Il passato e il presente nella loro forma migliore.

Gli piaceva camminare per il centro di Firenze la notte, quando tutto entra in una dimensione più umana, meno frenetica, quando il tempo riprende per poche ore il suo scorrere naturale. Aveva osservato Ponte Vecchio con le sue botteghe, aveva ascoltato il rilassante rumore dell’Arno che poteva ritornare a far sentire la sua sommessa e rilassante voce non coperta dal chiasso giornaliero. Si era poi diretto, quasi attirato da una forza sconosciuta, verso Piazza del Duomo, dove la visione della cattedrale e del battistero, dei marmi policromi illuminati, era uno spettacolo che gli toglieva sempre il fiato. A un certo punto si accorse di una strana luce, proveniente da Piazza San Giovanni, per la precisione da una vetrina che emanava un intenso chiarore di una tonalità tra il verde e l’azzurro. Non aveva mai notato quel bagliore ma ben presto capì cosa lo aveva attirato lì.
Giunto di fronte alla bottega vide uno splendido orologio a pendolo, immerso in una luce ipnotica che per alcuni minuti non gli permise di distogliere lo sguardo dal movimento e dalle diverse sfumature che quella luce proiettava.
Questa è, ovviamente, una storia fantastica, così come fantastica è la storia che ebbe inizio nel capoluogo toscano nel 1860, in un piccolo negozio aperto da Giovanni Panerai sul ponte alle Grazie, negozio poi trasferitosi all’interno del palazzo arcivescovile in Piazza San Giovanni dove ancora oggi, dopo oltre un secolo e mezzo, ha sede quella che nel frattempo è diventata la Maison Panerai. Le origini parlano, oltre che di alta orologeria, di amore per il mare e attenzione per le particolari necessità legate a questo mondo, di collaborazioni con la Regia Marina Italiana e di sperimentazioni; tutto ciò, nel 1916, portò a brevettare un composto a base di radio, recente scoperta del premio Nobel Marie Curie e in grado, se applicato nel mondo dell’orologeria, di rendere visibili anche in condizioni di scarsa luminosità le lancette e le cifre di un segnatempo. Tale composto prese il nome di Radiomir, come la prima creazione che, alla vigilia della seconda guerra mondiale, fu fornita agli incursori della Regia Marina. Le caratteristiche di allora negli anni si sono modernizzate ma i principali tratti somatici rimangono ancora oggi quelli del primo prototipo del 1936 e rivivono nelle moderne referenze della collezione Radiomir. Nel 2018 Panerai rende omaggio alla propria storica creazione utilizzando dettagli che ci permettono di tornare proprio lì, nel pieno centro di Firenze, dove la Maison Panerai è diventata grande. I clienti che si recavano nel secolo scorso in Piazza San Giovanni avevano l’occasione di ammirare, tra i numerosi segnatempo, anche un particolare orologio a pendolo i cui tratti caratteristici vengono oggi riproposti in due nuove referenze: due edizioni speciali vintage che vanno ad arricchire la famiglia Radiomir 1940. La cassa, dalla tipica forma a cuscino, misura 47 millimetri di diametro ed è ricavata, anse incluse, da un unico blocco in acciaio AISI 316L con lavorazione lucida. Forse gli estimatori della Maison fiorentina potrebbero rimanere un po’ spiazzati dall’assenza degli indici, delle cifre di grandi dimensioni e dell’inconfondibile luce verde azzurrognola che, in principio proprio attraverso il Radiomir, illumina sin dalle origini i quadranti delle creazioni Panerai. Queste referenze propongono d’altro canto dettagli inediti e di grande fascino che si rifanno al gusto degli inizi del ‘900 e, se da un lato sembrano per un attimo lasciare in disparte gli albori “militari”, dall’altro spostano l’equilibrio di Radiomir verso una raffinata estetica retrò che si integra perfettamente nelle linee senza tempo della cassa. I quadranti sono proposti nelle colorazioni nero o avorio e sono percorsi da una minuteria chemin de fer che racchiude un ulteriore profilo circolare. Tra questi sono disposti gli indici, numeri arabi, per i quali è stato scelto un font in stile Art Déco. L’inedita grafica del quadrante ospita le lancette di ore e minuti, anch’esse “debuttanti”, con la loro forma a punta mai proposta prima in un segnatempo Panerai. Le linee, classiche, non differiscono dalle prime realizzazioni datate 1940 e anche i dettagli ci riportano a quell’epoca, con il vetro in plexiglas® bombato e la corona di carica a tubetto che sostituì quella tronco conica al fine di garantire una maggiore impermeabilità, pari a 10 atmosfere. Lasciando i secoli passati e osservando l’orologio dal fondello in vetro zaffiro, come in una virtuale macchina del tempo si arriva ai giorni nostri, quelli della Manifattura Panerai, che dal 2002, a Neuchâtel, dà vita ai movimenti che animano molte delle referenze che la Maison fiorentina regala agli appassionati. Il cuore di Radiomir 1940 3 Days è il calibro P.3000, carica manuale, ragguardevoli dimensioni – 16 linee e 1⁄2 -, come nei modelli storici, e 164 componenti, tra i quali 21 rubini e i due bariletti in serie che consentono una riserva di marcia di 72 ore. Essenziali e sinuose le linee dei tre ponti satinati che lasciano intravedere parte del treno di ingranaggi. Un ulteriore ponte con doppio punto di ancoraggio si occupa di sostenere il bilanciere in Glucydur® del diametro di 13,2 millimetri e con frequenza di oscillazione di 3Hz. La parte più delicata del meccanismo è anche protetta da un dispositivo antiurto Incabloc®. Tra i “segreti” del calibro P.3000 anche un sistema di cambio rapido dell’ora che consente, attraverso la corona di carica, di spostare la lancetta delle ore a scatti di un’ora senza interferire con la lancetta dei minuti. Come da tradizione Panerai, il cinturino è un elemento fondamentale e come tale curato nei minimi dettagli, dalla grossa fibbia ad ardiglione in acciaio lucido al logo impresso sulla pelle naturale che è stata scelta su entrambe le referenze: con colorazione testa di moro e cuciture beige a contrasto per la versione con quadrante nero mentre al quadrante avorio è abbinata una tonalità beige scuro.

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