2012 che Blancpain sostiene il programma Gombessa e lo studio degli ecosistemi degli abissi guidato dal biologo marino e fotografo subacqueo francese Laurent Ballesta. Risale invece allo scorso novembre l’annuncio che la Maison sarà prossimamente al fianco di Ballesta e della sua associazione Andromède Océanologie in una missione di strettissima attualità: studiare l’effetto che il blocco delle principali attività umane – ovvero il turismo, lo sport, la pesca, quasi azzerati nel 2020 dalla pandemia da COVID-19 – ha prodotto sui vertebrati e sugli invertebrati marini del Mediterraneo.
E rimaniamo in tema di iniziative recenti con l’organizzazione internazionale Oceana che lo scorso 20 ottobre ha annunciato una collaborazione triennale con Blancpain. L’associazione, nata nel 2001, agisce con l’intento di ridare abbondanza e biodiversità agli ecosistemi marini, in modo che possano assicurare, per sempre, a un miliardo di persone un pasto al giorno a base di prodotti ittici sani. In tale ottica ha intrapreso, e vinto, in questi anni più di 225 battaglie nei confronti di tutti quei paesi che controllano un terzo della pesca mondiale, riuscendo oltretutto a far …

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