di Anna Rita Romani

Svelate senza grande clamore nel mese di luglio, le novità 2020 di Patek Philippe si concentrano sulla “specialità” che contraddistingue da sempre la manifattura ginevrina, quella delle grandi complicazioni. Un terreno nel quale le piccole serie rappresentano la regola, imposte da metodi produttivi necessariamente complessi.

Grandi complicazioni, dunque. Ovvero la capacità di riunire insieme molteplici funzioni in uno spazio il più possibile ridotto. Operazione che non ha molto a che fare, almeno non prioritariamente, con l’idea pura e semplice dell’aggiungere nuove indicazioni; si tratta, piuttosto, di cimentarsi in una sfida tecnica che consiste sì, nell’aumentare la funzionalità, ma con una modalità specifica: utilizzare il minimo spessore possibile e un diametro contenuto, secondo la visione tradizionale dell’eleganza nei segnatempo della manifattura ginevrina. Il tema centrale, dunque, continua ad essere quello della miniaturizzazione, affrontato da sempre nella storia dell’orologeria fino al passaggio decisivo, maturato all’inizio del Novecento, dall’orologio da tasca a quello da polso. Risalgono appunto all’inizio del 20° secolo le Grandi Complicazioni da tasca che hanno contribuito in modo determinante a costruire la fama di Patek Philippe in questo settore: sono gli orologi realizzati per clienti speciali, quali i collezionisti americani James Ward Packard e Henry Graves Junior, nei quali furono racchiuse, tra le altre, numerose indicazioni astronomiche; in tempi più recenti due orologi da tasca straordinari, il Calibro 89 e lo Star Caliber 2000 (rispettivamente 33 e 21 complicazioni) hanno fatto rivivere questa importante tradizione, mostrando davvero fin dove sia possibile spingersi lavorando al perfezionamento della tecnica.
Ma anche nel campo degli orologi da polso la ricerca di Patek Philippe si è mossa con grande anticipo, affrontando sfide ancora più complesse a causa delle dimensioni necessariamente ridotte dei moderni segnatempo da indossare al polso. Risale infatti al 1925 il primo orologio da polso con calendario perpetuo, autentico inizio di un filone produttivo che non ha di fatto conosciuto soluzioni di continuità lungo tutto il 20° secolo, mettendo in campo tra gli anni ’40 e gli anni ’50 alcune delle referenze che costantemente animano le sessioni d’asta internazionali e rendendo possibile, all’inizio del nuovo millennio, il lancio di esemplari eccezionali quali lo Sky Moon Tourbillon, nel 2001, e il Grandmaster Chime (2014) che, con le sue 20 complicazioni, è l’orologio da polso Patek Philippe più complicato.
Se dunque molta parte della storia della manifattura ginevrina ha le grandi complicazioni tra i suoi contenuti privilegiati, non fanno eccezione le principali novità 2020: da una parte l’innovativa Ripetizione minuti Tourbillon ref. 5303, che per la prima volta mostra il meccanismo di suoneria sul lato quadrante; dall’altra la reintepretazione di due classici assoluti della collezione di orologi complicati di Patek Philippe, sempre in vetta ai desideri dei collezionisti, ovvero il cronografo rattrapante ref. 5370, ora impreziosito da un quadrante in smalto Grand Feu blu, e il cronografo con calendario …

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