Una collezione erede del passato e un nome evocativo che rende omaggio alle competenze della maison nel campo della gioielleria.

Gli anni Sessanta del secolo scorso portarono una ventata nuova e dinamica nell’universo dell’alta gioielleria. Lo spirito ribelle e anticonformista dell’epoca si era inevitabilmente riversato nella moda – basti pensare a Mary Quant e alla minigonna, apparsa per la prima volta nel 1963 – e un’ondata di modernismo aveva investito anche il mondo dei gioielli, impegnato a sfidare la visione tradizionale del decennio precedente. Una clientela attenta all’arte e alle tendenze stilistiche ricercava gioielli lussuosi e magnifici che allo stesso tempo riflettessero lo spirito del momento adattandosi alla libertà, sfidando i preconcetti e infrangendo le regole. Ma, soprattutto, che rappresentassero una rottura con il passato e la concezione elitaria fino ad allora imperante. Sempre da Londra, dove era partita la rivoluzione della moda, prese dunque il via uno stile libero e modernista caratterizzato dall’utilizzo di materiali inusuali considerati più “democratici” – talvolta mutuati da discipline affini alla gioielleria – come cristalli grezzi, pietre dure, minerali, lapislazzuli, occhio di tigre, onice, malachite, e “vivi” quali il corallo e l’avorio. Anche l’abbinamento con l’oro appariva in una forma del tutto innovativa, poiché il metallo era fortemente testurizzato, inciso e lavorato in modo da assumere un aspetto organico, simile a una corteccia, o viceversa futuribile come la superficie bucherellata della luna.
Inevitabile che in questo clima di grande fermento il mondo delle lancette si adeguasse ai nuovi gusti e ai nuovi orientamenti stilistici. Inevitabile anche, all’epoca, il coinvolgimento diretto di Chopard, interprete raffinato della compenetrazione di due mondi complementari come l’orologeria e la gioielleria, e che non poteva dunque perdere l’occasione di fornire la sua, personalissima, interpretazione delle nuove tendenze stilistiche. Così, nel 1969, la Maison lancia una collezione di orologi gioiello di straordinaria contemporaneità, in perfetta rispondenza alle richieste di una forma espressiva nuova e irriverente in grado di suscitare appeal verso una clientela giovane e alla moda. E la veste di quadranti composti da minerali, pietre dure tra cui lapislazzuli, malachite, giada e occhio di tigre, incorniciati da diamanti e abbinati a bracciali in oro bianco fortemente testurizzati. Una vera e propria firma stilistica per il periodo, quegli anni Sessanta e Settanta che videro fiorire, appunto, quadranti in pietre dure e casse e bracciali in oro lavorato.
È a questa serie di modelli storici che Chopard si rifà con la più recente interpretazione della collezione L’Heure du Diamant, composta da otto nuovi segnatempo direttamente ispirati agli esemplari del 1969, dove in una veste contemporanea sono riprese ed elaborate le cifre estetiche dei predecessori, di cui mantengono l’equilibrio e l’eleganza originari. A caratterizzarli quattro diversi quadranti scolpiti in altrettanti affascinanti minerali: opale illuminato da guizzi di verde intenso e rosso fuoco, turchese vivace e sfavillante, malachite verde profondo percorso da striature chiare, lapislazzuli blu notte con pagliuzze dorate. Su ciascun quadrante scorrono le minuscole lancette per le ore e i minuti, e a circondare il tutto è previsto un giro di diamanti splendenti, di dimensioni generose e luminosissimi, caratterizzati da una incastonatura a griffe che confluisce in un ricercato motivo estetico sul bordo della cassa. Sono 22 i diamanti, per un totale di 4,10 carati, mentre anche la corona è …

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