Foto di Jaquet Droz

Tecnicamente il Grande Seconde è un orologio con indicazione decentrata di ore e minuti e con quadrante supplementare dei secondi. Nella realtà è un piccolo gioiello di stile, un intreccio magico di due cerchi che vanno a formare un 8, simbolo dell’infinito e quindi dell’eterno: non a caso Jaquet Droz lo ha scelto come suo numero, riferimento costante nelle serie limitate Numerus Clausus formate da 8, 28 oppure 88 esemplari.

E sul quadrante del Grande Seconde questo riferimento è immediato e preciso, tanto da farne l’orologio più emblematico della collezione; al confronto con gli altri modelli – tra i più originali ed esclusivi ricordiamo quelli con automi, che ci riportano ai grandi capolavori settecenteschi di Pierre Jaquet-Droz che oggi sono esposti al Musée d’Art et d’Histoire di Neuchâtel, oppure le creazioni degli Atelier d’Art, che rappresentano uno straordinario trionfo delle arti decorative quali la pittura, l’incisione, la scultura, la smaltatura e così via – è un orologio di raffinata semplicità ma al tempo stesso di grande fascino.

Ed è straordinario sottolineare come anch’esso sia testimone della storia della marca, rielaborazione moderna di un orologio da tasca che Pierre Jaquet-Droz realizzò nel 1784!

Oggi lo troviamo declinato in tanti modelli diversi per funzioni – dal solo tempo si passa al Grande Seconde Quantième ma anche ai modelli con tourbillon o ripetizione minuti, per citarne alcuni – oppure per l’uso creativo dei materiali grazie al quale la collezione annovera esemplari come il Grande Seconde Ceramic o quelli con quadranti speciali; ben noto, infine, il Grande Seconde Off-Centered, dove i due cerchi seguono un asse obliquo anziché verticale.

Tanti modelli, dunque, che interpretano un concetto unico di design in orologeria ma anche, come vedremo nei due modelli fotografati in queste pagine, di tecnica raffinata.

Iniziamo dal Grande Seconde Deadbeat, che rappresenta un vero e proprio omaggio al Secolo dei Lumi

Risale infatti al 1776 la cosiddetta invenzione dei “secondi morti indipendenti”, ad opera dello svizzero Jean-Moise Pouzait, che presentava due interessanti vantaggi: in primo luogo consentiva di gestire la lancetta dei secondi in modo indipendente rispetto alla marcia normale dell’orologio – una funzione che, di fatto, anticipava la possibilità di leggere i tempi brevi: non a caso, è considerata come un precedente significativo sulla strada della successiva invenzione del cronografo; e non a caso, ancora, sarà messa in ombra proprio dalla diffusione del cronografo -; in secondo luogo, grazie al movimento a scatti della lancetta dei secondi, da cui deriva la curiosa denominazione di “secondi morti” – il riferimento è allo stop temporaneo della lancetta a ogni secondo scandito -, era possibile una lettura del tempo più precisa.

Oggi, dunque, il Grande Seconde Deadbeat riporta l’attenzione su un bel capitolo della storia dell’orologeria, unendo, come di consueto per Jaquet Droz, il passato con il presente.

La novità, però, non è esclusivamente di natura tecnica ma riguarda anche la visualizzazione

Nel Grande Seconde Deadbeat, infatti, il posto tradizionalmente occupato dai secondi – ovvero il quadrante supplementare a ore 6, che in realtà occupa tutta la parte inferiore del quadrante – ospita l’indicazione della data, di tipo retrogrado, mentre all’indicazione dei secondi è riservata l’unica lancetta centrale dell’orologio, che dunque si muove lungo il binario alla periferia del quadrante.

L’insieme di queste funzioni è assicurato da un nuovo movimento a carica automatica, il calibro Jaquet Droz 2695SMR, con 34 rubini, 21.600 alternanze orarie, 40 ore di riserva di carica; dotato di massa oscillante in oro, utilizza componenti meccanici frutto delle competenze di Swatch Group in materia di nanotecnologie nonché una spirale in silicio capace di resistere ai campi magnetici e alle variazioni di temperatura e di pressione, con effetti notevoli sulla precisione di marcia.

Interessante, infine, la scelta di una camma a 10 denti anziché 30, come avviene normalmente per i secondi morti.

Quanto alla veste estetica, l’orologio si presenta con una cassa in oro rosso di 43 millimetri di diametro e 13,79 millimetri di spessore, impermeabile fino a 3 atmosfere di pressione.

Il quadrante è in smalto Grand Feu di colore avorio o nero, con lancette in oro rosso.

Il cinturino è in alligatore, cucito a mano e completato da una fibbia ad ardiglione in oro. La serie è limitata a 88 esemplari per ciascuna versione di quadrante; in collezione anche un modello con quadrante avorio in una serie limitata di 8 esemplari.

Tra le più recenti novità della famiglia Grande Seconde figura anche il Dual Time, un orologio che ci ricorda lo spirito da grande viaggiatore del fondatore della marca e che, soprattutto, si rivolge ai viaggiatori moderni alla ricerca di uno strumento capace di coniugare eleganza e praticità d’uso.

Ad accogliere la nuova funzione è, come sempre, il grande “quadrante dei secondi” che qui presenta ben tre indicazioni: i secondi nella parte più esterna, la data nella parte centrale e il secondo fuso orario su 24 ore nella parte più interna.

In alto, invece, troviamo il consueto quadrante decentrato di ore e minuti, distinto anche visivamente da quello sottostante per l’uso di cifre romane.

Ad animare l’orologio è un movimento meccanico a carica automatica, il calibro Jaquet Droz 2663H24, con 42 rubini, 28.800 alternanze orarie, doppio bariletto che assicura una riserva di carica di 65 ore e scappamento in silicio.

Il Grande Seconde Dual Time presenta una cassa di 43 millimetri di diametro e 13,13 millimetri di spessore; è disponibile in oro rosso con quadrante in smalto Grand Feu avorio oppure in acciaio con quadrante opalino argentato o in onice.

Il cinturino è in alligatore, cucito a mano, con fibbia déployante.