Una declinazione specifica del calibro base Breitling 01 viene dedicata alla nobile casa automobilistica inglese Bentley, consolidando una liaison che dura ormai da molti anni.

La storia di Breitling, come sapete, è strettamente intrecciata al cronografo. Non è un caso che il primo movimento di Manifattura, presentato nel 2009, sia stato proprio un cronografo, realizzato con criteri moderni, in grado di garantire qualità cronometriche COSC e una lunga riserva di carica di 70 ore con un solo bariletto. Era chiaro fin dall’inizio che il calibro B01 sarebbe stato per il futuro il cavallo di battaglia del marchio, da arricchire nel tempo di complicazioni e da declinare in tutti i modi possibili. Ne avete avuto prova recentemente con il Chronoworks di cui vi ho parlato su OROLOGI n. 303 ( novembre 2016), che rappresenta una fuga in avanti verso il futuro proprio di questo movimento.

La partnership con Bentley, pure di lunga data, ha fornito l’opportunità di mettere a punto la versione che questo mese ho sotto la lente di ingrandimento. Si tratta del B06, che ha la peculiare prerogativa di avere la lancetta cronografica centrale che compie un giro ogni 30 secondi invece che nel tradizionale minuto. Velocità di rotazione doppia hanno pure le lancette di contatori secondari di minuti e ore, tarati rispettivamente per 15 minuti e 6 ore invece dei 30 e delle 12 canoniche. Il vantaggio è evidente; è come usare una lente di ingrandimento: le scansioni temporali sono molto più facilmente visibili, consentendo di leggere agevolmente l’ottavo di secondo. Nulla di nuovo sotto il sole Breitling, in realtà, dato che si tratta di un brevetto risalente al 1926.

Un’altra prerogativa è il “tachimetro variabile” in abbinamento con la lunetta girevole, che permette di calcolare una velocità media qualunque sia il tempo trascorso, la distanza percorsa o la velocità raggiunta. In figura 1 vedete il quadrante completo delle lancette, con riportate le inusuali tre diverse scale graduate, da leggere contestualmente alle indicazioni della lunetta graduata girevole, chiaramente non riportata in figura.

Si tratta di un raffinato strumento di misura, oltre che di uno splendido orologio. Da notare il prezioso motivo a rete – tipico delle calandre Bentley – che lascia trasparire il movimento sottostante.

In figura 2 l’evocazione automobilistica della leggendaria Casa inglese è consacrata sul lato fondello che riporta la riproduzione fedele del cerchio in lega di una ruota con tanto di “B” al centro. Dovendo svolgere la funzione di rotore, la forma perfettamente simmetrica non è tuttavia congeniale. Per squilibrarlo, è stata inserita una massa periferica sul lato interno, non in vista, di cui fanno la spia tre pernetti – 1 in figura 2 – che la fissano al cerchio.

Sotto alla mostrina centrale con la “B”, fissata da sette viti, si trova un tradizionale cuscinetto a sfere: il suo fissaggio alla platina avviene attraverso 3 viti di cui si vedono i fori filettati (2) in figura 3. Il rotore-cerchio è, di misura, più grande del movimento e si adegua alle generose dimensioni della cassa, decisamente oversize, di questa collezione, richiedendo un altrettanto poderoso anello esterno – 3 in figura 3 -, ammorbidito e nobilitato da una bella finitura a perlage. E’ la stessa che vediamo, senza economia, in figura 4, dopo aver rimosso lancette e quadrante.

Svitate le due viti di fissaggio, possiamo smontare il ponte del meccanismo di ricarica automatica – 4 in figura 3 -. L’intero gruppo – figura 5 – è raggruppato sotto un unico ponte, secondo un criterio costruttivo di tipo modulare che facilita le operazioni di manutenzione che possono essere agevolmente condotte senza coinvolgere il resto dell’orologio.

E’ un’osservazione che riprendo tale e quale dall’articolo del prof. De Toma – vedi OROLOGI numero 244, dicembre 2010 – che, precedentemente e da par suo, si era occupato del papà di questo movimento.

Svitato il ponticello 5, avvitato da sotto, compaiono i quattro ingranaggi che lo compongono. Riconoscete l’invertitore 6, in grado di far ruotare nello stesso senso le ruote di riduzione 8 e 9 – quest’ultima in presa con il rocchetto del bariletto, che vedremo più avanti in figura 16 – a prescindere dal senso di rotazione del pignone 7 in presa con il rotore-cerchio appena visto. Ciò garantisce la carica della molla del bariletto.

In figura 6 compare l’intero meccanismo cronografico: per arrivarci – figura 3 – abbiamo svitato le tre viti di fissaggio del ponte cronografico (10), quello decorato a côte de Genève e recante le incisioni relative al numero di rubini riportate in oro. La soluzione appare costruttivamente molto semplice e razionale ma chiaramente ha comportato il ripensamento completo dell’architettura del movimento, come si conviene dovendo partire da un foglio bianco.

Concentriamoci anzitutto sulla trasmissione del moto dal rotismo dell’orologio alla sezione cronografica. Osservate, in figura 6, la rotellina 11. In realtà è una rotellina doppia. La dentatura inferiore, non visibile, con 30 denti, è in costante presa con la ruota dei secondi continui (12), mentre quella superiore, che vedete, è in presa con il gruppo (13, che vedremo molto complesso) che costituisce la ruota centrale cronografica.

La ruota dentata dorata che si distingue sotto la caratteristica camma a cuore centrale, sempre in posizione 13, risulta dunque costantemente in rotazione, libera di ruotare intorno all’asse, fermo a funzione cronografica non innestata, della lancetta cronografica centrale. Alla pressione del pulsante di start una frizione collegherà questa ruota con l’asse iniziando il cronometraggio.

E’ abbastanza immediato riconoscere come il gruppo ruota centrale del crono trasmetta attraverso il pignone doppio di rinvio (16) con la dentatura dorata inferiore la rotazione alla ruota del contatore dei minuti (14) e, contemporaneamente, con la dentatura superiore più piccola, color acciaio, la rotazione al contatore delle ore 15 attraverso due ruote di rinvio 17 e 18.

Nelle figure 6, 7 e 8 sono riprese le tre fasi di partenza, arresto e rimessa a zero, comandate dalla ruota a colonne 19, che vedremo meglio nel seguito. Osservate intanto nelle tre figure le posizioni della grande e articolata leva che reca i tre martelli – 20 in figura 8 – che agendo su altrettante camme a cuore – rispettivamente in posizione 21, 22, 23 -, azzera contemporaneamente le tre lancette cronografiche. In figura 9 è stata smontata la leva dei martelli e sono meglio visibili le 6 ruote complessive del meccanismo cronografico.

Possiamo osservare meglio come interagiscono tra loro. Cominciamo dal dito – 24 in figura 9 – solidale al gruppo ruota centrale (13) che fa avanzare di ogni giro la ruota doppia (16) che a suo volta fa avanzare di un dente la ruota del contatore dei minuti (14). Queste ultime due sono mantenute in posizione esatta da una articolata molletta (25) meglio visibile smontata in figura 12, da cui si capisce che risulta incernierata sul perno 26 in figura 9. Ciò garantisce il tipico scatto della piccola lancetta dei minuti cronografici, anzi dei mezzi minuti cronografici, come abbiamo visto prima.

Anche il dito (24) è montato elasticamente, si scorge la molletta relativa sotto la camma a cuore, per evitare guai in caso di rimessa a zero quando dito e ruota doppia (16) ancora possono interagire. In questo caso il dito scivola sui denti della ruota doppia senza spostarla indietro. Tolte anche le ruote del crono a eccezione della centrale – figura 10 – possiamo studiare meglio il funzionamento della ruota a colonne e la fase di innesto del crono.

L’ingrandimento successivo – figura 11 – mostra anzitutto l’azionamento del pulsante di start-stop (27) che spinge sulla leva (28) che, agendo sulla dentatura a denti di sega della ruota a colonne (19) la fa avanzare di un dente, vincendo la resistenza della molla (29). Girando in senso antiorario la colonna (30) solleva la protuberanza (31) della leva sinistra (32) della pinza, interconnessa con la leva destra (33) della stessa. L’effetto è quello di chiudere le due leve (32, 33) della pinza attorno alla ruota centrale del crono (13). Riguardano le precedenti figure 6, 7 e 8 potete vedere in sequenza oltre all’operazione qui descritta anche quella della leva dei martelli, mossa da altre colonne dell’omonima ruota.

E’ bene ricordare che quando la pinza è aperta, come in figura 11, il cronografo è innestato, quando si chiude viene fermato. Per comprendere cosa succede occorre passare alla figura 13, nella quale è riportata la vista laterale del gruppo ruota centrale del cronografo. Potete ora comprendere, vista la sua complessità, perché ho utilizzato il sostantivo “gruppo”. Nella figura ho disegnato lo schizzo dell’estremità delle due leve della pinza in verde. Quando sono aperte la ruota 34, sempre in presa con la ruota dei secondi continui – tramite la doppia ruota 11 di figura 6 – è tenuta appoggiata da una molletta posta sotto al disco 35, non visibile in foto, al disco 35 stesso, trascinandolo. Esso è solidale all’asse del gruppo ruota centrale del cronografo che reca pure il disco 36, con il dito che fa avanzare di uno scatto ogni giro il contatore dei minuti, visto pocanzi, e la camma a cuore dei secondi cronografici. Quando la pinza si chiude le sue estremità si poggiano sul piano inclinato del disco 35, facendolo traslare verticalmente, nel senso delle frecce verdi di figura 13, e provocando l’istantaneo distacco tra il disco 35 e la ruota 34; il primo si ferma insieme all’asse e alla lancetta centrale, la seconda prosegue imperterrita la sua rotazione: è lo stop del cronografo.

Si tratta dell’innesto a frizione verticale o assiale, tipico di tutti i movimenti cronografici moderni. Le sue prerogative, rispetto all’innesto laterale a bascula tradizionale, sono state illustrate ampiamente in svariate occasioni dal prof. DeToma, non ultimo nell’articolo sopra citato, e non mi pare il caso di tornarci.

Infine in figura 14 potete osservare meglio le due parti (32, 33) della pinza completamente denudata e apprezzarne le estremità rastremate, che vi ho schizzato in sezione nella figura precedente.

Si apprezza pure l’intricato gioco di leve e molle del pulsante di arresto che aziona il martello di rimessa a zero – parlo di tutto quanto presente nella zona a ore 2 del movimento – e sul quale, preoccupato per il vostro giustificato calo di attenzione, non ritengo di soffermarmi ulteriormente.

In figura 15 vedete smontato e capovolto il bel bilanciere a cinque sottilissime braccia con fresatura di equilibratura, che ben conoscete, il portapitone e le racchette di regolazione della lunghezza utile della spirale – ne vedete il regolatore micrometrico a vite sull’altro lato del ponte in figura 14 -: routine per voi esperti. In figura 16 appare finalmente il consueto treno del tempo con il notevole bariletto e il suo rocchetto fissato con una coppiglia invece che con la solita vite.

In figura 17 vi ho ingrandito le quattro ruote del treno del tempo, di cui di seguito vi riassumo le caratteristiche.
I dati sono indispensabili per calcolare prima il numero di giri all’ora della ruota centro e quindi, secondo la formuletta, che dovreste ormai conoscere bene, il numero di semioscillazioni all’ora.
numero denti ruota numero denti pignone
Ruota centro z1 = 81 zpmg = 18
Ruota mediana z3 = 100 z2 = 12
Ruota secondi z5 = 120 z4 = 10
Ruota scappamento ze = 20 z6 = 10

Ora calcoliamo il numero di giri all’ora della ruota centro, partendo dal presupposto che la ruota dei secondi ne fa naturalmente sessanta. Se:
n4/n1 = (z1 * z3 )/ (z2 * z4)
n1 = (z2 * z4) /(z1 * z3 ) * n4 = (12 * 10) / (81 * 100) * 60 = 0,8889
Ora:
Ah = (z1 * z3 * z5 * 2 * ze ) / (z2 * z4* Z6 ) * n1 =
= (81 * 100 * 120 * 2 * 20) / (12 * 10 * 10) * 0,8889 = 28.800
pari 4 Hz. Vi avevo più sopra già parlato di otto scatti al secondo, tipici di questa frequenza.

Peculiarità di questo movimento è di farli leggere chiaramente nel quadrante. Per spiegarvi come si è arrivati a far compiere due giri in un minuto alla lancetta centrale del cronografo, devo per forza sottoporvi altri rapporti di trasmissione e altri calcoli, ma più semplici. Partiamo dalla ruota dei secondi continui, che compie naturalmente un giro al minuto.

Questa, come abbiamo visto, ha 120 denti. Dal momento che la dentatura inferiore della doppia rotellina (11 in figura 6) con cui è sempre in presa ha 30 denti, ogni giro della ruota dei secondi compirà 4 giri interi (120/30=4). La dentatura superiore della stessa doppia rotellina ha invece 40 denti e dunque nei suoi 4 giri al minuto farà fare 2 giri completi alla ruota centrale del cronografo che ha giusto 80 denti (40×4=160, 160/80=2).

Nelle figure 18 e 19 vedete da ambo i lati i due ponti principali, apprezzando il fatto che il grande ponte della cronografia non interferisce in alcun modo con quello del treno del tempo, facilitando come già accennato, le fasi di intervento su questa o quella sezione del movimento, secondo le necessità di manutenzione.

Nelle tre figure successive 20-21-22 vi riporto le tre possibili posizioni della corona: di carica manuale (posizione neutra), di rimessa rapida della data (primo scatto), di rimessa dell’ora (secondo scatto). Occorre focalizzare l’attenzione sulla rotellina scorrevole (34) che trasla di volta in volta sempre più a sinistra.

Vi risparmio tediose descrizioni e mi limito a indicarvi le parti in rotazione nelle rispettive figure.
In figura 23 ho smontato e girato la ruota di avanzamento della data (35) per mostrarvi la camma su cui scorre il dito (36) spinto da una potente molla (37), con interposizione di un piccolo rullo in rubino (38). Alla mezzanotte la pressione del dito fa scattare la camma imprimendogli la rotazione istantanea sufficiente a far avanzare di un dente l’anello del datario, che viene spinto dal pernetto (39 in figura 4) solidale alla ruota di avanzamento della data (35). Esso trascina appunto la dentatura interna dell’anello del datario.

Un ultimo sguardo alla platina completamente smontata – notare la molletta di arresto del bilanciere per la messa all’ora, 40 in figura 24 – per lascarvi i compiti per casa: contare tutti e 47 i rubini!