A partire dal primo esemplare impermeabile del 1926, i modelli della maison ginevrina hanno introdotto numerose innovazioni tecnologiche e scandito le tappe dell’esplorazione oceanica diventando un punto di riferimento per l’intero comparto dell’orologeria subacquea.

di Laura Murgia

Nel 1914, anno in cui a uno dei suoi segnatempo fu conferito il certificato di precisione di classe A dell’Osservatorio di Kew, il riconoscimento cronometrico più prestigioso dell’epoca, Hans Wilsdorf era già concentrato sul tema dell’impermeabilità tanto da scrivere “dobbiamo riuscire a creare un orologio impermeabile” e da definire la polvere “il nostro nemico più grande”. Otto anni dopo, nel 1922, fu presentato il Submarine, primo tentativo di orologio resistente alla polvere e all’acqua di Rolex, con una seconda cassa esterna che proteggeva il corpo principale. Una soluzione rivelatasi scomoda poiché quest’ultima andava aperta ogni volta che si doveva accedere alla cassa principale per caricare l’orologio, rendendo inoltre più debole e deteriorabile la guarnizione metallica che ne proteggeva l’apertura. Ma si trattò pur sempre di un’illuminazione intuitiva volta a impedire l’ingresso di polvere o acqua all’interno, seguendo la quale, nel 1926, vide finalmente la luce l’Oyster, primo esemplare da polso impermeabile diventato nel tempo l’archetipo di una serie di modelli leggendari, molti di essi strettamente legati al mondo sottomarino. La sua cassa ermeticamente sigillata grazie a un ingegnoso sistema brevettato di lunetta, fondello e corona di carica, tutti serrati a vite, per la prima volta o riva una protezione ottimale al movimento preservandolo dalla polvere e, naturalmente, dall’acqua. Concepiti per essere avvitati sulla carrure grazie a uno strumento specifico inventato da Rolex, elementi come la lunetta zigrinata e il fondello scanalato oltre a essere funzionali sono ben presto diventati un segno distintivo del modello. E anche se oggi la lunetta dell’Oyster non è più avvitata sulla cassa, in alcune referenze la caratteristica zigrinatura continua a richiamare l’esemplare originale del 1926. “Con l’Oyster” spiegava Hans Wilsdorf “non occorre più togliere l’orologio per lavarsi le mani, per fare il bagno, quando si lavora a contatto con la polvere in un laboratorio o in caso di abbondante sudorazione. Potete tenere il vostro Oyster al polso qualunque cosa accada, non vi abbandonerà mai”. Inoltre, proprio grazie all’Oyster, il fondatore ha avuto la possibilità di esprimere la sua genialità anche in tema di comunicazione quando, perseguendo l’idea vincente di sottoporlo a una prova impegnativa per dimostrarne qualità e resistenza, nel 1927 lo fece indossare alla giovane atleta inglese Mercedes Gleitze durante la traversata a nuoto della Manica. Dopo più di 10 ore trascorse in acqua l’orologio riemerse perfettamente funzionante, e per celebrare l’eccezionale evento Wilsdorf fece pubblicare sulla prima pagina del quotidiano britannico Daily Mail un’inserzione che annunciava la “marcia trionfale del Rolex Oyster nel mondo”. In virtù della sua straordinaria impresa sportiva e della visibilità ottenuta dal segnatempo che l’aveva accompagnata, Mercedes Gleitze può essere di fatto considerata la prima testimonial Rolex!
Da quel momento in poi il mondo diventa per la Maison un vero e proprio terreno di prova dove testare le caratteristiche dei suoi orologi anche in condizioni estreme, ed è così che negli anni Cinquanta venne sviluppato il concetto di orologio-strumento “Professionale”, con funzioni dedicate ad attività specifiche. L’avvento dell’immersione con autorespiratori e l’esplorazione oceanica, per esempio, ispirarono quello che nel tempo sarebbe diventato il modello più iconico della Casa, l’Oyster Perpetual Submariner. Nato nel 1953, al momento del lancio era il primo orologio da polso garantito impermeabile no a 100 metri (che diventarono 200 lo stesso anno) e grazie alla lunetta girevole graduata per leggere i tempi di immersione e di decompressione è ben presto divenuto l’archetipo delle future generazioni di orologi subacquei. Fino a ricomprendere una dimensione più ampia che, superando il contesto tecnico/sportivo e la sua vocazione sottomarina, ne ha fatto senza dubbio l’orologio simbolo della gamma Rolex, un classico intramontabile della collezione Oyster indossato dalle personalità più in ufluenti.
In quegli anni il Marchio ginevrino continua ad associare i suoi segnatempo alle più grandi imprese tra le quali ricordiamo la collaborazione con gli svizzeri Auguste Piccard, fisico e inventore del batiscafo, e suo figlio Jacques, ingegnere e oceanografo. Nel 1960, nell’Oceano Pacifico, al largo dell’isola di Guam, il batiscafo Trieste, pilotato da Jacques e dal luogotenente della Marina americana Don Walsh, raggiunse il punto più profondo degli oceani nella Fossa delle Marianne, 10.916 metri, in una storica immersione durante la quale …

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