“Più che di un nuovo J12 dovremmo parlare del J12 di oggi e di domani”. La definizione è di Arnaud Chastaingt, Direttore dello Studio Creativo di Chanel dal 2013 nonché autore di alcuni dei più grandi successi della Maison di questi ultimi anni, da Mademoiselle a Code Coco, da Boy.Friend a Monsieur de Chanel. Quello di cui ci sta parlando è il risultato di un lungo e complesso lavoro di revisione e attualizzazione su uno degli orologi più iconici di Chanel, disegnato da Jacques Helleu – al tempo direttore artistico della Maison – e realizzato in ceramica, un materiale d’avanguardia scelto per le sue caratteristiche tecniche ed estetiche pressoché uniche. Correva l’anno 2000 e quell’orologio di stile contemporaneo che portava con sé eleganza e sportività conquistò molti nel mondo dell’orologeria; tra i tanti lo stesso Arnaud Chastaingt, all’epoca giovanissimo studente di design, non ancora interessato all’orologeria ma che, per sua stessa ammissione, rimase assolutamente folgorato da quella creazione scoperta sulle pagine di un giornale. Per uno strano intreccio del destino, a tre anni di distanza da quel primo incontro il mondo delle lancette sarebbe diventato “il suo” mondo, dapprima come designer di orologi in Cartier e dal 2013 come Direttore dello Studio Creativo di Chanel. Una sorta di percorso circolare che rendeva inevitabile, prima o poi, confrontarsi con l’orologio che lo aveva fatto innamorare dell’orologeria, il J12: come per ogni creazione di grande personalità, che entra con forza nella storia di un brand e ne riscrive i codici, arriva infatti il momento di decidere cosa fare per stare al passo con il tempo e far evolvere una forma. Un compito molto difficile, decisamente più difficile che tracciare un disegno su un foglio bianco, con il problema di confrontarsi con il potente design originale, il dovere di rispettarlo e il timore di snaturarlo. Per Arnaud Chastaingt questo momento è arrivato quattro anni fa ed è stato un vero e proprio “face to face” con il J12: “Dovevo scegliere come cambiare. Alla fine ho scelto di cambiare tutto senza cambiare nulla”! Un’affermazione, quest’ultima, che potrebbe sembrare un paradosso ma che di fronte al “J12 di oggi e di domani” appare assolutamente comprensibile. Sul “tutto” basti pensare che è nuovo il 70% dei componenti – considerando il movimento come un solo componente -; il “nulla” si esprime invece in una straordinaria fedeltà al design originale e all’essenza dell’orologio, perfettamente conservati nonostante il minuzioso restyling. Dietro questo “tutto e nulla” sta anche la difficoltà di definire un cambiamento più evidente di altri. Ci riusciamo mettendo da parte momentaneamente il punto di vista dell’estetica e del design per concentrarci su due elementi portanti dell’orologio, ossia la cassa e il movimento. Nel primo caso scopriamo una cassa monoblocco in ceramica che, al di là di ogni considerazione sul comfort generato da questo materiale al contatto con il polso, apre la strada a una visione estetica del fondello, con oblò in vetro zaffiro e movimento a vista. Ed eccoci al punto focale del nuovo J12, rappresentato dal suo nuovo movimento calibro 12.1: un movimento meccanico a carica automatica con certificato di cronometro rilasciato dal COSC, 70 ore di riserva di carica e una garanzia di 5 anni che ne testimonia la qualità costruttiva. Rispetto a questo movimento le considerazioni da fare sono fondamentalmente due. La prima ci consente di parlare di un ulteriore passo avanti nella costruzione di Chanel Horlogerie, un processo avviato oltre trenta anni fa grazie alla collaborazione con la G&F Châtelain di La Chaux-de- Fonds, acquisita nel 1993, quindi con la creazione al suo interno della Divisione di Alta Orologeria e con l’ingresso nel capitale azionario di Romain Gauthier, che hanno reso possibile la nascita dei primi tre movimenti di manifattura della Maison, concepiti, sviluppati e costruiti in- house. L’ultimissima novità in questo campo è la partecipazione nel capitale della Manifattura Kenissi, un partner scelto sulla base della sua capacità di produrre movimenti automatici di elevata qualità tecnica ma anche per la sua indipendenza; uno step fondamentale nel processo di rafforzamento del comparto orologeria di Chanel, come ha ben chiarito Nicolas Beau: “In trent’anni abbiamo creato un’azienda capace di produrre orologi, abbiamo introdotto le pietre preziose, lavorato i bracciali, migliorato la ceramica e l’incastonatura, approdando infine all’alta orologeria. Ciò che ci mancava era la possibilità di produrre una tipologia di movimenti come il calibro 12.1, che rappresentano i migliori movimenti disponibili in questa categoria e questa è la ragione che ci ha portati ad acquistare una quota all’interno di Kenissi. Insieme abbiamo la possibilità di far convergere le nostre esigenze e le rispettive competenze, come è stato nel caso del calibro 12.1 e del suo rotore con il cerchio lavorato in tungsteno: per noi era un’esigenza estetica importante, perché l’elemento circolare rispetta i codici dell’alta orologeria di Chanel. Quest’ultima resta naturalmente un punto fermo, che continueremo a sviluppare, ma naturalmente riguarda piccole quantità; la partnership con Kenissi – che, come sempre in Chanel non ha la finalità di diventare più grandi, semmai migliori attraverso nuove competenze – ci apre invece ulteriori possibilità in una diversa tipologia di prodotto. Come il J12, appunto”.
Dal punto di vista estetico e di design, come dicevamo all’inizio, le differenze tra il J12 di prima generazione e il nuovo sono numerose, pur senza essere singolarmente molto evidenti. Tra queste, il quadrante mostra una maggiore apertura con il binario esterno dei minuti spostato sul réhaut, insieme alla scritta Swiss Made, e quello interno con una maggiore evidenziazione degli indici orari; soprattutto, i numeri arabi sono ora realizzati in ceramica e ridisegnati dallo Studio Creativo di Chanel; quanto alle lancette, il loro design le rende ora maggiormente assottigliate ed eleganti, entrambe della stessa larghezza, con SuperLuminova nera sul J12 Black e SuperLuminova bianca sul J12 White. Intorno, la lunetta presenta anch’essa un design più leggero, con i “denti” lavorati nel metallo più numerosi, da 30 sono passati a 40, e dunque più piccoli, ma anche con una nuova grafica per indici e numeri. Da parte sua la corona risulta più piccola di circa un terzo, sia nella parte metallica che nel cabochon in ceramica. Il restyling estetico del J12 ha toccato infine il bracciale, le cui maglie risultano più sottili e allungate. Nel complesso, dunque, l’evoluzione del J12 ci mostra un orologio che ha mantenuto non solo il carattere di sempre ma fondamentalmente anche la stessa immagine. Eppure le differenze, che ci sono e toccano praticamente ogni elemento, una volta riconosciute sono capaci di offrire, nel loro insieme, quel tocco di leggerezza e di modernità che rappresenta la chiave di lettura dell’attualità e del futuro dell’orologio. Nonostante alcune lievi differenze nella costruzione della cassa, il diametro non è cambiato: misura 38 millimetri. Lo stesso vale per l’impermeabilità, sempre garantita fino a 20 atmosfere di pressione. In collezione, oltre ai due modelli base in ceramica bianca o nera, le rispettive versioni di gioielleria con diamanti agli indici delle ore: il volto prezioso dei J12 di oggi e di domani.

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