Foto di Cartier

Nata nel 1983 per rendere omaggio al mito della pantera, icona della Maison parigina e simbolo di un nuovo tipo di femminilità incarnato nella prima metà del Novecento dalla musa di Louis Cartier, la “donna pantera” Jeanne Toussaint, la collezione Panthère de Cartier torna a “ruggire” dopo qualche anno di silenzio con un modello al quarzo impermeabile fino a 30 metri.

Sinonimo di lusso ed eleganza, la Maison Cartier è universalmente riconosciuta come una delle più importanti e straordinarie manifatture di gioielli, orologi e oggetti d’arte al mondo. Fondata come boutique a Parigi nel 1847 da Louis-François Cartier, diviene in breve tempo il punto di riferimento di una clientela blasonata e aristocratica, tra cui non mancano teste coronate come la principessa Matilde Bonaparte e l’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III e ultima sovrana di Francia.

La trasformazione in vera e propria manifattura di gioielli avviene con il passaggio al nuovo secolo, con il trasferimento nella sede di Rue de la Paix – 1899 – e con la direzione del nipote del fondatore Louis Cartier, le cui creazioni si mettono immediatamente in luce per la semplicità e la raffinatezza delle linee geometriche declinate nelle nuance del bianco e del nero.

Sempre con Louis nasce l’interesse per l’orologeria, con le sorprendenti e affascinanti “pendules mystérieuses” e il primo orologio da polso della Maison, il Santos, creato nel 1904 per Alberto Santos-Dumont, pioniere del volo che necessitava di uno strumento di più facile consultazione rispetto a un modello da tasca. Risale invece al decennio seguente – 1914 – un segnatempo femminile, sempre da polso, che diventerà “emblematico” per Cartier: sulla cassa e sul bracciale a pavé di diamanti alcune pietre scure, in onice per l’esattezza, riproducevano il manto di un felino maculato.

Appariva così per la prima volta tra i codici stilistici della Maison un elemento riconducibile a una “pantera”, intendendo con questo termine – che rimanda al latino scientifico “panthera” in uso dal 17° secolo in poi – il leopardo, che di lì a poco regnerà sovrano nelle collezioni animalier di orologi e gioielli della Manifattura. Insieme a Louis Cartier, artefice di tale cifra stilistica la sua musa ispiratrice Jeanne Toussaint che, entrata a far parte della Maison nel 1918, prende le redini della direzione artistica dell’alta gioielleria nel 1933: e lei stessa viene soprannominata “Panthère” per lo stile di vita all’avanguardia e la spiccata personalità controcorrente, emblema dell’emancipazione femminile negli anni ‘20 del Novecento.

Realistica fin nei minimi dettagli come scultura-gioiello – con il disegnatore Peter Lemarchand che trascorre lunghe ore allo zoo di Vincennes, nei pressi di Parigi, a studiarne le espressioni e i movimenti… – o appena accennata nelle sue caratteristiche principali, la figura sinuosa dell’animale – che compare per la prima volta per intero nel 1917 su un portasigarette donato da Louis alla futura direttrice artistica Jeanne – è sempre paradigmatica e carica di personalità; in particolare, per riprodurre il manto maculato viene messa a punto una tecnica esclusiva chiamata “serti perlage” che consiste nell’incastonare le pietre tra minuscoli fili di metallo prezioso.

Diventata dunque icona e simbolo del brand, la pantera trionferà su oggetti come portacipria, portasigarette, nécessaire e su preziosi collier, anelli, bracciali e spille; di particolare rilievo i gioielli che alla fine degli anni ‘40 sfoggerà Wallis Simpson, controversa e carismatica duchessa di Windsor in seguito al matrimonio con Eduardo VIII – che per lei, americana non-aristocratica e pluridivorziata, rinuncerà al trono di Inghilterra -. Gioielli che consistono in una prima spilla datata 1948 che rappresenta una pantera scolpita per la prima volta a tutto tondo ad accompagnare uno smeraldo di eccezionale valore e in una seconda spilla, del 1949, che mostrerà l’animale in platino, diamanti, zaffiri e occhi di diamante giallo eretto su uno zaffiro cabochon di 152,35 carati – una delle creazioni simbolo di Jeanne Toussaint – ; a queste due “broches” si aggiunge, negli stessi anni, un bracciale completamente mobile e snodato che raffigura il felino tempestato di diamanti con inserti in onice…

Come abbiamo detto, l’evoluzione stilistica della pantera come emblema di una nuova femminilità, nonché della Maison, si sviluppa dall’inizio del Novecento anche attraverso l’orologeria, fino ad approdare nel 1983 a una vera e propria collezione chiamata per l’appunto Panthère de Cartier: collezione che, temporaneamente abbandonata all’inizio degli anni Duemila, ritorna oggi in auge con un unico modello declinato in numerose varianti e in due misure, ovvero Media – larga 27 millimetri – e Piccola – 22 millimetri -.

Come i segnatempo dei primi anni Ottanta, si tratta di orologi animati da movimento al quarzo; anche il design della lucidissima cassa squadrata, ma dai contorni morbidi, impermeabile fino a 30 metri e munita di 8 viti a vista sulla lunetta piatta – mentre la piccola corona ottagonale con alette di protezione è ornata da una pietra blu o da un diamante -, è lo stesso, così come il quadrante protetto da un cristallo zaffiro piatto che, escludendo alcune varianti esclusive che analizzeremo nel dettaglio, ha il medesimo fondo chiaro argenté con dettagli neri in contrasto, ovvero i numeri romani, la minuteria chemin de fer, la firma al 12, mentre le lancette a daga di ore e minuti sono in acciaio azzurrato.

La differenza principale tra le due linee consiste allora nel bracciale integrato che, accordato con le casse nel colore e nel design, correda tutti gli orologi: e se la maglia è composta da 5 elementi verticali della stessa misura, alternati asimmetricamente, ed è chiusa naturalmente da una fibbia pieghevole, la mobilità ora è più flessuosa, duttile, sinuosa, e dunque perfettamente in tema con l’atmosfera felina richiesta dalla collezione….

Per quanto riguarda le numerose varianti, partiamo da quella “base”: tra i 3 modelli disponibili completamente in acciaio, in oro rosa o in oro giallo, abbiamo scelto quest’ultimo, nella misura Media – come per tutti gli altri orologi presentati in queste pagine -, ovvero con la cassa in oro giallo di 27 millimetri di larghezza, 37 millimetri di altezza e 6 millimetri di spessore e corona ornata da uno zaffiro blu.

Particolare poi il modello bicolor che abbina all’acciaio l’oro giallo sia sul bracciale – le maglie centrali – che sulla cassa – lunetta e corona -; da segnalare che su quest’ultima la pietra blu è in questo caso uno spinello sintetico.

Per quanto riguarda invece le varianti più preziose, abbiamo il modello con cassa in oro rosa – disponibile anche in oro bianco- con lunetta di brillanti e corona ornata con un diamante; quello in oro bianco con tutte le componenti della cassa e del bracciale completamente tempestate di brillanti – 415 pietre, per un totale di 7,80 carati -; quello sempre in oro bianco – in questo caso però la misura è unica, quella Media – che rispetto al modello precedente aggiunge anche il quadrante con pavé di brillanti – e le pietre su quest’ultimo sono 118, pari a 0,32 carati, mentre sono 168, pari a 0,78 carati, sulla cassa e 374, pari a 5,37 carati, sul bracciale – e cosparge cassa, quadrante e bracciale di “macchie” in smalto nero – non per niente è stato chiamato “Panther Spots”… -: una lavorazione già vista sul Mini Baignoire, e ora riproposta sempre a imitazione del manto della pantera, di grande precisione che richiede 2 giorni per gli smalti e 8 per l’incastonatura, mentre ritorna lo zaffiro blu sulla corona.

Last but not least, un originalissimo modello completamente in oro rosa in edizione limitata a 30 esemplari – 50 esemplari nella misura Piccola – che rinuncia ai brillanti ma non al design maculato, con le “macchie” in lacca nera distribuite questa volta in maniera geometrica sulla cassa – anche in questo caso con zaffiro sulla corona – e sul quadrante che riprende sul fondo la trama del bracciale, anch’esso naturalmente con design maculato…