Ovvero HM8. La nuova Horological Machine realizzata nel laboratorio di idee di MB&F si ispira direttamente alle mitiche Supercar Can-Am che tra il 1966 e il 1987 furono protagoniste di un’appassionante stagione di corse automobilistiche in Canada e negli USA. Un mondo nel quale, citando le parole di Max Büsser, si incontravano libertà, follia e bellezza!

Per tutti gli appassionati di automobili da corsa dire Can-Am vuol dire alzare il sipario su un mondo fatto di altissime velocità, di rombi di motore, di odori di carburante e di segni di pneumatici lasciati sull’asfalto. Il nome è l’abbreviazione di Canadian-American Challenge Cup, un campionato automobilistico organizzato a partire dal 1966 da parte di un gruppo di piloti nordamericani in contrapposizione con il campionato di Formula Uno, da loro giudicato eccessivamente restrittivo soprattutto in tema di regole volte a limitare la potenza dei motori – all’epoca il limite era di 500-600 cavalli.

Al contrario, nel campionato Can-Am non c’erano limiti di dimensione del motore, di potenza e di aerodinamica; quindi i costruttori potevano montare turbocompressori e motori sovralimentati, o sviluppare allestimenti capaci di migliorare enormemente le prestazioni: tutto era permesso, a patto che l’auto avesse due posti a sedere, elementi della carrozzeria intorno alle ruote e rispettasse le norme di sicurezza fondamentali. E’ facile intuire come questa libertà, unita allo spirito di competizione, all’epoca abbia favorito lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia e di motori estremamente potenti; nel periodo d’oro, le bi-posto della Can-Am Cup montavano mediamente motori da 1.000 cavalli ed erano quindi enormemente più veloci delle “sorelle” della Formula Uno. Del resto, la competizione imponeva di andare sempre oltre, e le risposte dei costruttori non si facevano attendere, come quando, nel 1972, Porsche sviluppò la 917, con un motore piatto a 12 cilindri e del peso di 816 chilogrammi in grado di produrre una potenza di 1.580 cavalli e di raggiungere una velocità di 380 km/h sui rettilinei!

Nel contesto della Can-Am furono lanciati anche nomi nuovi che in seguito avrebbero scritto pagine molto importanti nella storia dell’automobilismo e delle corse in particolare: tra tutti, Lola e McLaren. Naturalmente, il rovescio della medaglia di tutto questo è da ricercare non solo nei costi altissimi di una ricerca tecnologica sempre spinta a ottenere il massimo delle prestazioni ma anche nei limiti connessi alla sicurezza delle auto. Di fatto, complice anche la crisi petrolifera degli anni ‘70 e la successiva recessione, il campionato Can-Am giunse alla sua ultima corsa nel 1987.

Se la storia ha dunque scritto la parola “fine” a questa incredibile avventura di uomini e di motori, i suoi vent’anni rimangono nel ricordo e nella fantasia di tanti appassionati di auto da corsa: come Max Büsser, talmente appassionato che da bambino coltivava il sogno di diventare un car designer. Era un sogno impossibile? A giudicare dall’ultima Horological Machine nata all’interno del laboratorio concettuale MB&F, l’HM8, non proprio! HM8 nasce con lo stesso spirito di un’auto da corsa Can-Am realizzando quel sogno di bambino attraverso un percorso più lungo e tortuoso – ma, dal nostro punto di vista, molto più affascinante – che passa attraverso la straordinaria esperienza in orologeria del giovane ingegnere Max Büsser, maturata in Jaeger-LeCoultre e in Harry Winston e quindi approdata alla bella avventura umana e professionale del laboratorio concettuale MB&F, da lui fondato nel 2005.

Orologio e auto, insomma, alla fine sono un po’ la stessa cosa; certamente hanno tanti punti in comune, che ci apprestiamo a scoprire descrivendo HM8.

Della sua estetica ci colpiscono, immediatamente dopo il complesso design tridimensionale, le due lucidissime “barre antirollio” che si estendono dal lato anteriore della Machine, sede della visualizzazione verticale dell’ora e dei minuti, fino al retro affusolato: è la prima importantissima “citazione” che viene dal mondo della Can-Am, dove le barre antirollio garantivano la sicurezza dei piloti in caso di ribaltamento. Qui tali barre sono realizzate a partire da un solido blocco di titanio Ti-6AI-4V, ovvero una lega di titanio puro con il 6% di alluminio e il 4% di vanadio, che risulta significativamente più forte del titanio puro disponibile in commercio; questo materiale, denominato titanio grado 5, garantisce un’eccellente combinazione di leggerezza, forza e resistenza alla corrosione. Un altro omaggio esplicito al mondo automobilistico è rappresentato dalle due “vaschette dell’olio” collocate sotto il “motore”, visibili dunque sul retro dell’Horological Machine.

Ed eccoci al “motore”, appunto. Si tratta di un interessante sviluppo di MB&F su un movimento di base Girard-Perregaux, con 247 elementi, tra i quali 30 rubini, 28.800 alternanze orarie e 42 ore di riserva di carica; nello specifico, al movimento di base è stato associato un modulo di indicazione a ore saltanti bidirezionali – in fase di regolazione, quindi, è possibile intervenire sia avanti che indietro – e minuti a scorrimento, con visualizzazione ottenuta mediante due prismi ottici.

Prima di entrare nel merito di questo interessante sistema di visualizzazione, già sperimentato nell’HM5 e poi nell’HMX, è facile notare come l’intero movimento sia stato invertito, così che il tipico rotore di carica a forma di alabarda, realizzato in oro 22 carati con finitura blu, venga a trovarsi nella posizione più alta e risulti quindi ben visibile dalla posizione normale di osservazione dell’Horological Machine. Dallo stesso punto di osservazione possiamo apprezzare la bella finitura a onde circolari del movimento, al di sotto del rotore, mentre agli angoli sono visibili i dischi di indicazione delle ore e dei minuti completamente rivestiti di SuperLuminova; questi ruotano in senso orizzontale sul movimento ma, grazie a prismi ottici in vetro zaffiro che riflettono la luce, proiettano l’immagine sulla parte anteriore verticale che, riprendendo l’analogia con l’automobile, possiamo considerare come il cruscotto della nuova Horological Machine.

Come dicevamo, tale sistema era già stato sviluppato in due modelli precedenti della collezione MB&F e questo, come ci spiega Max Büsser nell’intervista, ha rappresentato un grande vantaggio nello sviluppo di HM8; anche perché si tratta di un sistema estremamente complesso nel quale la riflessione della luce dal disco alla parte anteriore, calcolata su un angolo di 90°, deve essere assolutamente precisa e priva di effetti di distorsione. Inutile dire che la lettura verticale dell’ora fa di HM8 un tipico orologio per piloti, rendendo superfluo sollevare il polso dal volante per guardare il display; quanto alla leggibilità, oltre alla precisione dei prismi ottici interviene sul fronte una lente convessa che ingrandisce i numeri migliorandone la visibilità.

Quest’ultima è assicurata anche di notte grazie al fatto che durante il giorno la luce può penetrare all’interno del movimento e “ricaricare” i numeri coperti di SuperLuminova sui dischi delle ore e dei minuti. Lo rende possibile l’uso importante del cristallo di zaffiro, che viene utilizzato sulle parti superiore e inferiore dell’Horological Machine nonché sulle parti laterali, in ciascun caso con rivestimento antiriflesso su entrambi i lati; si noti che la copertura superiore non riguarda soltanto la zona circolare sopra il movimento, per intenderci, quella sul rotore a forma di alabarda: un unico cristallo di zaffiro, infatti, ricopre tutta la parte superiore della cassa ma alcune sezioni del cristallo sono state metallizzate e questo contribuisce a creare l’effetto di cui parlavamo sopra.

Complessivamente, la cassa dell’HM8 è formata da 60 elementi, misura 49 x 51,5 x 19 millimetri ed è impermeabile fino a 30 metri. Relativamente ai materiali, viene proposta nelle varianti in oro bianco e in oro rosso, sempre in abbinamento con il titanio; il cinturino è in alligatore, cucito a mano, nei colori blu marino con la cassa in oro bianco e marrone con la cassa in oro rosso; a sua chiusura una fibbia pieghevole in oro.

Come sempre, alla realizzazione di HM8 hanno contribuito numerosi “friends” elencati uno a uno nella comunicazione che accompagna la nuova Horological Machine. Come è ormai noto, si tratta di professionisti, orologiai ed esperti in diversi settori affini all’orologeria, che danno il loro contributo a ogni nuovo progetto dello straordinario laboratorio concettuale di arte e microingegneria rappresentato da MB&F – Maximilian Büsser & Friends – che oggi vanta una collezione estremamente differenziata di Horological Machine, Legacy Machine oltre a prodotti particolari come MusicMachines e Orologi-robot; una collezione molto apprezzata da parte di “chi ama l’orologeria vera, quella innovativa, di ricerca, che non si accontenta di replicare il passato”, come ci ricorda Michele Corvo nella seconda intervista che trovate in queste pagine.

Un’orologeria, aggiungiamo noi, che si presenta con un’immagine assolutamente anticonvenzionale e contenuti di altissimo carattere tecnico e che riesce ogni volta a emozionarci perché sa raccontare storie bellissime.