Dopo la coraggiosa serie Neo Bridges che reinterpreta con gusto contemporaneo la tipica conformazione dei ponti del movimento al centro del quadrante, la nuova collezione Classic Bridges di Girard-Perregaux si ispira alla tradizione
inaugurata dal celebre Tourbillon Sous Trois Ponts d’Or nel lontano 1889.

Come abbiamo più volte ricordato, le origini della Girard-Perregaux sono riconducibili all’anno 1791, quando l’ingegnoso Jean-François Bautte dava inizio a Ginevra alla propria carriera nel mondo dell’orologeria, fondando poco dopo un’importante azienda manifatturiera celebre per i suoi modelli extra-piatti; azienda che dopo oltre un secolo, nel 1906, verrà acquisita dalla Maison nata nel 1856 a La Chaux-de- Fonds – dove tuttora risiede – come felice conseguenza di un matrimonio, quello tra Constant Girard e Marie Perregaux. Dovendo poi scegliere tra i segnatempo più celebri legati alla Manifattura – che in tanti anni di attività ha depositato oltre 100 brevetti – ed entrati nella storia dell’orologeria, citiamo il Laureato, un’icona relativamente recente ma che rimanda agli orologi extra-piatti di Bautte, e lo storico Tourbillon sous Trois Ponts d’Or, presentato da Constant Girard nel 1889 all’Esposizione Universale di Parigi dove, grazie all’audacia innovativa del design che coinvolgeva nell’accurata ricerca estetica anche il movimento, avrebbe vinto una medaglia d’oro. Uno degli elementi ricorrenti nella storia della Maison Girard-Perregaux è dunque la sintesi tra tecnica ed estetica, sublimata nel Tourbillon sous Trois Ponts d’Or. Una sintesi affascinante e attuale ancora oggi come dimostra il Classic Bridges, un nuovo modello disponibile in due misure: a una dimensione decisamente importante, pari a 45 millimetri di diametro per 12,15 millimetri di spessore, si affianca un secondo formato, adatto anche a polsi più sottili, di 40 millimetri di diametro per 11,70 millimetri di spessore. Protagonisti dell’orologio, ancora una volta, gli iconici ponti chhanno reso celebre la Manifattura; in questo caso sono solo due e contrastano cromaticamente, sul quadrante scheletrato, con i componenti dell’inedito movimento automatico al quale sono state riservate finiture e decorazioni di alto livello. Rispetto alla collezione Neo Bridges lanciata recentemente, che reinterpreta con gusto contemporaneo la tradizione ridisegnando la sagoma dei ponti, la nuova serie, come il nome lascia intendere, pur essendo profondamente radicata nel presente predilige una rappresentazione più rispettosa del glorioso passato: su entrambi i quadranti, i due “classic bridges” – smussati, arrotondati, lucidati a specchio e satinati – riprendono infatti la loro consolidata conformazione a freccia. Perfettamente collocato al centro, il primo ponte in oro rosa si estende dal 3 al 9 e funge da supporto alle grandi lancette Dauphine sfaccettate, la cui tonalità oro rosa satinata è interrotta da una breve porzione trattata con SuperLuminova. Ci troviamo sullo strato più alto del profondo quadrante multilivello, incorniciato su una quota leggermente superiore solo da un anello satinato con indici sospesi di forma allungata, con tratto iniziale fosforescente, e applicati ogni 5 minuti, escludendo la posizione al 12, occupata dalle iniziali “GP” sovradimensionate e in rilievo, e quella al 6, che reca incisa la cifra 1791 a ricordare l’anno in cui tutto è cominciato. Il secondo ponte in oro rosa si sviluppa invece dalle 4.30 alle 7.30; di notevole spessore, raggiunge lo strato inferiore del quadrante e regge al centro, in corrispondenza del 6, la grande ruota “rosata” del bilanciere la cui oscillazione raggiunge le 21.600 alternanze orarie, pari a una frequenza di 3 Hz. Tonalità grigia a finitura satinata, con bisellature lucidissime, per gli altri ponti del movimento meccanico a carica automatica tra i cui ingranaggi è possibile identificare il bariletto, all’1.30, e il microrotore, alle 10.30: movimento di manifattura che è il calibro GP08600-0002 per il modello che misura 45 millimetri e il calibro GP08600-0001 per quello di 40 millimetri; per entrambi, 207 componenti, tra i quali 29 rubini, e autonomia di marcia di circa 48 ore consentita dal bariletto singolo. A differenziarli, in definitiva, sono solo le misure: 16 linee e 1/2 – equivalenti a un diametro di 37,20 millimetri – per 5,67 millimetri di spessore per il primo; 14 linee e 1/2 – pari a un diametro di 32 millimetri – per 5,62 millimetri di spessore per il secondo. In tutti e due i casi, il movimento è visibile anche attraverso il cristallo zaffiro del fondello; essendo però tutti gli ingranaggi collocati sul lato quadrante, è possibile osservare solamente la platina decorata a Côtes de Genève, personalizzata con il blasone Girard-Perregaux e percorsa da fori, viti, ponti, con una strategica apertura in corrispondenza del bariletto. Il fondello è serrato alla cassa tramite 4 viti,garantendo un grado di impermeabilità che non supera le 3 atmosfere di pressione; cassa che è in oro rosa, lucida in ogni sua parte e la cui semplice costruzione, sobria ed elegante, prevede carrure bombata e obliqua, che tende a restringersi verso il basso, e lunetta sottile e inclinata a cingere l’ampio cristallo zaffiro antiriflesso dall’andamento leggermente convesso. Piccola la corona con bordo scanalato, personalizzata sulla cima con il logo GP, mentre le anse ergonomiche sono massicce e ricurve, a trattenere il tradizionale cinturino nero in alligatore a grandi scaglie con cuciture ton sur ton, fodera beige e fibbia déployante in oro rosa a tripla lama. E a proposito delle anse, soffermiamoci ancora un momento sull’aspetto ergonomico di questo orologio: pur trattandosi di un modello di grande prestigio è stato progettato per essere indossato quotidianamente, facendo grande attenzione al comfort.

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