Risale infatti al 1965 il primo orologio subacqueo di Seiko, seguito a breve distanza da esemplari sempre più affidabili e performanti, che sono diventati la base
di un profondo know-how tecnico costruito dalla casa giapponese con i principi utilizzati da sempre nei suoi diversi campi di attività: ricerca della qualità, impegno e rigore costruttivo.

di Anna Rita Romani

Entrare nella storia dell’orologeria subacquea richiede qualcosa in più rispetto alle normali competenze necessarie alla realizzazione di un segnatempo, per quanto accurato esso sia. E non solo perché la s da alle profondità marine presuppone condizioni ambientali specifiche, ma soprattutto perché, sott’acqua, l’orologio diventa un autentico strumento, necessario per il controllo del tempo in immersione (almeno per chi decide di servirsi di un orologio, essendo oggi disponibili strumenti altamente sofisticati, di fatto dei computer subacquei capaci di calcolare tempi, profondità, algoritmi di decompressione e così via). Non è un caso se esiste in proposito uno standard di riferimento, definito ISO 6425, che stabilisce le caratteristiche tecniche minime che un orologio deve avere per potersi definire subacqueo professionale: oltre alla dotazione di un dispositivo di rilevazione dei tempi di immersione, la garanzia della visibilità ad almeno 25 centimetri di distanza delle indicazioni principali del quadrante, la garanzia di amagneticità per cassa e movimento, la resistenza agli urti, all’acqua salata e naturalmente alla pressione dell’acqua; ed ancora, un preciso standard di affidabilità che riguarda ogni sua parte, ovvero la cassa, il vetro, la corona, i pulsanti, il cinturino e così via. La norma ISO 6425 stabilisce non solo le caratteristiche degli orologi, ma anche le modalità per eseguire i test (la pressione durante il test, per esempio, è superiore del 25% a quella dichiarata: ciò significa che un orologio garantito per 10 atmosfere è stato testato a 12,5 atmosfere). Sebbene non si tratti di una certificazione in senso stretto, ma di una dichiarazione di conformità rilasciata dal costruttore, lo standard ISO rappresenta un punto di riferimento per il costruttore, ma soprattutto per il consumatore finale, desideroso di vivere in assoluta sicurezza le sue avventure in mare. Al di là e insieme a queste regole, però, ciò che conta davvero è la legittimazione del brand: motivo per il quale l’orologeria subacquea ha i suoi miti e i suoi punti fermi, diventati tali non per il colore di un quadrante o la forma particolare di una lunetta, ma per una serie di caratteristiche specifiche, che possiamo riassumere in robustezza, prestazioni e affidabilità.
La Casa giapponese Seiko è uno di questi brand, titolare di una tradizione costruita con impegno e tenacia a partire dalla metà del ventesimo secolo, come sappiamo l’epoca di riferimento per la nascita dei primi orologi subacquei, nella vicina Svizzera ma anche nel lontano Oriente. Sviluppi paralleli, dunque, che solo una storiografia a superficiale ha voluto mettere in una contrapposizione diversa da quella di una normale dinamica di concorrenza tra aziende diverse, e alla quale oggi possiamo guardare con assoluta libertà e senza pregiudizi, lasciando la “parola” agli orologi, nei quali confluiscono anni di ricerche e progetti impegnativi. Ad offrircene l’occasione una speciale trilogia Prospex – nome che nelle collezioni di Seiko rappresenta il top in tema di orologi concepiti per lo sport e le sfide più impegnative – che riproduce altrettanti modelli appartenenti al primo decennio della produzione diver della Casa di Tokyo.
Il primo di questi orologi fu presentato esattamente 55 anni fa, nel 1965. Era dotato di
una cassa in acciaio impermeabile fino a 150 metri, con un sistema di doppia impermeabilizzazione della corona, dotato di ghiera graduata e di movimento automatico con indicazione dei secondi centrali e della data. Non era solo il primo orologio subacqueo di Seiko, ma anche il primo orologio di questa tipologia realizzato in Giappone, destinato negli anni immediatamente seguenti ad accompagnare l’ottava spedizione scienti ca giapponese in Antartide (1966-1969). Ma mentre l’orologio svolgeva il compito impegnativo che gli era stato assegnato, gli ingegneri di Seiko già si erano messi al lavoro per ottimizzare e possibilmente migliorare quanto era già stato fatto, secondo una filosofia ereditata dal fondatore Kintaro Hattori, appena ventiduenne quando aprì il suo negozio per la vendita e la riparazione di orologi nel quartiere di Ginza, a Tokyo (1881), da cui …

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