Quando venne lanciato sul mercato Quartz Astron fece scalpore indicando una possibile via all’avanzamento tecnologico. Oggi la casa di Tokyo lo celebra con una serie inedita della collezione Astron GPS Solar, alla quale appartiene anche un esemplare in edizione limitata.

Tra i numerosi brand che nel 2019 hanno raggiunto un traguardo importante va annoverato Seiko, marchio nipponico cui si deve l’introduzione, esattamente 50 anni fa, del primo orologio animato da movimento al quarzo: Quartz Astron. L’azienda si era concentrata sullo sviluppo della nuova tecnologia fin dal 1950, basandosi sulle ricerche di Jacques e Pierre Curie relative alla piezoelettricità (1880) – vale a dire la proprietà che alcuni cristalli come il quarzo possiedono di generare una differenza di potenziale elettrico in conseguenza delle variazioni di pressione cui vengono sottoposti – e sugli studi condotti dall’ingegnere delle telecomunicazioni Warren Marrison presso i Bell Telephone Laboratories (organizzazione di ricerca costituita nel 1925 come sussidiaria dell’AT&T, American Telephone and Telegraph) allo scopo di determinare con precisione la frequenza delle vibrazioni contando il numero di quelle prodotte da un cristallo di quarzo in un circuito elettrico, in un tempo determinato. Studi che, nel 1927, diedero vita a un prototipo impossibile da indossare al polso a causa delle dimensioni e del consumo di energia, ma a tutti gli effetti identificabile come il primo orologio al quarzo.
Nel 1959, in un momento in cui anche altre grandi Case si orientavano verso l’utilizzo dei circuiti elettronici, in particolare con i primi esemplari a diapason, venne istituito un team a Suwa Seikosha, oggi noto come Seiko Epson, una delle società orologiere del gruppo Seiko, che iniziò a lavorare sulla miniaturizzazione dell’oscillatore di cristallo al quarzo cambiandone la forma dalla sagoma di una bacchetta a quella simile a un diapason. Con una batteria di 1,5 volt capace di generare alte vibrazioni e di resistere alle variazioni di temperatura e agli shock. Il problema degli shock fu affrontato attraverso un sistema di sospensione dell’oscillatore in una capsula vacuum e un condensatore termo variabile che compensava le fluttuazioni di temperatura. Per il risparmio energetico si optò per un IC (Integrated Circuit), circuito integrato che funzionava a bassa energia di 2 milliwatts, pari a un terzo o un quarto dell’assorbimento degli IC di quel tempo, realizzando internamente un C-MOS IC (Complementary Metal Oxide Semiconductor). Rimaneva il nodo di come tradurre il segnale elettrico nel movimento rotatorio delle lancette, soprattutto in una misura ridotta di 30 millimetri di diametro, 5,3 milli- metri di spessore e 3,74 centimetri cubi di volume qual era la struttura meccanica del primo orologio al quarzo …

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