Foto di Dario Tassa

L’ispirazione di elegante raffinatezza di Chanel è quella di sempre, non poteva essere diversamente, ma la declinazione appare effettivamente inedita e diversa solo a osservatori davvero attenti e raffinati.

Certo orologi ti parlano, anzi sussurrano, meglio ancora bisbigliano. Devi fermarti a guardarli e avvicinarli all’orecchio: allora senti la loro voce. Che non è certo l’usuale tic-tac.
Distinguerli da quelli che urlano non è facilissimo, perché sono soliti passare inosservati. E non fanno nulla per attirare l’attenzione. Cercano esclusivamente un pubblico raffinato, sordo alle lusinghe dell’apparenza facile e scontata.

Ho visto in anteprima il calibro 3 a casa sua, in Svizzera a La Chaux-de-Fonds, dove è nato. Sarà per la cornice immacolata di neve del paesaggio incantato che si vedeva dalle finestre o per la sensazione di quiete che la neve sempre infonde, ma ho subito percepito chiaramente la sua voce.
Era un invito a fermarsi e osservare in profondità, un invito a cogliere sfumature e segreti.

E’ curioso, mi sono detto appena l’ho visto, che il calibro 3 si collochi nella stessa identica categoria del suo fratello maggiore, il calibro 2, vale a dire tra i solo tempo scheletrati a carica manuale e che sia stato fatto indossare dalla stessa modella – pardon, cassa – rettangolare/ottagonale, che pure rappresenta la quintessenza del marchio. La prima sensazione di déjà-vu è stata rincarata dalla forma particolare dei ponti, curvilinei, come ricordavo nel Camelia. Ma, questione di pochi istanti, ho sentito la sua voce che mi ha richiamato a fare attenzione, ad ascoltare: insomma a capire.

Nel frattempo mi veniva spiegato che i designer di Parigi stabiliscono gli input che in Svizzera, dove vengono progettati, affinati e prodotti movimenti e casse, devono industriarsi a realizzare. Bel modo di definire l’obbedienza assoluta, direte.

Vuoi continuare a leggere l’articolo TECNICA: CHANEL CALIBRO 3?Abbonati a Orologi.it!
ACQUISTA ONLINE LA TUA COPIA DIGITALE DELLA RIVISTA