Ovvero, l’espressione più attuale e compiuta di una manifattura che ha costruito la propria immagine sulla qualità dei suoi orologi, scrivendo pagine importanti nell’evoluzione della tecnica orologiera da oltre 150 anni. Oggi questo grande patrimonio è il punto di partenza per il lancio di proposte innovative e decisamente rivolte al futuro.

di Anna Rita Romani

Che l’universo Defy rappresenti la quintessenza dell’innovazione e l’espressione più moderna e attuale di Zenith, è una realtà particolarmente evidente. A partire dal Defy 21, che tre anni
fa ha magistralmente reinterpretato la tecnica dello storico calibro El Primero, movimento ad altissima frequenza con misurazione dei tempi a 1/100 di secondo; e a seguire con una serie di modelli destinati a racchiudere i risultati più avanzati ed evidenti della ricerca condotta all’interno della manifattura di Le Locle quali il Defy Zero G, con modulo giroscopico Gravity Control ottimizzato e ridimensionato, e il Defy Inventor, con il quale è stato presentato un rivoluzionario oscillatore in silicio monocristallino con specifiche certificazioni riguardanti la resistenza al magnetismo, l’insensibilità termica e la precisione cronometrica.
In quanto espressione contemporanea della tradizione Zenith – un ossimoro capace di spiegare al meglio come l’innovazione poggi qui sulle solidissime basi di un grande patrimonio storico oltre che sulla tecnica orologiera propriamente detta – la collezione Defy rappresenta un’interpretazione a 360 gradi della medesima tradizione: ne racchiude cioè diversi aspetti, compresi quelli relativi alla ricerca sui materiali, e si apre a sua volta verso mondi diversi. Esattamente come è successo quest’anno, dapprima con i modelli Defy della collezione 2020 presentati a gennaio nel corso della LVMH Watch Week di Dubai, e ora con il nuovissimo Defy Ultraviolet.
Partiamo proprio dall’ultimissima novità della collezione, che di fatto arriverà nei negozi all’inizio di giugno, ma che appare particolarmente interessante proprio alla luce di quanto abbiamo appena detto relativamente allo spirito d’avanguardia che caratterizza le ormai numerose espressioni della linea Defy. La sfida dei progettisti Zenith – come non riconoscere, a questo punto, la forza “programmatica” contenuta nel nome della collezione? Defy vuol dire sfida ed è interessante scoprire che questo nome è apparso per la prima volta nel catalogo Zenith addirittura negli anni ’60, abbinato ad una linea di orologi assoluta- mente poliedrica, formata soprattutto da subacquei professionali – si è concentrata questa volta nella colorazione del “gioiello” di famiglia: il calibro El Primero 9004. In pratica, l’attualizzazione del celeberrimo movimento del 1969, al quale è stato dato l’emblematico appellativo di “El Primero del 21° secolo”, poi sintetizzato come “El Primero 21” nel Defy che per primo lo ha ospitato, nel 2017: un movimento crono- grafico con precisione di lettura a 1/100 di secondo che oscilla alla frequenza di ben 50 Hz, con certificato cronometrico COSC e 50 ore circa di riserva di carica, caratteristiche già sufficienti a farne uno dei più interessanti calibri cronografici automatici contemporanei, oggi come 51 anni fa! Ebbene, la novità è appunto la colorazione viola dei ponti, ovviamente a vista mediante la scelta di un quadrante “aperto”, fatta eccezione per i contatori cronografici a ore 3, ore 6 e ore 9, che appaiono invece “pieni” in una colorazione grigia che riprende, oltre alla tonalità della cassa, quella del rehaut sul quale è riportata l’indicazione dei centesimi di secondo e delle zone che indicano la riserva di carica nell’apposito indicatore al di sotto delle ore 12.
Ferma restando la specificità tecnica della scelta applicata al suo iconico movimento da parte della manifattura di Le Locle, il risultato finale è un orologio che disegna un’innegabile avanguardia stilistica, ulteriormente evidenziata dalla scelta di un colore decisamente poco abituale nell’alta orologeria – ma capace di condividere efficacemente con il calibro El Primero il concetto di alta frequenza -, che qui può risaltare anche attraverso il contrasto tra la sua luminosità e il titanio della cassa, che presenta una finitura opaca completamente sabbiata. Dimensioni e caratteristiche strutturali della stessa sono invece quelle che già conosciamo grazie ai modelli Defy precedentemente in collezione, comprese le due recentissime Limited Edition realizzate in partnership con Land Rover e con il produttore disco- grafico Carl Cox: una cassa che misura 44 millimetri di diametro e garantisce un’impermeabilità pari a 10 atmosfere di pressione. È ancora il colore viola ad essere scelto per il cinturino: si tratta in realtà di un inserto su un cinturino in caucciù nero, che riproduce la trama di un tessuto; a sua …

Vuoi leggere l’articolo nella versione integrale?Abbonati a Orologi.it!

ACQUISTA ONLINE LA RIVISTA