Gli anni Settanta furono un momento di grandi cambiamenti nel settore dell’orologeria, e fu proprio in questo periodo che si affermò un’idea assolutamente rivoluzionaria: il concetto di orologio di lusso in acciaio.

di Laura Murgia e Silvana Murgia

Quello che va dalla fine anni degli Sessanta fino al 1975 circa è stato un periodo di grandi stravolgimenti per l’industria delle lancette, non solo per l’avvento del quarzo e il relativo declino di numerose fabbriche con la scomparsa di alcuni marchi, ma anche per la crescita dei gruppi industriali che si sarebbe pienamente concretizzata negli anni Ottanta. La tecnologia al quarzo proveniente dall’Oriente, che coincise con la crisi energetica mondiale, sembrò mettere in serio pericolo la tradizione meccanica e l’intero comparto orologiero svizzero. Gli economici orologi giapponesi, ai quali si aggiunsero immediatamente anche gli americani con i loro modelli digitali, assestarono un duro colpo al settore. Fino al 1969 la Svizzera deteneva infatti il 90% del mercato mondiale dell’orologeria, ma la svolta imposta dalla travolgente novità tecnologica fu tale che negli anni di crisi si calcola siano stati persi circa 60 mila posti di lavoro. L’era dell’orologeria meccanica sembrava dunque finita, eppure è proprio in quel periodo particolarmente travagliato che – come spesso accade – furono messe in campo le migliori menti e le migliori capacità industriali per dare vita ad alcune innovazioni rivelatesi in seguito fondamentali, sia nel design che nella ricerca tecnologica. Basti pensare, ri- guardo quest’ultima, alla rivoluzione rap- presentata dai movimenti ad alta frequenza, oggetto di studio già sul finire degli anni Sessanta. Furono i tecnici Zenith a “spuntarla” su tutti dando vita al calibro El Primero, un movimento automatico a 36.000 alternanze orarie che consentivano una precisione cronografica al decimo di secondo Presentato il 10 gennaio del 1969, con i primi modelli disponibili al pubblico nell’ottobre dello stesso anno, il segnatempo si apprestava a inaugurare il decennio degli anni Settanta non immaginando, probabilmente, che quello sarebbe stato il periodo più complicato per l’orologeria svizzera e per la tradizione meccanica tout court. E anche le sue vicissitudini furo- no profondamente segnate dalla crisi del settore seguita alla rivoluzione elettronica, tanto che solo nella metà degli anni Ottanta sarebbe tornato in produzione ottenendo final- mente la definitiva e meritata affermazione su scala mondiale.
La tecnologia dell’alta frequenza delineò all’epoca un percorso impor- tantissimo tracciando la via per il fu- turo sviluppo dell’orologeria meccanica – e di quella cronografica in particolare – e lo stesso accadde per l’abbigliamento degli orologi con un cambiamento altrettanto considerevole in tema di stile e di scelte estetiche. Una sterzata imprevedibile e a tratti dirompente la cui eredità è più che mai viva nelle collezioni odierne delle maggiori Maison elvetiche, dove quello straordinario e fecondo periodo creativo trova ancora uno spazio importante. In quel decennio complicato sotto tanti punti di vista videro infatti la luce alcune tra le più significative “icone” dell’orologeria moderna, molte delle quali devono la propria nascita alla mente geniale e innovativa di Gérald Genta, il più grande designer e simbolo in- discusso dell’orologeria moderna, già collaboratore negli anni Sessanta di diverse Maison elvetiche. Tra queste Universal Genève – per la quale aveva disegnato il Pole- router – e Omega, dove fu messo sotto contratto dal 1960 al 1965 e dove si occupò di alcune referenze delle collezioni Constellation e Seamaster.
Se nel dopoguerra e negli anni a seguire l’estetica dei segnatempo aveva scelto una linea decisamente confortevole, con casse in oro di misura ridotta perlopiù di forma tonda, vetri bombati e cinturini in pelle, negli anni Settanta l’estro affidato alla matita di Genta anticipò il futuro catapultando l’orologeria in una dimensione così lontana di cui sarebbe stato impossibile, ai tempi, prevedere gli incredibili sviluppi. Questa rivoluzione estetica risuonò all’epoca come un vero e proprio rovesciamento dei canoni stilistici fino allora imperanti, e fu dovuta in particolare al fatto che l’eclettico designer optò per linee poco convenzionali, con casse ….

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