Se è soprattutto la collezione classica a definire l’immagine di Breguet, c’è un numero piuttosto importante di appassionati di orologeria che si avvicina alla marca perché attratto da un diverso filone produttivo, anch’esso profondamente radicato nella tradizione della Maison ma di certo non riconducibile ai canoni della pura eleganza di un modello Classique o all’eleganza sportiva di un Marine, e neanche alla filosofia assolutamente particolare di un modello Tradition.

Parliamo, naturalmente, dell’ultimo cronografo Type XXI, appartenente a un settore orologiero nel quale Breguet vanta una storia molto interessante: quello degli orologi militari e, nello specifico, dei cronografi per l’aviazione.

A portare il nome del grande orologiaio vissuto tra il 18° e il 19° secolo nel mondo dell’aviazione è stato un suo pronipote, Louis Charles Breguet (1881-1955); all’inizio del Novecento, infatti, costui diede un contributo importante allo sviluppo del volo a motore dapprima con il giroplano, antenato dell’elicottero, e poi con l’aereo denominato Breguet XIV; quest’ultimo vide la luce nel 1916 e, tra il 1917 e il 1926, fu prodotto in quasi 8.000 esemplari diffusi in circa 15 paesi.

E non fu l’unico, naturalmente. Tra gli aerei firmati Breguet ottennero una certa notorietà il Breguet 19 e, più tardi, il Breguet Deux-Ponts.

Parallelamente allo sviluppo dell’impresa aeronautica di Louis Charles Breguet, anche la Maison d’orologeria – complice lo sviluppo dell’aviazione, particolarmente intenso negli anni ‘20 tanto da coinvolgere nelle sue imprese diversi nomi del settore – iniziò a guardare con crescente interesse a possibili collaborazioni con il mondo del volo e con i piloti.

Fu così che, intorno agli anni ‘30, Breguet iniziò una produzione di meccanismi per cronografi da montare sui pannelli di controllo dei cockpit degli aerei ma anche dei suoi primi cronografi da polso.

E fu proprio grazie a questa presenza nel settore aeronautico che poté svilupparsi, all’interno della Manifattura Breguet, una competenza specifica riguardante le esigenze della misurazione del tempo durante la navigazione aerea; e questa situazione, a sua volta, favorì i contatti e le collaborazioni con diverse forze aeronavali internazionali.

Tra tutte, l’Aviazione Militare Francese, che all’inizio degli anni ‘50 commissionò a Breguet il celeberrimo cronografo Type XX, rimasto in dotazione fino all’inizio degli anni ‘80.

Inutile dire che questo straordinario patrimonio storico continua a vivere nelle moderne collezioni di cronografi per l’aviazione di Breguet, ovviamente concepiti per un uso “civile” ma del tutto analoghi, nella concezione e persino nell’estetica, ai modelli militari realizzati tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80.

In particolare, ad accomunare le due produzioni è la funzione rétour en vol, denominazione francese, particolarmente efficace nell’instaurare un legame concettuale immediato con il mondo aeronautico, del tutto corrispondente alla più comune denominazione inglese flyback; insomma, si tratta della funzione che permette l’azzeramento e il riavvio istantaneo del cronografo senza passareper la funzione intermedia di ritorno a zero.

Inserita nei protocolli militari tra i requisiti richiesti per gli orologi, la funzione rétour en vol rende più agile e veloce l’uso del cronografo, rivelandosi perciò come una caratteristica preziosa per la misurazione del tempo in volo da parte dei piloti; essa rimane quindi una caratteristica essenziale dei cronografi per l’aviazione di ogni tempo ed è logico trovarla indicata sul quadrante, proprio sotto alla firma Breguet.

Altra caratteristica peculiare di questi modelli è una cassa particolarmente robusta, ovviamente funzionale alle condizioni d’uso iniziali dell’orologio e poi diventata una caratteristica di stile.

Motivo, quest’ultimo, alla base di una identità estetica che si ritrova un po’ in tutti i modelli appartenenti a questa famiglia e dunque anche nel Type XXI Referenza 3817, ultimo nato della collezione, presentato in primavera a Baselworld 2016.

Spicca, tra le sue caratteristiche, un’estetica vintage, legata principalmente al colore ardesia del quadrante con i suoi grandi numeri arabi e le lancette luminescenti e al cinturino in pelle di vitello in tinta e con cuciture a vista.

Anche la cassa non si discosta molto dall’estetica che già conosciamo: è realizzata in acciaio, con un diametro di 42 millimetri, ghiera girevole bidirezionale con scala sessagesimale e triangolo luminescente a ore 12, carrure scanalata, corona avvitata, pulsanti rotondi e un’impermeabilità garantita fino a 10 atmosfere di pressione.

Novità il fondocassa in vetro zaffiro che consente di ammirare il movimento meccanico a carica automatica con componenti in silicio.

A tale proposito va detto che, a fronte di tanti elementi che riconducono il nuovo Type XXI 3817 al passato e alla storia affascinante dell’intera famiglia Type XX, le innovazioni contenute nel suo movimento lo definiscono con chiarezza come un orologio del 21° secolo.

Il movimento in questione è il calibro 584Q/2, di 13 linee e ½, con 26 rubini, frequenza di 4Hz – 28.800 alternanze orarie -, riserva di carica di 48 ore, scappamento e spirale in silicio, regolazione in 6 posizioni.

Sul quadrante le diverse funzioni sono visualizzate con chiarezza mediante 4 lancette centrali, tre quadrantini ausiliari e, a ore 6, l’apertura per la data.

Delle quattro lancette, quelle di dimensioni maggiori indicano ora e minuti; le altre due servono a indicare, rispettivamente, i secondi cronografici e minuti cronografici.

Quanto ai quadrantini, a ore 6 trova posto il totalizzatore delle 12 ore, a ore 3 l’indicazione giorno-notte su 24 ore e a ore 9 i secondi continui.

Tutto il necessario, verrebbe da dire, per un cronografo che sa conservare, a tanti anni di distanza dalla sua concezione, la praticità e l’essenzialità di un oggetto nato come equipaggiamento di un corpo militare con il carattere esclusivo e speciale di chi tiene lo sguardo fisso verso il cielo.