Ricercato da appassionati e collezionisti al punto di diventare uno degli orologi di cui più si è parlato nell’anno che sta per concludersi, l’ultimo nato della famiglia GMT-Master II rappresenta anche il punto di arrivo di un percorso affascinante – e tipicamente Rolex – che è iniziato oltre sessant’anni fa. Tra piccoli e grandi cambiamenti estetici, in un crescendo di miglioramenti tecnici che, se non spiegano del tutto il successo dell’orologio, certamente ne indicano una ragione convincente.

Oggi dire “GMT-Master II” suggerisce scenari che hanno poco a che fare con la storia esemplare di questo orologio e molto di più con logiche commerciali, liste d’attesa e listini impazziti; moltissimo con l’idea di un oggetto di culto, desiderato da un numero non ben precisato di appassionati e collezionisti, ma proprio per questo difficile da trovare. Una situazione nota e tutt’altro che inedita, in orologeria come in altri campi; e se non è facile comprenderne, o semplice- mente descriverne, le complesse dinamiche di mercato, certo è che ad accomunare simili “introvabili” – per lo più modelli sportivi in acciaio – ci sono quasi sempre contenuti importanti, tali da costituire un solido sub- strato al successo dell’oggetto, una sorta di oggettiva legittimazione.
E nel caso dell’Oyster GMT-Master – data di nascita 1955 – i contenuti non mancano davvero. Ad iniziare dalla sua vocazione cosmopolita e dal suo ruolo di testimone dello sviluppo dei voli intercontinentali della seconda metà del 20° secolo in qualità di orologio ufficiale della Pan American World Airways – nota come Pan Am -, all’epoca la più importante compagnia intercontinentale statunitense. A suggellare l’accordo il volo di un esemplare GMT-Master al polso del capitano del Jet Clipper sulla rotta New York-Mosca nel 1959, la prima senza scali! Da qui a diventare il simbolo dell’orologio-strumento per viaggiatori, con la sua pratica funzione di indicazione di due fusi orari contemporaneamente, il passo fu breve. Ancora una volta Rolex aveva centrato un grande obiettivo e aveva trovato il modo più efficace per comunicarlo – come era stato alla fine degli anni ’20 con lo spettacolare lancio della cassa oyster, giustamente celebrata come la più grande invenzione orologiera del 20° secolo -; e ancora una volta ne ha accompagnato le sorti future con un costante aggiornamento tecnico. Una tappa molto importante, in proposito, è rappresentata dal 1982. In quell’anno venne infatti introdotto un nuovo calibro, grazie al quale era possibile regolare la lancetta delle ore indipendentemente da quella dei minuti e dalla lancetta 24 ore: il cambio di fuso orario diventava molto più semplice e, a segnare con decisione questa evoluzione tecnica, il nome dell’orologio diventava GMT- Master II.
Per arrivare ad un cambiamento analogo dobbiamo fare un salto fino al 2018, con l’introduzione del calibro di nuova generazione 3285. Ma prima di questa data c’erano stati altri cambiamenti solo apparentemente secondari (per chi ha un po’ di familiarità con il variegato universo del collezionismo, è noto come una semplice scritta di colore diverso sul quadrante può cambiare per sempre le sorti di un orologio, scatenando la caccia all’esemplare raro). Risale infatti al 2005 un’importante evoluzione nell’estetica dell’orologio, strettamente legata alle nuove tendenze relative ai materiali: era il 50° anniversario dalla nascita del GMT-Master e la Rolex sostituì la sua ghiera in alluminio con la nuova lunetta con disco “Cerachrom” …

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