Foto di Foto Christophe Claret

In oltre 20 anni di attività non sono mancate le occasioni per sottolineare il legame profondo della Manifattura di Christophe Claret con la grande tradizione orologiera svizzera: quella tradizione incontrata per la prima volta a 14 anni durante una visita a un orologiaio-riparatore, poi diventata progetto di vita presso l’Ecole d’Horlogerie di Ginevra, dove Christophe Claret si diploma a soli 20 anni.

Alla formazione scolastica segue la formazione pratica presso l’atelier di Roger Dubuis, che introduce il giovane orologiaio nei segreti del restauro e nei misteri delle complicazioni: un percorso assolutamente lineare, che lo porta ad aprire nella sua città natale, Lione, un laboratorio di orologeria dove si occupa del restauro di pezzi antichi, specializzandosi al tempo stesso nelle finiture e nella realizzazione di orologi scheletrati.

Nel 1987 un incontro che cambia completamente il suo futuro: durante la fiera di Basilea, Christophe Claret conosce infatti Rolf Schnyder, industriale svizzero proprietario del marchio Ulysse Nardin, che gli commissiona 20 movimenti a ripetizione minuti con automa San Marco! Inutile dire che questo è stato l’inizio di una storia nuova, che di lì a due anni porta Christophe Claret a fondare una propria Manifattura a La Chaux-de-Fonds, culla dell’orologeria svizzera, che in breve diventa un punto di riferimento per tanti marchi di prestigio – tra gli altri Franck Muller, Girard-Perregaux, de Grisogono, Harry Winston – che si rivolgono a lui per i movimenti più complicati.

Dopo dieci anni di lavoro e di successo, la scelta di trovare una nuova sede, più ampia e prestigiosa, per la Manufacture Claret: il posto giusto è in un antico maniero sulle alture della città di Le Locle, che in passato era stata la dimora dell’orologiaio Urban Jürgensen; ampliata negli anni seguenti, la nuova sede conta attualmente oltre un centinaio di dipendenti e raccoglie oltre 30 diverse professionalità.

Ed è qui che è nata la vasta collezione che ha fatto di Christophe Claret un nome importante nel panorama contemporaneo dell’alta orologeria e del suo brand un protagonista di spicco di una visione rigorosa e innovativa dell’orologeria, nella quale l’elaborazione tecnica procede costantemente con l’elaborazione estetica, dando vita a creazioni che sorprendono ed emozionano, senza il timore di spingersi su terreni poco tradizionali quali quelli delle complicazioni “estreme”, delle complicazioni ludiche e interattive, o ancora delle romantiche complicazioni femminili.

Un mondo di tradizione e di novità quello di Christophe Claret, possibile grazie alla completa indipendenza del brand, che sviluppa e realizza in-house non solo i propri movimenti ma anche le casse. Nei laboratori della Manifattura centinaia di componenti dei movimenti sono modellate da artigiani altamente specializzati con l’aiuto di macchine e tecnologie all’avanguardia – un aspetto importante delle attività della Manifattura, che va sotto il nome di Manufacture Claret Engineering, riguarda la progettazione di macchine per le esigenze specifiche della produzione: tra queste possiamo citare la Flash cut Laser, una macchina da taglio laser di straordinarie precisione e rapidità, e la macchina CNC a 16 assi simultanei, con la quale vengono realizzate le platine e le casse più complesse -.

L’elemento umano e il know-how artigianale sono tuttavia assolutamente insostituibili – non a caso in questi risiede l’essenza dell’alta orologeria – in ciascuna fase di produzione dell’orologio: operazioni come l’anglage, la sbavatura, la trafilatura e la decorazione richiedono abilità ed esperienza che spesso sono trasmesse di generazione in generazione; vale lo stesso per i lavori di bulinatura, di incisione e di smaltatura, che hanno sempre un peso determinante nella creazione di orologi di alta gamma; e poi ci sono i maestri orologiai, autentici creatori di equilibri perfetti, che assemblano pezzo per pezzo ogni singolo orologio, consegnandolo ai rigorosi controlli del laboratorio THF – Test, Homologation, Fiabilité -; controlli ancora più specifici sono riservati alle suonerie, presenti in numero notevole nella collezione del brand, per le quali l’ultima parola spetta al maestro in persona.

Ed eccoci, dopo questo sintetico percorso nelle radici dell’orologeria di Christophe Claret, alla più recente creazione della Maison. Il suo nome – Maestro – a questo punto ci appare in tutte le sue sfumature di significato: un omaggio ai grandi orologiai del passato che hanno costruito, passo dopo passo, la tradizione orologiera svizzera; ma anche un elogio a un mestiere che solo chi conosce da vicino può apprezzare veramente, cogliendovi la necessaria integrazione della tecnica con l’arte, del rigore con la fantasia creativa.

Un orologio che nasce con simili velleità rappresenta un’occasione in più per dare piena visibilità alla meccanica, che è l’espressione più immediata del savoir-faire di ogni vero maestro; in questo Maestro si ricollega allo stile che ha già contraddistinto modelli come Maestoso, Soprano o X-Trem-1, nei quali la presenza sul quadrante dei principali componenti del movimento crea una dimensione architettonica e tridimensionale, sicuramente moderna e di grande impatto estetico.

In Maestro tale impostazione risulta ancora più evidente in virtù di un originale indicatore conico utilizzato per la visualizzazione della data e posizionato in corrispondenza delle ore 5, che cattura lo sguardo per la sua forma assolutamente inedita: è formato da due tronchi di cono in alluminio, sovrapposti, che indicano rispettivamente le unità, da 0 a 9, e le decine; li sovrasta uno zaffiro o un rubino, secondo il materiale della cassa; entrambi gli elementi ruotano e la loro combinazione numerica indica la data, evidenziata da due asticelle verticali nello stesso colore della pietra preziosa. Tecnicamente si tratta di un calendario semi-istantaneo che salta automaticamente da una data all’altra tra la mezzanotte e le 0.20, per la cui regolazione si utilizza il pulsante a ore 4.

Simile per forma e costruzione è l’indicatore conico posto lateralmente a quello della data e denominato Memo: anche in questo caso l’elemento in alluminio è sovrastato da una pietra con taglio appuntito, zaffiro o rubino; inoltre, sulla sua superficie laterale sono inseriti una pietra della stessa tipologia di quella posta sulla sommità e un diamante. Si tratta di un “reminder” meccanico che il proprietario dell’orologio può utilizzare per ricordarsi di un’occupazione quotidiana, di un appuntamento e così via: è un “nodo al fazzoletto” tecnologico che ci dice che dobbiamo fare qualcosa quando la pietra colorata è rivolta verso di noi.

Per “sciogliere il nodo” sarà quindi sufficiente esercitare una pressione sul pulsante a ore 2, ed ecco che il Memo ruota mostrandoci il diamante; la posizione iniziale sarà ripristinata automaticamente durante la notte grazie a un sistema saltante semi-istantaneo. Ben in vista sul lato del quadrante altri componenti fondamentali del calibro DMC16, movimento meccanico a carica manuale di 36,25 millimetri di diametro e 10,50 millimetri di spessore – senza lancette -, con 342 componenti, tra i quali 33 rubini, e 7 giorni di riserva di carica, circa 168 ore: innanzitutto il bilanciere, sviluppato e prodotto in-house, colorato di rosso o di blu, con le sue viti e la frequenza di 21.600 alternanze orarie; quindi i due bariletti montati in serie e visibili in corrispondenza delle ore 12, con il ponte superiore scheletrato che permette di osservare lo stato di avvolgimento della molla e di poter quindi valutare lo stato della carica.

In bella mostra i ponti stile Carlo X, segno distintivo delle collezioni di Christophe Claret, tenuti da viti che nel modello con cassa in titanio mostrano una vivace colorazione blu; dettagli di colore, infine, riguardano le lancette, cromate nere con bordo in alluminio anodizzato blu o rosso, e terminazioni in SuperLuminova. A protezione di questa “macchina” tridimensionale un generoso vetro a cupola, parte integrante dell’architettura della più piccola cassa presente nelle collezioni di Christophe Claret: misura infatti 42 millimetri di diametro e 16,06 millimetri di spessore, con un’impermeabilità pari a 3 atmosfere di pressione. E’ proposta in titanio grado 5, con corona in acciaio, oppure in oro rosa 5N, in due serie limitate di 88 esemplari.