Quando Hans Wilsdorf decise di registrare un nuovo brand, “the Tudor”, al quale affidare orologi precisi come i Rolex – marchio da lui fondato nel 1906 – ma più contenuti nel prezzo: oggi, dopo quasi 100 anni, tudor dedica a tale evento una nuova collezione con la quale celebrare il suo esordio nel mondo dell’orologeria.

Prezzo accessibile, design elegante e tecnica di qualità, questi i cardini sui quali si snoda la filosofia Tudor, sia per quanto riguarda la linea maschile sia per quanto concerne quella femminile. Linee che oltretutto spesso coincidono: sono svariate infatti le collezioni che, andando oltre il concetto di genere, sono disponibili in una vasta gamma di misure e dunque adattabili ai polsi più sottili così come a quelli più robusti ma mantenendo lo stesso design. È questo il caso della collezione 1926 che partendo da un diametro di 28 millimetri raggiunge in 4 tappe complessive i 41 millimetri senza perdere l’eleganza discreta e sofisticata che coniuga elementi di stampo classico, dei veri e propri codici vintage, con lo stile contemporaneo. A rendere omaggio alla tradizione e alla storia della Casa si comincia dal nome, con il numero che rimanda all’anno di fondazione da parte di Hans Wilsdorf, orologiaio-imprenditore tedesco che si forma in Svizzera, a La Chaux-de-Fonds, alla fine dell’800 e che nei primi anni del XX secolo dà vita, a Londra, a una società che allo scoppio della Grande Guerra si trasferirà in Svizzera e diventerà celeberrima come Rolex: e il suo intento con la nuova impresa, ribattezzata Montres Tudor SA nel 1946, sarà quello di realizzare orologi della stessa qualità degli acclamati Rolex ma a un prezzo più contenuto. Una strategia che si rivelerà vincente negli anni, concentrando la produzione su orologi robusti e affidabili, nonché raffinati, fino al “salto di qualità” del 2015 con il primo movimento meccanico prodotto in-house, il calibro MT5621 ospitato dal modello North Flag – un nome che rimanda alla gloriosa spedizione scientifica britannica in Groenlandia del 1952 quando ogni membro dell’equipaggio fu dotato di un Tudor Oyster Prince… -.Ma torniamo alla collezione 1926 che, grazie alla capacità di cogliere l’essenza dello spirito della Casa, entra di diritto a far parte delle linee più emblematiche di Tudor, vale a dire la Heritage, la Pelagos, la già citata North Flag e soprattutto la serie subacquea Black Bay. Impermeabile fino a 10 atmosfere di pressione, la cassa come abbiamo detto è disponibile in 4 misure, 41, 39, 36 e 28 millimetri, ed è completamente in acciaio a finitura lucida oppure in tonalità “bicolor” in virtù della lunetta sottile e inclinata in oro rosa 4N. Acciaio lucido per le anse snelle e allungate e per la corona a vite, piccola e scannellata sul bordo, mentre la superficie superiore mostra in rilievo lo scudo simbolo della Casa. Acciaio o acciaio e oro rosa anche per il tipico bracciale integrato, tra i codici identificativi Tudor fin dagli esordi in quanto non è mai stato considerato un accessorio ma sempre parte integrante del design; si tratta di una solida e al contempo flessibile ed ergonomica maglia metallica, pensata specificamente per questa collezione, formata da ben 7 file di elementi verticali, con quelli esterni satinati e quelli centrali lucidi, e chiusa da una fibbia pieghevole con fermaglio di sicurezza. Grande possibilità di scelta anche per quanto concerne il quadrante – protetto come di consueto da un vetro zaffiro antiriflesso – che può essere argentato con dettagli in oro rosa, opalino con dettagli blu o nero con dettagli rodiati per la versione tutta acciaio; argentato o nero con dettagli in entrambi i casi in oro rosa per quella bicolore. Il suo andamento lievemente bombato asseconda il carattere vintage di questo orologio, alla stregua del fitto decoro in rilievo che rimanda al design delle origini; decoro che occupa tutto il fondo a esclusione del binario periferico sul quale poggia la minuteria creando un bel contrasto. Al centro spiccano le lancette in oro rosa, blu o rodiate, quelle a gladio di ore e minuti e quella filiforme dei secondi; allo stesso modo in grande evidenza risaltano le cifre arabe pari applicate mentre per quanto riguarda i numeri dispari vengono sostituiti da 6 indici triangolari sfaccettati a forma di freccia o, nelle varianti più preziose, da 6 diamanti. In ogni caso, a fianco del 3 si colloca il datario a finestrella, sotto il 12 il logo e la firma della Casa e sopra il 6 la dicitura “ROTOR SELF-WINDING”, lasciando intendere in tal modo come l’orologio sia animato da un movimento meccanico a carica automatica, movimento che viene celato alla vista dal fondello a vite in acciaio pieno: si tratta del calibro Tudor 2824, sviluppato su base ETA, per i modelli da 41, 39 e 36 millimetri di diametro e del calibro Tudor 2671, sempre su base ETA, per le varianti da 28 millimetri. Per entrambi i movimenti, le caratteristiche principali sono 25 rubini, 28.800 alternanze orarie, pari a 4 Hz, 38 ore circa di riserva di carica; a differenziarli è il diametro: 11 linee e 1/2, pari a 25,60 millimetri, per il primo e 7 linee e 3/4, pari a 17,20 millimetri, per il secondo.

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