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terra cielo mare
un raid nei cieli d’oriente
Dedicato a un asso dell'aviazione del Novecento il nuovo Ferrarin Roma-Tokyo 1920 di Terra Cielo Mare

di Cesare Ruotolo - Foto Terra Cielo Mare
Il 2012 ha segnato un nuovo corso nella pur breve storia di Terra Cielo Mare con l'ingresso di nuovi soci e l'intento ambizioso e lungimirante di un più vasto sviluppo internazionale. Fondata a Gallarate nel 2001 da Emilio Fontana e Giorgio Lattuada - valenti distributori, con vasta esperienza nel settore orologiero, di marchi alto di gamma -, la Casa non rinnega ovviamente la sua identità, rendere omaggio alla creatività e all'intraprendenza italiana con modelli che riportino alla memoria eventi o personaggi che nel corso del Novecento hanno contribuito a scrivere la storia del Belpaese attraverso imprese di terra, di cielo o di mare - a volte poco conosciute o meno celebrate - secondo le direzioni intraprese dalle nuove industrie motoristiche - automobilistica, aeronautica e navale - di inizio secolo. Alle collezioni consolidate negli oltre due lustri di attività si affiancano così nuovi modelli in grado di abbinare ai consueti standard di eccellenza per quanto riguarda la fattura svizzera dei movimenti e la ricerca di nuovi materiali tecnologici una maggiore valenza tecnica e professionale - come l'Artiglio, un subacqueo impermeabile fino a 1.000 metri di cui abbiamo trattato sul numero 262 della nostra rivista - oppure segnatempo capaci di esaltare al massimo la pregiata qualità artigianale, in virtù dei molti componenti rifiniti a mano, che da sempre contraddistingue la produzione di Terra Cielo Mare. Tra questi ultimi, ovvero tra gli orologi inseriti nel solco più tradizionale della Casa, il Ferrarin Roma-Tokyo 1920 dedicato all'asso dell'aviazione italiana, valoroso pilota di caccia nel corso della Prima Guerra Mondiale, che raggiunse la fama proprio nel 1920 con il "raid" aereo Roma-Tokyo - nel significato pacifico che il termine virgolettato assume nell'ambito di competizioni di velocità e di resistenza -, un percorso di volo ardito e spericolato ideato da Gabriele D'Annunzio insieme all'amico Harukichi Shimoi, poeta nipponico di stanza in Italia. Partito il 14 febbraio e giunto alla meta finale il 31 maggio, Arturo Ferrarin fu l'unico, tra gli 11 equipaggi partecipanti, a completare l'impresa effettuando tutte le soste previste, circa 18.000 chilometri in 25 tappe e oltre 100 ore di volo in compagnia del suo fido meccanico-motorista Gino Capannini, a bordo del biplano della Regia Aeronautica Italiana Ansaldo S.V.A. 9. Un evento che ebbe un grande risalto internazionale, con il veneto Ferrarin, nato nel 1895 a Thiene in provincia di Vicenza e primo europeo ad arrivare in Giappone dal... cielo, che venne paragonato a Marco Polo, anch'egli veneto e primo europeo a giungere in Cina, naturalmente nel suo viaggio "terrestre" attraverso le vie della seta che tutti conosciamo. Ma altre imprese aviatorie attendevano il prode Ferrarin: salì infatti nuovamente alla ribalta nel 1928 quando, a bordo del monoplano Savoia-Marchetti S.64 in coppia con il collega aviatore Carlo Del Prete, conquistò sia il primato mondiale di durata e distanza a circuito chiuso - 7.666 chilometri in circa 58 ore -, sia, sempre con Del Prete, il record del mondo di distanza in linea retta senza scalo nella trasvolata atlantica da Montecelio, in provincia di Roma, a Touros, sulla costa nordorientale del Brasile - oltre 7.000 chilometri in circa 49 ore -: un primato che gli valse la medaglia d'oro al valore aeronautico oltre a numerose onorificenze straniere. E le sue imprese furono raccontate da lui stesso nel libro-diario "Voli per il mondo", edito nel 1929: un resoconto importante e una lettura affascinante, ancorché nello stile enfatico e retorico dell'epoca, che testimonia come Ferrarin sia stato il primo a sorvolare paesi ancora privi di strutture adeguate, costretto a operazioni estreme come atterraggi in mezzo a campi coltivati o risaie. Ed è incredibile come dopo aver percorso migliaia di chilometri e superato tante situazioni di pericolo e disagio in luoghi lontanissimi e inospitali poté trovare la morte, nel 1941, durante un semplice volo di collaudo nei pressi di Roma...
Alle sue imprese e in particolare al raid aereo che unì l'Italia al Giappone è dedicato dunque il Ferrarin Roma-Tokyo 1920, orologio da aviatore che come intento primario si pone naturalmente di agevolare al massimo la leggibilità delle informazioni orarie. E la linearità e razionalità della grafica non viene messa in discussione dalla posizione "disassata" del quadrante che pur rappresentando un indiscusso elemento di originalità ha una sua precisa funzione, ovvero quella di offrire, al colpo d'occhio del pilota una volta allacciato l'orologio al polso, una maggiore rapidità e immediatezza di lettura. Per il resto, le caratteristiche sono quelle di un tipico modello da aviatore: generosa cassa in acciaio di 44 millimetri di diametro e 16 millimetri di spessore, compreso il vetro zaffiro dall'andamento arcuato a "occhio di bue"; grande corona fittamente incisa per consentirne l'uso anche indossando i guanti, corona che segue l'andamento fuori asse del quadrante e sporge sulla carrure in corrispondenza del 2 ma in realtà si trova sopra il 12; anse corte e solide a trattenere il robusto e originale cinturino beige in antilope chiuso da fibbia ad ardiglione in acciaio; lunetta sottile, per dare il massimo risalto al quadrante nero illuminato dall'ampio trattamento luminescente riservato alle grandi cifre arabe e alle sfere ore e minuti di tipo Alpha. Completa il design semplice ed essenziale del quadrante la minuteria perimetrale chemin de fer bianca come la scritta "TERRA CIELO MARE" sotto il 12, i dettagli del quadrantino dei piccoli secondi al 3 - munito di lancetta con grosso contrappeso a boule - e sopra il 6 il profilo del biplano Ansaldo S.V.A. 9 impiegato nel volo verso Tokyo. Un volo che possiamo osservare nella sua precisa traiettoria sul fondello inciso dell'orologio che reca, oltre a una nuova immagine del velivolo da una prospettiva semifrontale, una sorta di mappa con i paesi sorvolati e le tappe effettuate. Inoltre, sempre sul fondello serrato da 6 viti che garantisce al segnatempo un grado di impermeabilità pari a 5 atmosfere, insieme alla scritta della Casa, al nome del pilota e all'anno dell'impresa troviamo anche la cifra relativa alla numerazione progressiva dell'esemplare. Un fondocassa in acciaio pieno, dunque, che con la sua rappresentazione scenografica cela lo storico movimento meccanico a carica manuale Unitas 6497 - con 17 rubini, 18.000 alternanze orarie e riserva di carica di 46 ore - sviluppato negli anni Sessanta del secolo scorso per modelli da tasca, le classiche "cipolle", ma ancora attualissimo per le sue doti di praticità e affidabilità.
Ferrarin Roma-Tokyo 1920, acciaio, cinturino in antilope, manuale,
ref. TC7044AC3PA Euro 1.490,00
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Rende omaggio all’intrepido pilota Arturo Ferrarin, protagonista del primo raid aereo che unì la capitale italiana con quella giapponese, il Ferrarin Roma-Tokyo 1920 con cassa in acciaio, quadrante nero “disassato” e robusto cinturino beige in antilope. Impermeabile fino a 5 atmosfere di pressione e animato dallo storico movimento meccanico a carica manuale Unitas 6497, ha un prezzo pari a 1.490,00 euro.
Il profilo dell’orologio mostra la grande corona personalizzata con il logo TCM posizionata sulla carrure in corrispondenza del 2: in realtà, in virtù del quadrante fuori asse, si trova sopra il 12 come nelle classiche “cipolle” da tasca.
Alquanto scenografico, il fondello in acciaio dell’orologio nasconde il calibro manuale Unitas 6497 ma reca incise la riproduzione del biplano della Regia Aeronautica Italiana Ansaldo S.V.A. 9 impiegato per la storica impresa e la traiettoria di volo, con le tappe effettuate, del raid Roma-Tokyo del 1920. Da notare inoltre la cifra relativa alla numerazione progressiva dell’esemplare.
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