Foto di Urwerk

Prende spunto dai celebri Transformer giapponesi la più recente creazione di Urwerk, un orologio con cassa reversibile nato per celebrare i vent’anni dalla fondazione e che apre nuovi scenari creativi per l’avanguardistica Manifattura ginevrina.

Nati in Giappone nella prima metà degli anni Ottanta del secolo scorso come giocattoli, e in seguito protagonisti di vere e proprie saghe sotto forma di cartoni animati, manga, fumetti Marvel, film e videogiochi, i Transformer sono macchine intelligenti capaci di mutare le proprie sembianze quotidiane – come automobili, tir, treni, aerei… – in robot antropomorfi.

E secondo le stesse parole di Martin Frei, Chief Designer Urwerk, è proprio dall’idea di “trasformazione”, tradotta in modo esemplare dai giocattoli giapponesi, che parte il progetto per realizzare un orologio “diverso”, in grado di mutare in qualcos’altro; un orologio che, mantenendo inalterati i principali codici che hanno reso celebre il brand, apra una nuova strada alla creatività e celebri con la dovuta enfasi un momento importante per la Manifattura svizzera.

Balzata agli onori delle cronache orologiere sul finire del Novecento, Urwerk – la cui sede legale è a Ginevra mentre il laboratorio creativo si trova a Zurigo – festeggia infatti quest’anno un considerevole traguardo: le venti primavere trascorse da quando, nel 1997, il Maître Horloger Felix Baumgartner e il già citato Martin Frei – incontratisi qualche tempo prima a Zurigo, nel 1995 – danno vita, con la produzione dei primi segnatempo – l’UR-101 e l’UR-102 -, a quella che viene considerata una delle realtà più significative della “nouvelle vague” dell’orologeria alto di gamma.

Una Manifattura indipendente e rivoluzionaria sia nel design che nella tecnica e che ha fatto del suo know-how avanzato e sofisticatissimo e del suo stile fuori dagli schemi un vero e proprio marchio di fabbrica, basato su una nuova interpretazione visiva della percezione del tempo che esalta i movimenti meccanici degli orologi, tutti altamente spettacolari e con una caratteristica in comune: la complicazione satellitare con ore vaganti, con o senza minuti retrogradi secondo le varie interpretazioni.

Lo scopo è andare oltre gli orizzonti abituali dell’orologeria con una visione avanguardistica, dunque, ma che non ripudia la tradizione. Non per niente la ragione sociale scelta della Manifattura rimanda a un mondo antico, alla città mesopotamica di Ur fondata circa 6.000 anni fa e i cui abitanti, appartenenti alla civiltà sumerica, sono stati i primi a stabilire un’unità di tempo a partire dalle ombre prodotte dal sole. Da sottolineare poi che oltre a rispettare la tradizione, lo stile d’avanguardia coesiste mirabilmente con una sorta di spirito “artigianale” che porta alla realizzazione di appena 150 segnatempo l’anno…

Nella celebrazione del ventesimo anno dalla fondazione, il design futuribile e il savoir-faire altamente specializzato della Manifattura si esprimono al meglio nel nuovo modello presentato al SIHH lo scorso gennaio. L’UR-T8 non è quindi solo un nuovo orologio ma il primo segnatempo “Transformer” – come lascia intendere la “T” della sigla… – di Urwerk, un oggetto che, com’è tipico della “filosofia” della Manifattura, invita a interagire, appellandosi oltre che alla vista anche ai sensi tattili; un orologio che non si indossa semplicemente, ma con il quale si instaura una stretta relazione grazie alla sua cassa reversibile che non emula in alcun modo precedenti illustri nella storia dell’orologeria ma afferma ancora una volta la propria originalità creativa.

È infatti possibile tramite due grandi pulsanti fittamente incisi e collocati sul lato destro della carrure – mentre a sinistra, al centro, è presente la consueta corona sovradimensionata con larga scanalatura, un altro degli elementi identificativi del design Urwerk – sbloccare dal suo supporto la grande cassa “Bicolor” in titanio Grado 5 e titanio annerito oppure con totale rivestimento “All Black” PVD, in entrambi i casi – per questa prima serie – in edizione limitata a 60 esemplari; cassa che, nella tipica forma a scudo, misura 60,23 millimetri di larghezza, 48,35 millimetri di altezza e 20,02 millimetri di spessore, è impermeabile fino a 3 atmosfere di pressione ed è integrata al cinturino nero in alligatore a grandi scaglie fornito di fibbia ad ardiglione in titanio naturale o annerito.

Una volta “liberata” la cassa dal suo supporto è possibile dunque sollevarla e rotearla di 180° sul suo stesso asse in modo che, una volta reinserita e serrata nella sua sede, mostrerà la faccia opposta, una superficie annerita in titanio incisa con un motivo a rombi, trasformandosi in un oggetto misterioso… Tornando invece al lato quadrante, protetto da un cristallo zaffiro sagomato, fa bella mostra di sé il consueto carrousel satellitare: e l’interpretazione della complicazione delle ore vaganti – o vagabonde – con lettura analogica/digitale ricorda quella del modello femminile UR-106 che tramite il calibro automatico UR 6.01 proponeva la suddivisione delle 12 cifre orarie in gruppi di 4 su un carrousel tripartito.

La soluzione adottata, con i moduli delle ore rotanti montati su meccanismi planetari, è infatti simile – il più grande ed elaborato carrousel satellitare proposto da Urwerk -, con i numeri in bianco che di volta in volta scorrono in successione su una scala sessagesimale – in questo caso posta lateralmente mentre nel modello femminile era nella zona inferiore – adagiata su un settore ad arco di 120° – con le cifre in bianco, a esclusione del 60 in rosso -, indicando i minuti tramite una piccola freccia, sempre bianca. A fungere da sfondo al balletto planetario del carrousel annerito, una superficie incisa con pattern in rilievo tipo “tapisserie”, di colore argentato o nero secondo le versioni.

Il movimento automatico di manifattura, con elementi satinati, perlati e diamantati, è il calibro UR 8.01 con bilanciere monometallico – con spirale piana – che “lavora” a una frequenza di 4 Hz, pari a 28.800 alternanze/ora, e bariletto singolo che consente 50 ore di autonomia di marcia e assicura una carica costante e lineare grazie al sistema basato su un rotore unidirezionale connesso a una turbina dorata, evitando in tale modo il pericolo di movimenti improvvisi e violenti della massa oscillante: e si tratta, in questo caso, di un’altra caratteristica tecnica esclusiva di Urwerk.