Se dici Oyster dici Rolex!
Dietro questa parola coniata nel lontano 1926, infatti, si possono rintracciare storie e progetti, mescolati con una precisa filosofia di prodotto e di comunicazione, e ancora requisiti tecnici, design, ricerca dell’eccellenza: insomma tutto, o quasi, il mondo Rolex, così come si è sviluppato nel corso degli ultimi novanta anni, proprio a partire dal suo lancio spettacolare e “mediatico”, quando fu indossato dalla nuotatrice Mercedes Gleitze nella sua traversata a nuoto della Manica, con tanto di annuncio a tutta pagina sul quotidiano britannico Daily Mail.

Allora Hans Wilsdorf, il fondatore di Rolex, definì il modello Oyster come “la più importante invenzione di questi ultimi anni in materia di orologi”: naturalmente si riferiva all’impermeabilità della cassa, dal momento che sul tema della precisione aveva già dimostrato che un orologio da polso poteva tranquillamente eguagliare un orologio da tasca, o addirittura i leggendari cronometri da marina!

Era successo nel 1910 e poi di nuovo nel 1914, quando, tra lo scetticismo e la sorpresa di quanti ritenevano i nuovi segnatempo da polso troppo piccoli e delicati per poter aspirare a elevati standard di precisione e di regolarità di marcia, ottenne un certificato di cronometria di Classe A dall’Osservatorio di Kew in Gran Bretagna, all’epoca l’ente di certificazione più importante.

Il secondo obiettivo, dunque, arrivò nel 1926: Hans Wilsdorf ne era così orgoglioso da considerarlo come “la soluzione ideale a un problema che ha dato filo da torcere al mondo intero da quando gli orologi si indossano al polso” e da prevedere “che l’Oyster renderà popolare tra gli uomini l’uso degli orologi da polso”.

Grazie alla nuova cassa perfettamente ermetica, infatti, il movimento risultava protetto dall’acqua ma anche dalla polvere, due elementi ugualmente dannosi per i delicati ingranaggi di un orologio meccanico e causa principale dell’irregolarità di marcia.

Oltre a questi aspetti “funzionali”, la nuova cassa Oyster si presentava anche esteticamente molto ben riuscita, e questo elemento non era affatto secondario, considerando la visibilità di un orologio da polso rispetto ai suoi antenati da tasca.

A completare questo percorso straordinario dell’Oyster arrivò, a partire dal 1931, la carica automatica: grazie al rotore “Perpetual” l’orologio si ricaricava quando era indossato con il semplice movimento del polso permettendo così di evitare l’operazione di svitare la corona per effettuare la ricarica del movimento penalizzando la perfetta ermeticità della cassa.

Era nato, dunque, il Rolex Oyster Perpetual, l’archetipo dell’orologio moderno, “l’orologio che ha cambiato tutti gli orologi”, per dirla con le parole utilizzate dalla Rolex nella sua comunicazione.

Da allora – in particolare dal 1945, quarantesimo anniversario della fondazione della Casa -, all’interno della collezione Rolex l’Oyster Perpetual è stato il punto di partenza verso una famiglia versatile e completa di orologi: da quelli più eleganti e con calendario, come il Datejust e il Day-Date, ai cosiddetti “professionali”, dedicati a specifiche attività, quali l’Explorer, il Submariner, il GMT-Master, lo Yacht-Master, il Cosmograph Daytona.

E nel suo essere un punto di partenza è stato, e continua a essere, anche un punto di riferimento ideale, l’accesso privilegiato al mondo Rolex.

In questo carattere risiede, probabilmente, una delle ragioni più importanti del successo del Rolex Oyster; subito dopo viene la straordinaria versatilità della linea, che al momento annovera modelli in cinque diametri – 26, 31, 34, 36 e 39 millimetri -, con quadranti in diverse tonalità e con tre diversi movimenti meccanici a carica automatica interamente sviluppati e prodotti da Rolex.

Quest’ultimo elemento ci fornisce l’opportunità di sottolineare come i risultati della ricerca di Rolex nei diversi settori e all’interno di ciascuna famiglia di modelli – sia quella riguardante i movimenti, sia la ricerca sui materiali, sia quella sulla costruzione degli elementi strutturali della cassa – vengano applicati all’intera collezione che, in questo modo, conosce un costante “aggiornamento” tecnico e una continua evoluzione.

I movimenti utilizzati nella linea Oyster Perpetual, dunque, sono il calibro 3132, versione da 39 millimetri; 3130, versioni da 36 e 34 millimetri; 2231, versioni da 31 e 26 millimetri.

Nei calibri 3132 e 3130 l’organo regolatore è dotato di spirale Parachrom blu: una lega esclusiva di niobio e zirconio, brevettata da Rolex, insensibile alle variazioni magnetiche e capace di mantenere un’elevata stabilità sia riguardo agli sbalzi di temperatura che in caso di urto.

Altre caratteristiche dei movimenti citati sono rappresentate dal bilanciere di grandi dimensioni a inerzia variabile con taratura di alta precisione mediante quattro dadi Microstella in oro e ponte del bilanciere passante, una frequenza di 28.800 alternanze orarie, 31 rubini e 48 ore di riserva di carica; naturalmente la carica è di tipo bidirezionale con rotore Perpetual.

Sia il calibro 3132 che il 3130 offrono le indicazioni di ore, minuti e secondi centrali, con funzione di arresto dei secondi per una regolazione precisa dell’ora.

Ha le stesse funzioni il calibro 2231, anch’esso a carica automatica bidirezionale con rotore Perpetual, bilanciere a inerzia variabile che lavora a 28.800 alternanze orarie, con taratura di alta precisione mediante due dadi Microstella in oro, ponte del bilanciere passante, funzione di arresto dei secondi, 31 rubini e circa 48 ore di riserva di carica.

Per tutti questi movimenti, infine, vale la certificazione di Cronometro Superlativo ridefinita da Rolex nel 2015 e ora estesa all’intera collezione. Come abbiamo già altre volte spiegato, si tratta di una certificazione propria del Marchio, che si aggiunge alla certificazione cronometrica del COSC, che prende in esame l’orologio finito, dopo l’incassaggio, garantendone le prestazioni a livello di precisione, impermeabilità, carica automatica e autonomia.

Il parametro di precisione, tanto per fare un esempio, è nell’ordine di -2/+2 secondi al giorno, ossia più di due volte superiore a quella richiesta a un Cronometro ufficiale. Un altissimo standard qualitativo, insomma, con una importante garanzia internazionale di 5 anni.

Tutti i modelli Oyster Perpetual sono realizzati in acciaio 904L, con finitura satinata, lunetta bombata, vetro zaffiro e fondello a vite con scanalature Rolex; l’impostazione tipica della cassa Oyster, con carrure monoblocco, fondello a vite e corona a vite con sistema di doppia impermeabilizzazione Twinlock, garantisce l’orologio per un’impermeabilità fino a 100 metri. Naturalmente anche il bracciale è di tipo Oyster, formato da tre file di maglie massicce in acciaio 904L, con finitura satinata e lucida sui lati, fermaglio Oysterclasp con chiusura pieghevole.

Come dicevamo, la straordinarietà della linea Oyster Perpetual risiede nella sua versatilità e nell’ampiezza della gamma: due elementi che si saldano su caratteristiche tecniche che, come abbiamo visto fino a ora, non solo sono comuni a tutti i modelli della linea – da quello più grande, con cassa di 39 millimetri, al piccolo da 26 millimetri -, ma sono condivise con il resto della produzione Rolex.

A parità di livello qualitativo e anche di design, dunque, la scelta si concentra sul diametro della cassa e, in definitiva, sul colore del quadrante. Le opzioni sono numerose e derivano da un completo rinnovamento della gamma iniziato nel 2014 e portato a termine lo scorso anno: si va dal colore rhodium scuro allo champagne, entrambi con ore decalcate blu, al verde oliva, al grigio chiaro, al blu, al red grape, tutti con finitura soleil.

La tonalità red grape è disponibile sui modelli di ogni misura, dai 26 ai 39 millimetri.

Per tutti i quadranti gli indici delle ore, nei modelli di 31 millimetri si tratta di numeri romani, e le lancette sono in oro bianco a 18 carati, in parte trattati con materiale luminescente per una migliore visibilità in ogni condizione di luce; eventualmente anche sott’acqua, considerando l’elevata impermeabilità della cassa Oyster.