Presentato da Georges Kern in una webcast il 16 aprile scorso, il nuovo Chronomat rappresenta un’espressione compiuta della tradizione Breitling, rivisitata alla luce di un’interpretazione assolutamente contemporanea, sotto la lente delle nuove strategie del brand.

Con la sua capacità di guardare al cielo, ma esplorando al tempo stesso i grandi ambiti del mare e della terra, il Chronomat rappresenta un’interpretazione magistrale di quello che – con il vizio giornalistico di etichettare, per volontà di chiarezza ed esigenze di sintesi, eventi e situazioni – abbiamo più volte chiamato il “nuovo corso” di Breitling; insomma, il corso inaugurato circa 3 anni fa dal CEO Georges Kern, che, senza rinnegare il forte legame con il mondo dell’aviazione, ha portato la marca a guardare con maggiore convinzione anche ad altri universi, riappropriandosi di una parte importante della sua storia, che ha legato Breitling al mondo dei motori, del ciclismo, della vela e così via. Rispetto alle altre collezioni iconiche del brand – in particolare la Navitimer – il Chronomat nasce fin dall’inizio con una visione più ampia, capace di dialogare a 360 gradi con i valori distintivi della marca. Non è un caso che sia stato, nel 1984, l’orologio voluto dall’allora presidente di Breitling Ernest Schneider per festeggiare il centenario del brand, con la responsabilità insita in ogni modello-anniversario di rappresentare qualcosa di più di un semplice ampliamento del catalogo disponibile. Il nome gli derivava da un modello degli anni ’40 che alludeva allo status di “chronograph for mathematics”, ma al- l’inizio degli anni ’80 esso si prestava ottimamente ad essere la sintesi di “chronograph” e “automatic”: una dichiarazione d’intenti all’epoca non di poco conto, se si considera che si usciva dal decennio del quarzo, a sua volta legato ad un’estetica dominata da orologi con casse sottili e dettagli poco marcati. Rivendicare la centralità della meccanica non era solo una presa di posizione chiara; era anche un modo per definire la continuità con la tradizione di Breitling, il cui nome figurava in alcune delle pagine più intense della storia dell’orologeria, particolarmente per ciò che riguardava l’evoluzione dei moderni cronografi.
Tappe fondamentali di questo sviluppo la realizzazione di un cronografo da polso con pulsante indipendente (1915), e poi, nel 1934, l’introduzione del cronografo a due pulsanti, che di fatto proiettava l’uso di questa tipologia di segnatempo in una dimensione del tutto analoga a quella che oggi tutti conosciamo, con le funzioni di start-stop-reset ben distinte e di semplice utilizzo; uno sviluppo culmi- nato nel 1969 con il calibro 11 Chronomatic, prezioso contributo di Breitling alla straordinaria stagione che vide la nascita dei primi cronografi automatici della storia dell’orologeria.
Venivano da lontano, insomma, le radici del Chronomat del 1984. Ma c’era anche un predecessore molto vicino, che di fatto ne fu l’ispiratore: era il cronografo realizzato l’anno precedente per le Frecce Tricolori. Un legame, quest’ultimo, che ribadiva il solidissimo rapporto del brand con il mondo aeronautico, e che ritorna – come vedremo – anche nella collezione 2020 grazie ad una …

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