Foto di Richard Mille

Per l’RM 50-03 Tourbillon Split Seconds Chronograph Ultralight Mclaren F1 di Richard Mille progettato, come dichiara la denominazione, in partnership con il team di F1 Mclaren-Honda.

Presentato con grande orgoglio ed entusiasmo allo scorso Salon International de la Haute Horlogerie di Ginevra, l’RM 50-03 Tourbillon Split Seconds Chronograph Ultralight McLaren F1 è l’ultimo, in ordine di tempo, fra i segnatempo dedicati da Richard Mille all’automobilismo nonché il primo di una collaborazione che vedrà insieme per i prossimi 10 anni la prestigiosa Maison orologiera indipendente di Les Breuleux, fondata dall’imprenditore francese all’alba del nuovo millennio, e la storica scuderia di Formula 1, con sede a Working e in pista da oltre 50 anni.

Appassionato e sostenitore di lunga data dell’universo motoristico, al quale ricorre sovente come fonte di ispirazione per le soluzioni e i materiali da applicare alle sue eccezionali creazioni, Richard Mille condivide con il mondo della Formula 1 valori base come la continua ricerca tecnica, la tecnologia innovativa, il design d’avanguardia; ha inoltre un particolare legame “sentimentale” con McLaren in quanto la prima corsa automobilistica alla quale ha assistito da ragazzo, accompagnato da suo padre, è stato il Grand Prix de Monaco del 1966 vinto dal Team britannico al suo debutto.

In questo caso, l’eccezionalità tecnica che dal mondo della Formula 1 viene trasferita all’orologeria risiede oltre che nel movimento, che unisce al tourbillon la funzione cronografica rattrapante, nella leggerezza del segnatempo che pesa meno di 40 grammi, cinturino compreso.

Per la cassa tonneau di questo preziosissimo “million dollar chronograph”, un’edizione limitata a 75 esemplari disponibile esclusivamente nelle boutique Richard Mille, sono stati dunque impiegati materiali non solo altamente tecnologici come il titanio grado 5 e il Carbonio TPT™ dalle scenografiche venature ondulate, ma anche avanguardistici come il grafene – ed è una prima mondiale in campo orologiero -, un nanomateriale 6 volte più leggero ma 200 volte più resistente dell’acciaio la cui “scoperta” risale al 2004 e si deve ai fisici Andrej Gejm e Konstantin Novoselov dell’Università di Manchester; una scoperta straordinaria che nel 2010 è valsa loro il Premio Nobel per la Fisica.

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