Fedele alla sua tradizione, la maison ginevrina presenta l’orologio meccanico più sottile al mondo, un segnatempo a carica automatica che fonde la tecnica con l’estetica ed è animato da un movimento ultrapiatto “ribaltato” che diventa l’attore principale sul quadrante scheletrato con informazioni orarie decentrate al 10.

Con l’Altiplano Ultimate Automatic la Maison Piaget conferma la propria egemonia nel settore degli orologi ultrapiatti, assecondando una vocazione che nasce da lontano. Se, infatti, il marchio viene registrato nel 1943, l’azienda viene fondata da Georges-Edouard Piaget nel 1874 a La Côte-aux-Fées, nella casa di famiglia, e già nel 1913 figura in un catalogo come laboratorio esperto di movimenti di alta precisione e orologi ultrapiatti; una passione che si intensifica con il nipote del fondatore Valentin Piaget a partire dagli anni ‘50 fino a giungere, al Salone di Basilea del 1957, alla presentazione dello storico movimento a carica manuale calibro 9P dello spessore di soli 2 millimetri, all’epoca il più sottile al mondo. A questo primo, straordinario risultato tecnico seguirà nel 1960 il rivoluzionario calibro 12P che con i suoi 2,30 millimetri si attesta a sua volta come il movimento, in questo caso automatico, più sottile del suo tempo, un primato reso possibile grazie all’uso di un microrotore in oro 24 carati integrato nel meccanismo, e dunque non sovrapposto, in grado di assicurare un perfetto riavvolgimento della molla motrice. In un periodo di così grande successo e visibilità, insieme ai progressi tecnici Piaget presta massima cura e attenzione anche all’estetica dei suoi orologi. Risale infatti a questi anni la scelta di dedicarsi perlopiù a materiali nobili, quali oro e platino, che se per l’orologeria femminile esploderanno in colorati e fantasiosi quadranti in pietra dura impreziositi spesso da diamanti, per i modelli da uomo sfoceranno nello stile sobrio e raffinato che apprezziamo ancora oggi. Un design votato al minimalismo, dunque, che però non trascura le tradizionali finiture dell’orologeria svizzera: smussature, perlage, Côtes de Genève, lucidature, sabbiature, satinature, sono presenti in gran quantità, oggi come allora, anche per i componenti nascosti alla vista.
La tecnica si fonde dunque con la bellezza anche nel caso dell’Altiplano Ultimate Automatic che, con il suo spessore di 4,30 millimetri – per 41 millimetri di diametro -, ottiene altresì il primato di orologio meccanico più sottile al mondo. Disponibile in oro rosa o in oro bianco, in entrambi i casi abbinata a un cinturino nero in alligatore con fibbia ad ardiglione, la cassa lucidissima basa la sua eleganza sulla purezza del design geometrico; perfettamente rotonda, è divisa in due metà, la lunetta che cinge il cristallo zaffiro ultrapiatto e il fondello, che serrate insieme formano la sottilissima carrure dalla quale emergono la piccola corona scanalata personalizzata con la lettera “P” sulla cima bombata e le 4 anse diritte ma leggermente inclinate sul polso. Una cassa dall’apparenza semplicissima… eppure dalla portata rivoluzionaria. Per Piaget, l’Altiplano Ultimate Automatic è il risultato di 60 anni di ricerca nel settore degli orologi ultrapiatti – e, nello specifico, di 3 anni di studi intensissimi -, un percorso di eccellenza che ha infine condotto a reinventare il rapporto tra movimento e cassa che, se prima erano due entità separate e indipendenti da abbinare secondo le circostanze, ora formano un binomio indivisibile – in questo caso, formato da 238 elementi -. Una fusione completa che ritroviamo anche in un altro segnatempo, l’Altiplano 900P del 2014, un orologio a carica manuale realizzato per celebrare il 140° anniversario della Maison e che rende omaggio allo storico calibro 9P del 1957 – mentre con i suoi 3,65 millimetri di spessore rende giustizia al nome scelto per la collezione: il riferimento è infatti una zona delle Ande, l’Altiplano appunto, la cui altitudine media misura 3.650 metri… -. In quel caso, la struttura della cassa veniva stampata a partire dal fondello che sarebbe poi servito da platina per il movimento che di conseguenza si presentava rovesciato; un fondello inciso e sagomato internamente in modo da accogliere agevolmente i singoli elementi risparmiando anche minime porzioni di spazio e spessore. La soluzione, resa possibile grazie all’integrazione dei laboratori Piaget – quello situato nella natia La Côtes-aux-Fées che produce movimenti e quello di Plan-les-Ouates che si occupa delle casse e degli altri elementi esterni -, è stata naturalmente riproposta in occasione dell’Altiplano Ultimate Automatic. In questo caso, il fondello-platina – serrato alla lunetta con piccolissime viti e inciso sul lato esterno a satinatura circolare con il blasone Piaget – ospita i 219 sottilissimi componenti, con alcuni che sono appena più spessi di un capello – per esempio i rotismi che misurano 0,12 millimetri rispetto ai tradizionali 0,20 millimetri -, del calibro automatico 910P con meccanismo “ribaltato”, rotore periferico, 30 rubini, 21.600 alternanze orarie, pari a 3 Hz, e riserva di carica di 50 ore; il risultato, affascinante, è un’architettura complessa con elementi satinati e soleil perfettamente visibili sotto il piatto cristallo zaffiro antiriflesso del quadrante squelette, con il bariletto sospeso tenuto da un singolo ponte a ore 2 e seguito dal treno del tempo con ponti smussati e scheletrati e viti annerite, fino a giungere alla racchetta di regolazione del bilanciere personalizzata con la “P” di Piaget a ore 8. Come per il modello del 2014, per risparmiare spazio il movimento è contenuto nello spessore del bilanciere, e in tale spessore sono integrate anche le lancette di ore e minuti – “rosate” o argentate e decentrate al 10 su base grigia satinata con fascia nera con lunghi indici applicati -; lancette che dunque non sono fissate “sopra”, come succede di solito, ma “sotto” il livello dei ponti del movimento, una soluzione – in attesa di brevetto – che ottempera anche a un altro problema: se un orologio viene sottoposto a una forte pressione – come l’immersione in acqua – il cristallo del quadrante può subire una leggera distorsione che in un modello ultrapiatto può andare a comprimere le lancette causando l’arresto del movimento. Scelta obbligata per l’Altiplano Ultimate Automatic è inoltre l’impiego del rotore “periferico”: sempre per risparmiare spazio, la massa oscillante in oro 22 carati con trattamento PVD nero è stata infatti posizionata ai bordi del movimento per essere incorporata nel suo spessore; c’è poi da dire che la scelta dell’oro non è solo una questione estetica, o di prestigio, ma una soluzione perfetta per garantire giusto peso, inerzia e robustezza e dunque prestazioni eccellenti.
 
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