Foto di Dario Tassa

Il movimento tanto atteso per un orologio destinato a diventare il termine di paragone della categoria degli orologi sportivi di lusso: per chi vi scrive un sogno finalmente realizzato.

Quando vi ho parlato di suo fratello, il Finissimo Solo Tempo BVL 128 (vedi OROLOGI n. 285, gennaio/febbraio 2015), già pensavo a lui, l’automatico: mi pareva evidente che si trattasse solo di una questione di tempo.

Ed eccolo qui, il vero re, per me, della scorsa Baselworld. Ho parlato con voi di ogni genere di orologio, dal più semplice al più complicato ed esclusivo, e alla fine sono arrivato a parlarvi del mio vero oggetto del desiderio: un automatico extrapiatto in titanio. In realtà devo trattare unicamente del movimento, ma è impossibile non parlarvi, almeno in poche righe, del suo primo naturale destinatario: l’Octo Finissimo.

Visto dal fondello, sembra che il movimento sia integrato nella cassa dell’orologio, non un anello, non un cambiamento di piano: sembra addirittura che si siano dimenticati il vetro. Il movimento viene a contatto con il polso quasi dovesse entrare in sintonia con le vostre pulsazioni e accordarsi con quelle.

E poi il titanio, puro, essenziale, di una leggerezza quasi esotica. Continuo a domandarmi il perché non venga utilizzato in modo molto più massivo dalle Maison più blasonate. D’estate, con il caldo, da anni non riesco a sopportare nient’altro.

2,23 x 36 millimetri il movimento, 5,15 x 40 millimetri la cassa: il vestito minimo indispensabile per portare con sé in ogni situazione e con ogni tempo il tesoro che ora vi spiego.

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