di Cesare Ruotolo

Dove il blu, abbinato all’oro rosso, è dedicato a una prima rivisitazione “unisex” dei due iconici modelli Quantième Complet e Ultraplate della collezione Villeret, mentre il bianco, abbinato all’oro rosso, all’acciaio ed eventualmente anche ai diamanti, a una loro variante dedicata al pubblico femminile.

Le novità orologiere in questo complicato anno 2020, com’era facile intuire, si sono concentrate perlopiù su restyling e reinterpretazioni. Tra queste ultime, anche una leggera rivisitazione dei modelli più classici, il Quantième Complet e l’Ultraplate, della più classica delle collezioni Blancpain, la Villeret.
Una collezione che, pur contando oltre 200 esemplari con tutte le varianti e complicazioni possibili, nei suoi codici fondamentali è praticamente uguale a se stessa da quasi 40 anni. E questo perché, in fondo, non c’è nulla da cambiare nella sua estetica perfetta e minimalista.
Se infatti confrontiamo un Quantième Complet degli esordi – primi anni ’80, facilmente rintracciabile in rete – con uno attuale, troviamo sulla essenziale cassa rotonda la stessa lunetta “double pomme” (con doppia scanalatura) e le stesse anse slanciate; sul quadrante gli stessi numeri romani, le stesse lancette a foglia e la stessa identica disposizione delle varie informazioni, relativamente all’ora e al calendario. Qualche leggero cambiamento, con il passare degli anni, è naturalmente avvenuto – per esempio l’odierna lancetta a serpentina del datario, che però non è un aggiornamento di stile ma un omaggio alla tradizione settecentesca, quando per differenziare le sfere orarie da quelle secondarie si dotavano queste ultime di forme particolari; ma al di là di alcuni doverosi upgrade tecnici, come vedremo meglio in seguito, in linea di massima siamo di fronte allo stesso modello. E le medesime considerazioni valgono anche per un Ultraplate moderno al cospetto di un esemplare vintage.
Canoni estetici impressi e codificati nel tempo, dunque, a protezione dell’eleganza “evergreen”, della purezza delle linee, della pulizia dei quadranti, per questa pregiata collezione che prende la sua denominazione da un piccolo comune svizzero, una cittadina di circa 1.000 abitanti senza alcuna attrazione particolare oltre al fatto di essere immersa nell’affascinante paesaggio montano del Giura bernese.
E, per quanto riguarda la Maison in questione, di aver dato i natali a Jehan-Jacques Blancpain, fondatore nel 1735, sempre a Villeret, dell’omonima Azienda, una delle più antiche dell’attuale panorama orologiero.
Una storia familiare di notevole successo che prosegue per circa 200 anni; poi, dopo alterne vicende, negli anni ’80 del ’900 Blancpain sposta la sua sede a Le Brassus, contribuisce con i suoi movimenti meccanici a fronteggiare lo strapotere del quarzo e dopo circa un decennio entra a far parte del nascente Swatch Group, fondato nel 1986 da Nicolas G. Hayek: un nome, o meglio un cognome che ben presto ritorna nella storia della Manifattura con il nipote, Mark, attuale Presidente e CEO di Blancpain, in carica dal 2002.
Arriviamo così ai giorni nostri e agli attuali modelli in catalogo, tra i quali ricordiamo il mitico Fifty Fathoms – considerato insieme a pochi altri “l’orologio da immersione per eccellenza”, come abbiamo evidenziato nel nostro Speciale Subacquei allegato al n. 336 di Orologi – oltre ai preziosi Women, agli elaborati Métiers d’Art e, naturalmente, agli iconici Villeret.
Per quanto riguarda …

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