Foto di MB&F

Fondato nel 2005, il laboratorio concettuale di orologeria, arte e microingegneria MB&F realizza il suo primo prodotto nel 2007, l’HM No.1, un segnatempo dal design futuristico e tridimensionale che esprime, con la sua forma a 8 rovesciato, l’incontro tra due mondi: quello dell’imprenditore cosmopolita Maximilian Büsser – le iniziali “MB” della sigla -, nato a Milano da padre svizzero e madre indiana e che inizia la sua nuova avventura dopo 15 anni trascorsi nell’orologeria alto di gamma, e quello dei suoi “amici” – rappresentati dalla “F” di Friends -, un gruppo variegato di orologiai, ingegneri, tecnici specializzati nonché designer, creativi e veri e propri artisti.

L’HM No.1 di MB&F si rivela dunque come un segnatempo anticonvenzionale e visionario in grado di vantare anche un primato tecnico: per la prima volta vengono abbinati a un movimento con tourbillon 4 bariletti in serie, assicurando una riserva di carica di ben 7 giorni.

Nasce così la gamma degli Horological Machines, una collezione fortemente creativa e contemporanea declinata negli anni in numerosi modelli fino all’HM No. 7 Aquapod presentato lo scorso gennaio al Salone di Ginevra.

Un orologio che in maniera alquanto singolare – ma trattandosi di MB&F nulla deve apparire singolare – era stato preceduto qualche mese prima dall’HM No. 8 Can-Am – abbreviazione di Canadian-American Challenge Cup, storica competizione automobilistica svoltasi dal 1966 al 1974, con una ripresa in tempi più recenti -, un “saltarello” di ispirazione motoristica come già erano stati l’HM5 e l’HMX – quest’ultimo, nel 2015, celebrava i 10 anni della Maison ginevrina -, mentre l’HM2, l’HM3, l’HM4, l’HM6 erano dedicati al settore spaziale o aeronautico.

Stupore quindi aveva procurato il “salto” dell’HM No. 7, ma la ragione è semplice ed è presto detta: rispetto al concept relativamente rapido – da un’idea dello stesso Büsser che si era ispirato ai propri ricordi estivi, in vacanza al mare con la sua famiglia -, lo sviluppo ha richiesto più tempo del previsto ritardandone l’uscita rispetto all’HM No. 8. Disegnato da Eric Giroud e realizzato con la collaborazione di circa 50 “amici”, l’HM7 Aquapod è un sofisticato segnatempo il cui movimento automatico di manifattura formato da 303 elementi – con tourbillon volante, e dunque privo di ponte superiore, a 1 minuto; 35 rubini; 18.000 alternanze orarie; 72 ore di riserva di carica – si sviluppa tridimensionalmente in verticale, con i vari componenti montati concentricamente intorno a un asse centrale, ed è quindi in grado di trasferire energia dal basso, dal rotore, verso l’alto, al tourbillon; c’è da dire al proposito che l’idea di un’architettura sferica e tridimensionale risale ai grandi modelli a “cipolla” da taschino in uso nel ‘700 ma oggi risulta decisamente rara in quanto la maggioranza dei movimenti si sviluppa in orizzontale, per contenere al minimo lo spessore sul polso.

Si tratta inoltre del primo Horological Machine con cassa rotonda, disponibile in serie limitata a 66 esemplari in oro rosso 5N satinato con ghiera nera – e nell’edizione di lancio anche in serie limitata a 33 esemplari in titanio Grado 5 con ghiera blu -. Pur non potendo parlare di un vero e proprio orologio subacqueo – 5 atmosfere il grado di impermeabilità garantita, mentre corrisponde a 10 il requisito minimo richiesto a un modello riservato al diving -, come lascia intendere il nome l’ispirazione viene dal mare.

Più precisamente, dalla medusa, il più affascinante degli invertebrati marini, uno dei più antichi organismi pluricellulari viventi il cui nome comune deriva dalla orrorifica figura mitologica, una delle tre Gorgoni, che pietrificava chiunque incrociasse il suo sguardo: l’attinenza consiste nei tentacoli urticanti dell’animale che ricordano i serpenti della capigliatura di Medusa ben evidenziati nell’iconografia artistica, basti pensare alle celebri opere di Cellini, Caravaggio, Bernini… Tentacoli che, nel caso dell’HM7, sono riprodotti tridimensionalmente dalla massa oscillante in titanio lucido/satinato che sovrasta una più solida e pesante base in platino in grado di assicurare potenza ed efficienza di carica.

Inoltre, ricalcando la forma a “ombrello” tipica della medusa, un’ampia superficie svasata caratterizza superiormente la cassa dell’Aquapod, un’accentuata architettura sferica in cristallo zaffiro antiriflesso che racchiude il tourbillon volante ed è controbilanciata da una semicupola, sempre in zaffiro, alla base del fondello.

La cassa è fornita di anse strette e profondamente arcuate a serrare il cinturino in gomma fluorocarbonica FKM 70 – durezza Shore A – impiegato usualmente in aviazione, ma evidentemente adatto anche a un ambiente acquatico, con fibbia pieghevole in oro rosso. Configurata con la tipica struttura a “sandwich”, con la carrure metallica satinata stretta fra i due vetri, la maestosa cassa è formata da 95 elementi e misura 53,8 millimetri di diametro per ben 21,3 millimetri di spessore.

Può ricordare un’astronave, o un pianeta con il suo “anello”, ma è la medusa il riferimento; c’è inoltre un richiamo a questo elegante e trasparente invertebrato, che sembra composto da organi indipendenti fra loro, anche nella ghiera girevole unidirezionale che siamo abituati a vedere sui modelli subacquei per calcolare in sicurezza i tempi di immersione: nera, in ceramica lucidissima, rimane infatti separata dalla carrure, ed è come sospesa, mentre fra le due strutture troviamo due larghe corone a finitura cannelée, una al 3 per la regolazione dell’ora, l’altra al 9 per la carica manuale del movimento qualora fosse necessario.

Ghiera dalla superficie profondamente convessa sulla quale le cifre e gli indici vengono prima incisi al laser e in seguito riempiti con titanio metallizzato; curvi anche i due dischi concentrici segmentati per la visualizzazione delle ore, in basso, e dei minuti, in alto, che scorrono alla periferia del quadrante su un indicatore verticale azzurro. In alluminio e titanio per ottenere massima rigidità con minima massa, i dischi ruotano su cuscinetti a sfera in ceramica oversize appositamente realizzati per consentire un moto con bassissimo coefficiente di attrito: e in questo caso, le cifre e gli indici sono dipinti a mano in SuperLuminova.

Come infatti la maggior parte delle meduse, anche l’HM7 Aquapod di MB&F si rischiara di luce soffusa al buio, nella profondità degli abissi, e la suggestiva luminescenza blu riguarda, oltre al tipico triangolino al 12 impresso sulla ghiera, anche alcuni componenti del movimento: il rotore di carica, grazie ai dischi sottostanti in SuperLuminova, e il tourbillon volante, in virtù di 3 pannelli in AGT – Ambient Glow Technology – Ultra.