Presentato a Volandia, il cortometraggio “La Pilota” racconta l’incredibile storia di Carina Massone Negrone, aviatrice da record e simbolo di coraggio, indipendenza e innovazione.
di Silvana Murgia
Nel 1935 Carina Massone Negrone scrisse una pagina indelebile nella storia dell’aviazione mondiale, stabilendo un record di altitudine, a bordo di un velivolo a pistoni con abitacolo aperto, che ancora oggi non è stato superato. A quasi un secolo da quell’impresa, lo scorso 11 giugno, Tudor ha reso omaggio alla straordinaria aviatrice genovese con la presentazione del documentario “La Pilota: The Daring Story of Marchesa Carina Massone Negrone”, ospitata negli spazi del museo Volandia. Il film ripercorre la vita di una donna che ha saputo sfidare convenzioni sociali e limiti tecnici, lasciando un segno profondo nella storia del volo.
Dai salotti nobiliari alle nuvole
Nobildonna per matrimonio con il marchese Ambrogio Negrone, Carina avrebbe potuto condurre un’esistenza agiata nella Genova degli anni Trenta. Il suo carattere intraprendente, però, la spinse verso passioni considerate insolite per una donna dell’epoca come il nuoto, lo sci, il tennis.

Sportiva e amante delle sfide, nel 1933 iniziò a frequentare un corso di pilotaggio tenuto da un ex pilota militare, diventando la prima donna a ottenere il brevetto di volo rilasciato dalla Reale Unione Nazionale Aeronautica (RUNA). Ottenne, inoltre, il brevetto di terzo grado nel 1936 e di volo a vela femminile italiano nel 1937.

Nel giro di pochi anni collezionò risultati straordinari: nel 1934 raggiunse i 5.544 metri di quota a bordo di un idrovolante e l’anno successivo compì la sua impresa più celebre. Ai comandi di un biplano Caproni Ca.113 bis con cabina aperta, volò fino a 12.043 metri di altitudine, nuovo record mondiale di volo in altitudine femminile, affrontando temperature estreme e la rarefazione dell’ossigeno grazie a un equipaggiamento speciale che prevedeva una giacca riscaldata e una bombola di ossigeno compresso.

Record, avventure e primati internazionali
Dopo la sosta imposta dalla guerra, Carina Massone stabilì altri sette record aeronautici, dimostrando una determinazione e una competenza fuori dal comune. Con l’ultimo, il volo senza scalo da Brescia a Luxor, in Egitto, del 19 giugno 1954, completato in appena 13 ore e 34 minuti a una velocità media di 299 chilometri orari. Risultato che contribuì a consolidare la sua reputazione a livello internazionale e a renderla una delle figure più importanti dell’aviazione italiana del Novecento.

Tudor e l’iconica aviatrice italiana
Il ricordo dell’aviatrice, cui è stata intitolata una piazzetta nella sua città natale,Bogliasco, vive anche grazie a un francobollo commemorativo, realizzato nel 1966, e, soprattutto, nella memoria custodita dalla sua famiglia. Per tutta la vita indossò orologi Tudor, due dei quali sono ancora conservati dai nipoti, Jos Bendinelli e Madalena Negrone: un Heritage Advisor degli anni Cinquanta, celebre per la funzione sveglia meccanica, e un Submariner Mini-Sub, probabilmente scelto per accompagnarla nelle sue attività acquatiche.

Nel documentario, i due segnatempo diventano il filo conduttore di un racconto che si snoda tra immagini d’archivio, fotografie storiche, e le testimonianze degli stessi nipoti e di Claudio Vinciguerra, curatore di Volandia, parco e museo del volo situato a Somma Lombardo, a circa 50 km da Milano. La Pilota restituisce così il ritratto autentico di una donna che ha saputo superare i confini imposti dal proprio tempo, incarnando una straordinaria vitalità e trasformando la passione per il volo in una importante eredità di coraggio e determinazione.





