Puntualissimo all’appuntamento alla boutique multi-brand di Pisa Orologeria in via Verri 7 a Milano, salgo le scale con Fabio Bertini e arriviamo nella saletta riservata al primo piano in pochi secondi.

Fabio ha idee chiare e scopro che possiede da sempre uno spirito curioso.

Non ha alcun timore a chiedere “perché l’hai fatto?” Non importa se davanti a sé ha Daniel Roth o un CEO dell’orologeria svizzera. Vuole capire bene arrivando al cuore delle cose.

Oggi è lo stesso ‘ragazzo’ che casualmente cominciò a lavorare ‘in bottega’ alla fine degli anni ‘60, dopo una bocciatura a scuola. Bocciatura benedetta dalla fortuna.

Da allora è rimasto con Pisa Orologeria scalandone i gradini aziendali: da apprendista a Direttore Generale.

Adesso opera come consulente alla Direzione mentre Pisa Orologeria è approdata alla 3° generazione, riuscendo a coniugare, da oltre 70 anni, la vocazione professionale al rapporto familiare. Il ‘copione’ è rimasto lo stesso, sono cambiati gli interpreti. Fabio è una vera miniera di aneddoti e notizie. Senza esagerare, rimane una delle persone più preparate in ambito orologiero di tutto il panorama occidentale. Ha accettato per OROLOGI di parlare di edizioni limitate e di personalizzazioni.

Ero uno studente che non amava la scuola e Osvaldo Pisa mi offrì un‘opportunità inizialmente con dei lavoretti semplici. Riuscì a farmi conoscere e apprezzare tutti i risvolti di questo mondo così particolare.

D. Suonavi la batteria più che studiare, e si vede che il senso del tempo era nel tuo destino. E così sei stato attento e hai accettato di fare ciò che ti si chiedeva.

R. Tutto faceva parte di una educazione al mestiere che imparavo da Osvaldo e Ugo Pisa e dai loro collaboratori. Dal lavoro in laboratorio alle dinamiche del negozio, fino all’importanza dell’allestimento delle vetrine. Non solo per i polso ma anche per le pendole. Per queste, mi sono occupato anche della consegna a casa dei clienti una volta riparate.

Ti sei guadagnato la fiducia di tutti.

Questo è un mondo dove la fiducia è essenziale. A tutti i livelli. Con i produttori, i fornitori, i collaboratori, i clienti, perché sull’altra faccia della medaglia c’è scritta la parola credibilità.

Dimmi allora come sono nate alcune delle vostre serie speciali.

Permettimi due premesse. La prima riguarda la storia di Pisa e l’altra la nostra voglia di sorprendere, e in qualche modo ringraziare, chi è già nostro cliente o sta per diventarlo. Alcuni ricordano che Pisa, negli anni ‘80, ha anche realizzato un orologio da polso! Era in oro giallo. Un solo tempo con cassa asimmetrica riequilibrata dall’inclinazione del vetro. L’abbiamo realizzato perché volevamo affrontare in prima persona il processo di costruzione di un orologio. Ne realizzammo appena 30 pezzi. Per noi si trattava di una sfida. E poi, su richiesta del Principe Karim Aga Khan, realizzammo una pendoletta in argento. Di questa ne realizzammo 12 esemplari. Per dirti che le nostre serie speciali hanno dei progenitori in queste creazioni che altro non erano che un impegno a volerci mettere alla prova.

Ma prima ancora, quando le Case vi permettevano di farlo, alcuni clienti sviluppavano con voi la personalizzazione dei loro orologi per farli diventare ‘pezzi unici’.

Certo! Poteva trattarsi di qualcosa di distintivo sul quadrante, o sul bracciale o su entrambi. Ugo Pisa aveva sempre carta e penna per disegnare davanti al cliente la personalizzazione che lo stesso richiedeva, interpretandone i desideri. Sia per uomini che per donne.

Oggi le Case questo non lo permettono più.

Non solo non lo permettono, ma manca la pazienza di aspettare; si vuole avere l’orologio subito per poterlo indossare.

In molti la passione e la ricerca di possedere un oggetto davvero unico è rimasta.

Lo so. Per questo arrivo alla seconda premessa. A noi è sempre piaciuto sorprendere e gratificare i nostri clienti con delle serie speciali. Uniche al mondo. Ora sono tutte esaurite, salvo l’ultima con IWC che è in esaurimento.

Partiamo da IWC allora.

Il primo per celebrare i 50 anni di Pisa dall’apertura nel dopoguerra. Abbiamo sviluppato con IWC un edizione limitata del Portoghese in acciaio. Un solo tempo in 50 esemplari. Quadrante silver, numeri arabi in stile Breguet, lancette a foglia blu e la scritta PISA sopra i secondi. Era un carica manuale. E poi, qualche anno dopo, sempre con la Casa di Sciaffusa, realizzammo un Calendario Perpetuo in oro bianco in 20 esemplari. La scritta PISA nel quadrantino a destra della riserva di carica.

Dopo due quadranti chiari con IWC, con l’ultimo avete cambiato rotta.

Sì. Per i nostri 75 anni dalla fondazione di Pisa Orologeria con IWC abbiamo pensato a una serie di 25 pezzi del Portoghese Calendario Annuale. Quadrante nero con lancette rhodiè e un arancio terra di Siena come colore nei dettagli.

Un abbinamento abbastanza inconsueto.

E’ la voglia di sorprendere! Ti svelo un segreto. Negli orologi, io amo molto il nero opaco e il rosso ciliegia. Questo IWC lo volevo rosso; ma le prove di rosso non mi convincevano. Abbiamo allora preferito le tonalità arancioni.

Le stesse che trovo negli arredamenti di questa Boutique.

Esatto.

Oltre a IWC, ci sono altri esempi?

Negli anni la collaborazione con le Manifatture c’è sempre stata: con Girard-Perregaux con il Vintage 1945 in oro rosa e quadrante nero. E poi proposi all’allora amministratore di A. Lange & Söhne, Gunther Blumlein, una variazione unica del Tourbillon ‘Pour le Merite’.

La Maison della Sassonia ne voleva fare 150 pezzi in oro e 50 in platino.

E osai dire: perché non farne anche 1 solo in acciaio? Sarà l’unico. Blumlein ci pensò sopra e poi fu d’accordo a fare una collezione con 149 pezzi in oro, 50 in platino e 1 in acciaio. Ancora oggi alcuni collezionisti mi chiedono dove sia finito… E’ divenuto un orologio cult. Introvabile. Se dovesse andare in un’asta internazionale farebbe una cifra con molti zeri!

La collaborazione con la Manifattura sassone continua?

L’idea di usare l’acciaio con orologi abituati a ‘vestire’ materiali nobili piace. Così nasce il A. Lange & Söhne 1 in acciaio, in 3 soli esemplari con il quadrante nero. E poi, nel 2004, sempre con loro abbiamo realizzato un Datograph in platino dal quadrante grigio platino, battezzato subito con il nome ‘l’albino’, in 10 esemplari.

Noi italiani siamo bravi a dare i soprannomi agli orologi. Guarda nel mondo Rolex: l’Hulk, lo Spider, il Diabolik; per non parlare del Daytona Paul Newman o dello Steve McQueen…

Ma siamo anche bravi a farli. Parlo della forma. Il Laureato di Girard-Perregaux è stato disegnato da un italiano e, ispirandosi al bullone, prendeva il nome dal fatto che fosse accompagnato dal certificato di cronometria COSC e non dal film di Mike Nichols. E poi il GP 7000 è nato a Milano da un’idea di tre amici, e io tra loro.

Per tornare alle vostre personalizzazioni, mi sembra che ogni scelta porti poi a un orologio unico.

Non corriamo il rischio di ripeterci.

Come i film di Stanley Kubrick, che faceva sempre film uno diverso dall’altro.

Alcuni clienti, non solo italiani, ci prenotano l’orologio di una serie speciale ancora prima di vederlo. Torniamo al discorso sulla fiducia e a quello di voler sorprendere.

Come nascono certe idee ?

Questo è un mondo dove chi arriva prima vince. “The winner takes it all” dicono gli americani. Vince chi ha naso. Potrei ricordare orologi nati perché ‘qualcuno’ ha annusato qualche cosa di nuovo nell’aria, che altri non hanno percepito. Orologi venuti al mondo al momento giusto nel posto giusto, che hanno sorpreso il pubblico per la novità. Penso alla nascita di Hublot, al suo quadrante e all’idea del cinturino in caucciù. Ma non vorrei divagare troppo.

Per le vostre serie speciali avete sempre avuto bisogno di celebrare qualche anniversario?

No. A volte, però, l’abbinamento è nato quasi spontaneamente, con Panerai o Patek Philippe.

Racconta…

Realizzammo con Panerai un Radiomir Crono Rattrapante in 20 esemplari in una veste inedita: oro bianco e quadrante nero, invece indici, pulsanti cronografici e corona in oro rosa. E ancora altri 5 esemplari con cassa in platino e quadrante con dettagli blu.

Con Patek Philippe invece un loro classico

Con l’apertura della Boutique Patek Philippe, qui accanto, abbiamo sviluppato nel 2008 due versioni speciali di un classico, come dici tu, il Calatrava 5296. Un orologio di una eleganza fuori dal tempo. Una versione in oro bianco, l’altra in oro rosa, 25 pezzi ciascuna e con le lancette dei secondi di un fulgido rosso.

Come ti sono venuti in mente questi accostamenti?

E chi lo sa…?! Io ho sempre amato la fantascienza. I racconti di Isaac Asimov in particolare. Chissà che senza volere non rubi qualcosa a delle letture che mi hanno emozionato?

Dal tuo racconto mancano ancora le serie nate dalla partnership con Vacheron Constantin.

Che vale la pena di ricordare. Nel 2009 ci siamo divertiti a immaginare come rendere speciale un oggetto già particolare: la ri-edizione dell’Americano 1921. E allora un tocco di rosso e basta. Semplice. Una serie di soli 12 pezzi. In ciascuno di essi ogni singola ora è colorata di rosso e corrisponde al numero progressivo dell’orologio, salvo il 3 che è l’unico numero non rappresentato per il quadrantino dei secondi che ne occupa lo spazio, in questo caso tutti i numeri sono colorati di rosso. Di conseguenza ogni orologio è unico. E’ tra i miei preferiti: in oro rosa con il Punzone di Ginevra. E poi, l’anno dopo, anche lo sportivo Overseas Crono in acciaio ha avuto una serie speciale. Abbiamo giocato ancora, da 0 invece che dal classico 60. Per questo l’abbiamo chiamato “Zero Time” con un fondo nero matt. Gli indici e le lancette sono rivestite di materiale luminescente in un esclusivo color giallo anticato. E’ un orologio nel quale abbiamo voluto dare delle emozioni immediate, e poi abbiamo nascosto sul quadrante la nostra firma: sarà una sfida divertente trovarla.

E poi un ultimo pezzo più recente, nel 2015.

Un orologio scheletrato della collezione Métiers d’Art Mécaniques Ajourées, realizzato in due soli esemplari con una tonalità cromatica di color bordeaux a incorniciare le ore.

Anche qui per proporre delle suggestioni nuove. State pensando ad altre personalizzazioni?

Per ora no. Ma mai dire mai! Per le personalizzazioni lo scrittore Giorgio Soavi – pupillo di Adriano Olivetti – diceva che per fargli “un orologio più bello di qualsiasi altro” Ugo Pisa gli disegnava un oggetto perfetto “senza più né nome né forma”. Naturalmente scherzava.

Forse no. Soavi in un libro sulla bellezza scritto con Vittorio Gassman diceva che era conquistato dalla perfezione; era attirato dalla perfezione come da un vortice, al punto di rimanere senza fiato.

E’ vero: alcuni orologi possono lasciarti non solo senza parole ma anche senza fiato.