“Nessun grande uomo è un uomo occupato” – No great man is a busy man – recita il detto statunitense che accompagna il lavoro di Jean-Claude Biver. Malgrado gli impegni e le responsabilità da Presidente della Divisione Orologeria del Gruppo LVMH e Presidente del C.d.A. di Hublot, lui rimane disponibile. C’è sempre per tutti, con garbo e attenzione. Da vero gentleman.

E’ pronto, per esempio, a rispondere con una mail in giornata se si tratta di una risposta e non aspetta che sia una segretaria o qualcun’altra/o a farlo. Da poco, ha anche una rubrica giornalistica che s’intitola “Il Guru”, dove prefigura mode e trend per ciò che concerne i beni di lusso.

In Svizzera, che per lui è casa anche se è lussemburghese, Jean-Claude Biver è conosciuto più di una pop-star. Non c’è ristorante che lo abbia avuto come cliente che non voglia poi una sua foto con dedica per incorniciarla alla parete. E lui, sorridente, si fa fotografare volentieri. La Confederazione Elvetica gli è grata per ciò che ha fatto e continua a fare. A lui è attribuito il merito di aver “salvato” il settore dal movimento al quarzo oltre ad aver “ringiovanito” e dato un avvenire a Blancpain e Omega. Per l’economia svizzera si tratta di “una specie pregiata”: quella dei Salvatori della Patria.

L’appuntamento è a Nyon, nella sede di Hublot, alle 9 del mattino. Arrivo alle 8:55 e Biver è lì, chissà da quanto… Mi fa accomodare nel salottino adiacente al suo ufficio accanto a quello di Ricardo Guadalupe, Amministratore Delegato di Hublot. In effetti, l’intervista non è per raccontare l’ultimo Big Bang o il Premio GPHG all’Innovazione 2017 ricevuto da Zenith per il Defy Lab. Ci incontriamo per mettere in luce la sua amicizia con il ginevrino di origini vercellesi Gérald Genta.
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