L’annuncio era stato dato dalla Maison Omega all’inizio dell’anno, ma per il lancio effettivo del nuovo Speedmaster Moonwatch equipaggiato con la riedizione del calibro 321 abbiamo dovuto aspettare il 21 luglio scorso. Non una data qualsiasi, ma esattamente il 50° anniversario della missione Apollo 11.

Cinquant’anni fa la prima passeggiata dell’uomo sulla luna, un evento eccezionale che allora tenne milioni di persone incollate agli schermi televisivi e che ha cambiato per sempre il nostro rapporto con lo spazio; a suggellare l’eccezionalità di quella storica impresa la ben nota frase del comandante della missione Apollo 11 Neil Armstrong, il primo a scendere sul suolo lunare: “Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”. Secondo a scendere fu il pilota del modulo lunare Edwin “Buzz” Aldrin, che descrisse il paesaggio che si apriva davanti ai suoi occhi come una “magnifica desolazione”. Insieme ai due astronauti, sbarcavano sulla luna le referenze Omega Speedmaster ST 105.012 e ST 145.012 adottate dalla NASA nell’anno della missione Apollo 11 e frutto della scelta fatta 4-5 anni prima dallo stesso ente spaziale americano; nel 1964, infatti, per soddisfare la sua ricerca di un segnatempo su cui poter contare durante le missioni con equipaggio, l’ufficio progetti della NASA si era rivolto ai maggiori produttori di orologi, i quali avevano puntualmente inviato i loro modelli. Questi ultimi erano stati sottoposti a test molto severi tra gli altri, prove termiche tra 93° e -18°, prove di resistenza agli urti e alle vibrazioni, prove sotto vuoto al termine dei quali fu scelto l’Omega Speedmaster ST 105.003 (1° marzo 1965), subito impiegato nei programmi Mercury, Gemini e Apollo. Anche dopo la missione del 1969 di Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins (pilota del modulo di comando, rimase ad orbitare intorno alla luna mentre Armstrong e Aldrin ne toccavano il suolo), lo Speedmaster sarebbe tornato più volte sulla luna con le missioni Apollo 12, Apollo 14, Apollo 15, Apollo 16 e Apollo 17. Assolutamente meritato, dunque, l’appellativo di Moonwatch, così come la reputazione basata su affidabilità e robustezza che da mezzo secolo accompagna l’orologio.
Ad equipaggiare lo Speedmaster Moonwatch era il calibro a carica manuale 321, erede di un movimento sviluppato negli anni ’40 (il calibro Lemania 27 CHRO C12) e utilizzato nella linea Speedmaster fin dal suo esordio, nel 1957, oltre che in alcuni modelli della linea Seamaster. Di diametro modesto, il calibro 321 si caratterizzava principalmente per l’utilizzo della ruota a colonne, componente lavorato da un unico pezzo di metallo e sempre apprezzato da esperti e collezionisti come elemento di particolare pregio tecnico; ma è evidente che la sua fama era cresciuta notevolmente dopo la scelta della NASA del 1965! Ciononostante, appena un anno prima della missione Apollo 11 e dopo oltre un decennio di onorata carriera all’interno di un modello che, a partire dal nome, faceva piuttosto riferimento alla velocità su ruote, evocando scenari in linea con la tradizione cronografica propriamente detta e che in nessun modo faceva presagire gli sviluppi lunari che tutti conosciamo il calibro 321 fu sostituito dal calibro 861, al debutto nel 1968 con lo Speedmaster ST 145.022; il nuovo calibro rappresentò all’epoca un’interessante evoluzione tecnica del precedente, tanto da restare in uso per circa 30 anni, dal 1968 al 1997 (tra le modifiche apportate dalla Casa spiccano la spirale del bilanciere piatta, la sostituzione della ruota a colonne con un sistema a camme di maggiore stabilità, l’aumento della frequenza del bilanciere a 21.600 alt/ora; negli anni ’70 fu adottato il freno del cronografo in Delrin® e all’inizio degli anni ’90 fu aggiunto un rubino sul perno superiore della ruota d’innesto). Tappe successive di questo …

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