D. Prendiamo lo spunto dai modelli protagonisti di queste pagine per parlare, ancora una volta, di Royal Oak: modelli ben diversi dall’ultimo Royal Oak di cui abbiamo parlato – il Concept Supersonnerie al quale abbiamo dedicato la Cover story di OROLOGI non più di due mesi fa -, ma comunque espressioni di una serie di valori evocati già nel nome “Royal Oak”.
R. Il Royal Oak non può che richiamare la parola icona, per Audemars Piguet e per l’orologeria in generale. Questo orologio ha rivoluzionato i canoni estetici dell’orologeria di lusso proponendo un concetto assolutamente inedito di segnatempo sportivo – per il design e il materiale utilizzato, l’acciaio – e al tempo stesso prezioso – per l’assoluta ricerca della perfezione nei movimenti di Manifattura e nelle rifiniture realizzate interamente a mano.

Il nostro articolo, questa volta, riguarda due modelli Royal Oak Offshore: una linea che ha ormai conquistato un posto molto importante all’interno della grande famiglia Royal Oak e, più in generale, nella collezione Audemars Piguet. Non è così?
Assolutamente sì. I modelli Offshore sono caratterizzati da un design più audace e quindi sono particolarmente apprezzati dagli appassionati di orologi sportivi e di carattere. Se a questo si aggiunge che la Maison ha utilizzato, in questa linea, materiali innovativi quali il carbonio e la ceramica, e che ne ha realizzato alcune fortunatissime serie limitate, allora possiamo comprendere il successo dei Royal Oak Offshore, ormai assolutamente consolidato.

Come è noto Audemars Piguet è una Casa orologiera che può vantare uno dei cataloghi più interessanti nelle grandi complicazioni. La domanda è probabilmente un po’ scontata, certamente non originale, ma ci aiuta a disegnare lo scenario attuale della marca: qual è, dunque, in termini di produzione e quindi di favore presso il pubblico, il rapporto tra Royal Oak e altre collezioni?
Il Royal Oak rappresenta da sempre la punta di diamante del brand nel segmento degli orologi sportivi di lusso, con oltre quarant’anni di presenza attiva sul mercato. Ma non bisogna dimenticare che il DNA orologiero di Audemars Piguet è sempre presente in tutte le collezioni, dai solo tempo e dalle semplici complicazioni a capolavori come i Calendari Perpetui, le Grandi Complicazioni e, ultimamente, il Royal Oak Concept Supersonnerie.

Oltre a dedicarsi alle grandi complicazioni, Audemars Piguet è una Casa che esprime molto bene l’attualità dell’orologeria contemporanea che, dopo l’importante recupero della grande tradizione meccanica degli anni ‘80 e ‘90 del ventesimo secolo, ha intrapreso strade nuove sia nella tecnica propriamente detta sia nella ricerca dei materiali, nonché nel design. Lei come giudica questo clima di ricerca e di innovazione che coinvolge, in Svizzera, non solo orologiai indipendenti ma anche le marche di tradizione?

Per noi non è una novità. È dagli inizi del ‘900 che Audemars Piguet ha fatto dell’innovazione il principio base della propria produzione.

E il pubblico? In generale gli appassionati di orologeria amano maggiormente i modelli tradizionali o le proposte più innovative? Anche da questo punto di vista il settore è cambiato rispetto a 20-30 anni fa? In che modo?

Il pubblico si divide in due grandi parti, ben distinte: una che ama più i modelli classici e un’altra, tendenzialmente più giovane, che è alla ricerca di prodotti caratterizzati da un certo grado di innovazione, sia in termini di design che di movimenti, pur restando nella tradizione dell’alta manifattura orologiera.

Sul mercato in generale e su quello italiano in particolare mi aspetto una delle sue lucide analisi, diventate quasi un “cult” tra i giornalisti del settore….
Non vorrei deludere questa importante platea ma penso che oggi l’unica analisi che si possa fare è che non so veramente cosa possa accadere, sia in bene che in male, sia sul mercato italiano che su quello internazionale. Questo perché il mercato oggi è sotto stress, c’è troppo prodotto in giro, di tutte le marche, per cui preferirei non fare alcuna previsione.

Un’ultima domanda riguarda le boutique Audemars Piguet in Italia. Rispetto a quelle già aperte le chiedo di tracciare un bilancio, rispondendo nello stesso tempo a una domanda frequente tra i “consumatori” che riguarda la scelta tra un acquisto in boutique e uno presso un concessionario della Marca. E poi, ovviamente, le chiedo se ci sono nuove aperture in programma.
L’acquisto in boutique implica una vera e propria esperienza. Vuol dire entrare in contatto diretto con il brand e con il suo mondo. Nulla togliendo alla collaborazione con retailer preparati e di alto livello – collaborazione necessaria e preziosa – la scelta che può offrire la boutique in termini di servizio e di prodotto non può essere paragonata a quella del miglior retailer, anche per la presenza di decine di brand all’interno di queste realtà. Per quanto riguarda le nuove boutique, è di strettissima attualità l’apertura nella splendida cornice di Firenze, proprio nel cuore della città.